area 114 | São Paulo

Piacere, lavoro e molta adrenalina

Prima settimana dell’anno. Adesso che Babbo Natale è andato via, che il calendario ha già girato verso il futuro, possiamo ricominciare a lavorare in pace... fino a quando tutto non si ferma di nuovo per le follie del Carnevale. Il Brasile è così – un paese festivo, allegro, forse un po' spensierato. E anche São Paulo, una volta città molto seria, si adatta all’euforia generale.
Luogo di forti contrasti, punto di convergenza di immigranti di tutte le razze e confluennza  dei nordestini senza lavoro né instruzione, São Paulo si sviluppa come un “melting pot” di culture diverse. Qualche anno fa ci vivevano più giapponesi che a Tokio, oggi  più libanesi che a Beirut. I vecchi immigrati giapponesi, che non hanno imparato nessun’altro idioma per non perdere la loro cultura, hanno fondato il loro quartiere – Libertà –  dove le strade sono illuminate con lanterne orientali e tutti i negozi e ristoranti sono giapponesi. La forza di questa culura? Oggi molti paulistani, quando sono malati, prima di andare da un medico, vanno da un saggio giapponese. Prova di questa multiculturalità è il tentativo di preservazione dei propri valori, all‘interno di quartieri monorazziali: ebrei nei Giardini e a Higienópolis, italiani nel Braz e Bixiga e, recentemente, immigrati dell‘est europeo, in maggioranza lituani, che si sono riuniti nella zona est  della città, per far rinascere la loro cultura. Città grigia, senza incanto né charme vent’anni fa (un po‘ come la vecchia Milano) São Paulo oggi seduce per quello che offre a tutti i nostri cinque sensi. Il profumo di fiori dei suoi parchi, i sapori di tutto il mondo nei fantastici ristoranti, i moderni e ben attrezzati teatri, i musei (molti), i locali notturni e, ovunque  la musica e i colori vibranti, la bellezza dei ragazzi, donne e uomini. La bellezza si vede in tutta la città, nelle innumerevoli gallerie e musei, nei grafitti, prima disegni primitivi che sporcavano la città, e oggi nobilitati alla categoria di opere d’arte. Sao Paulo  si internazionalizza, ospita sempre più artisti che decidono di vivere in questa città, come ci racconta la gallerista Maria Baró e i designer Campana.
Disordinata, caotica, veloce, e piena di energia. È São Paulo, che l’architteto Isay Weinfeld definisce  “una città senza identità“. In mezzo al caos, come per caso, si trova una strada del commercio ben ordinata. Tutti i negozi di design – soprattuto di mobili e lampade italiani – si trovano nella ormai famosa via Gabriel Monteiro da Silva; non lontano, nell’Avenida Europa, ci sono gli show room di tutte le più costose macchine europee. Un po‘ più avanti incontriamo la via Oscar Freire, il più famoso ed elegante mall di moda a cielo aperto.
Percorrendola incontriamo tutte le griffe dell'alta moda italiana e brasiliana e nei dintorni i più eleganti alberghi e ristoranti. Ma, al contrario delle donne “dressed up” che frequentano i quartieri del lusso milanese, nell’Oscar Freire quello che si vede è lo “street fashion”: per i più giovani, pantaloni corti e  minigonne, quasi sempre accompagnati da T-shirt e collant, per esibire i corpi “sarados”, ossia, appena usciti dalle accademie di ginnastica.  “L‘ineleganza discreta delle sue ragazze”, cantava Caetano Veloso in una melodia dedicata a São Paulo.
Città di contrasti, nucleo magnetico, che polarizza e attrae chi vuole fare soldi e coloro che vogliono spenderne. E il commercio si organizza secondo vie esclusive, nel vecchio centro, ad esempio,  una strada ospita  soltanto negozi di abiti da sposa e un‘altra offre solo articoli cinesi, entrambe sempre affollatissime! Vila Madalena – il famoso quartiere bohemien,  creato per  gli operai portoghesi le cui mogli spesso lavoravano a servizio – è oggi uno dei più valorizzati della città e  riunisce i bar e ristoranti più popolari.
Una visione aerea di São Paulo stupisce per la densità urbana, fatta di grandi edifici grigi. Ma in mezzo a questa mediocrità architettonica la città riunisce la maggioranza delle opere di Oscar Niemeyer (oltre a Brasilia); i più bei progetti dell’architetto italiano Lina Bo Bardi, fra cui il Museo di Arte di São Paulo e le opere del premio Pritzker, Paulo Mendes da Rocha.
Sao Paulo conta 18 milioni di abitanti che girano giorno e notte. Insieme a loro possiamo compiere un itinerario dei luoghi più seducenti per scoprire come ‘la beautiful people‘ approfitta della città che non dorme mai. Cominciando dal centro, si può ammirare una splendida vista su tutta la città dal terrazzo dell‘Edificio Italia, dove i paulistani vanno soltanto quando invitano dei turisti. Poi possiamo andare ai Giardini – America ed Europa, le zone più eleganti ed ambite dalla maggioranza. Oltre ai Giardini, un nuovo quartiere, molto chic, con un’elegantissimo Shopping Center – l’unico non brutto, fra tutti quelli che esistono al mondo. E di nuovo, una  bella vista panoramica della città dalla terrazza del ristorante Due Cuochi; un luogo meraviglioso e, come ovunque, pieno di vegetazione. Una città molto ricca? Lasciamo la risposta a quelli che abitano le splendide palazzine dell’elegante zona Morumbi. Accanto a loro, basta girare un angolo, troviamo una enorme “favela”. Ma una favela particolare, dove i giovani hanno fondato un’orchestra sinfonica che si esibisce in Europa e in tutto il mondo. Ma come vivono i paulistani? La gastronomia è il punto forte della città. Senza mare o spiaggie i punti d’incontro sono gli shopping center e i ristoranti, da quelli giapponesi agli italiani, arabi, francesi, cinesi (qui esiste l’unica filiale al mondo del noto ristorante londinese  Ping Pong), israeliani, indiani, greci, brasiliani di tutte le regioni, e i caffè, i bar, i tradizionali “botequins”, le pizzerie, “churrascarie”, hamburgherie e anche le panetterie, dalle più piccole e sofisticate a quelle enormi, con pane proveniente da tutto il mondo.  E, ogni mercoledì e il sabato, la deliziosa ‘feijoada‘. “Noblesse oblige”. Ma, per potersi godere tutte queste calorie, i paulistani camminano, corrono, girano in bicicletta nei parchi o per strada e “fanno ginnastica nelle palestre. In più, di notte, ci sono le “baladas”, dai ritmi frenetici e i vecchi samba di “gafieira”, per i nostalgici. Ma la mattina, molto presto, sono di nuovo tutti al lavoro. La città d’affari per eccellenza riprende la sua faccia austera e ritorna alla serietà.

Maria Helena Estrada è direttore della rivista brasiliana Arc Design.

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