area 137 | chinese identity

architect: Wang Shu,Lu Wenyu, Amateur Architecture Studio

location: Zhuangtang, Hangzhou, China

year: 2013

Il progetto si colloca all’interno del campus Xiangshan, progettato dallo stesso Wang Shu e dal suo team a Hangzhou. Si tratta di una costruzione pensata per far fronte alla crescente richiesta di alloggi, specialmente da parte di esterni in visita. Il sito si estende nell’area a sud della collina di Xiangshan, lungo il fiume, da oriente verso occidente. L’area edificabile è superiore ai 5.000 metri quadrati, nonostante questo, il volume dell’edificio, in rapporto al sito, potrebbe risultare troppo ingombrante e troppo alto. È infatti complesso gestire il rapporto tra edificio e rilievo collinare, tra gli alberi e lo stesso fiume.
Secondo l’architetto, l’elemento più importante di un progetto è proprio la speciale atmosfera creata dall’edificio sul sito. In questo caso, la natura ha un grande potenziale poetico e un buon edificio dovrebbe riuscire a far emergere la poesia che risiede nella silenziosa interazione tra costruzione e ambiente. La soluzione apparentemente più semplice, sembrerebbe quella di creare un nuovo strato collinare nell’area sud del sito, ma quella zona è a sua volta una collina, rivestita di vecchie formelle riciclate, denominata “Tiles Hill” o collina delle mattonelle.
L’idea per la Tiles Hill è nata in seguito a un viaggio nella regione delle montagne occidentali, nella provincia di Hunan, effettuato dall’architetto vent’anni fa. In quell’occasione Wang Shu aveva visitato un villaggio, costruito lungo la riva di un fiume, in cui centinaia di residenze tradizionali, con tetto a spiovente, erano tra loro collegate da una copertura di formelle continua e serpeggiante, che correva al di sopra di strade e vicoli, costituendo un tetto uniforme. Tale soluzione si rivelava brillante, costituiva una protezione dalla pioggia e dal sole nei mesi estivi, oltre ad essere fantasiosa e poetica al tempo stesso. Al di sotto del nuovo tetto lungo 120 metri travi in legno di pino creano uno spazio di ampio respiro; al di sotto di queste, più di trenta pareti in terra battuta, con uno spessore di 60 cm l’una, dividono la costruzione in sei unità indipendenti. Procedendo da est a ovest, si trovano rispettivamente una sala da tè, un centro congressi, un ristorante e tre hotel con cortile interno. Considerata la severa normativa anti-sismica, si è proceduto ad inserire una struttura in calcestruzzo a sostegno delle pareti in terra battuta. La corte dell’hotel situato nel punto più a ovest trae ispirazione da un altro edificio, riprende infatti un segmento del Ningbo Tengtou Pavilion dell’Expo di Shanghai, progettato dall’architetto tre anni fa. Chi si occupava del progetto allora, era rimasto talmente colpito dal Pavilion che temeva il momento in cui l’edificio, architettura non permanente, sarebbe stato smantellato; per tale motivo si è insistito affinché l’edificio fosse ricostruito sul sito di Xiangshan. Tuttavia lo spazio a disposizione in questo caso era limitato, il Tengtou Pavilion, originariamente lungo 50 metri, è stato quindi ricreato in soli 35 metri, senza perdere il suo fascino. Se lo si osserva da est a ovest, l’edificio assomiglia ad una collina, con le sue curve e pendenze; da sud a nord, assume invece le sembianze di una parete ventilata, con il profilo che ricorda, ancora una volta, una collina; chi osserva l’edificio dall’asse sud-nord può vederne l’interno, tale strategia permette di ridurre visivamente le dimensioni del volume. La struttura si presenta come un piccolo agglomerato di edifici, protetti da un enorme tettoia. Il doppio tetto non consente solamente di mantenere fresco l’ambiente in estate ma crea un ambiente di grande impatto. Durante la stagione delle piogge, è possibile sostare o continuare liberamente a camminare al di sotto della tettoia. Tre sono i possibili punti di vista sotto cui si può osservare e vivere la collina. È possibile passeggiare lungo il fiume, attraversando l’edificio, oltrepassando numerose cancellate posizionate sulle pareti in terra battuta. Si può salire strato dopo strato e soffermarsi sulle piattaforme aggettanti verso il fiume, altro elemento ispirato da uno dei tanti viaggi dell’architetto, in particolare, dal lungofiume Kamo di Kyoto. Giunti al centro dell’edificio, un altro sentiero attraversa l’intero complesso con le sue salite e discese. Il terzo percorso è quello del tetto, che procede salendo e serpeggiando. Se osservato da lontano, il complesso ricorda uno dei miei quadri preferiti di Dongyuan, appartenente alla dinastia WuDai.

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