area 119 | gaetano pesce

Per svolgere e vivere pienamente il mestiere e l’arte di cui si nutre Gaetano Pesce occorre una capacità visionaria, e quindi rivoluzionaria, che è una mescolanza tra il pragmatismo dell’artigiano e l’immaginazione poetica dell’artista, l’espressione di una naturale quanto eccezionale sapienza costruttiva in grado di trasformare ogni gesto in un pensiero straordinario, l’ordinario nello stupefacente; occorre “incidentalmente” essere nato a La Spezia ma vivere a New York.
Tuttavia è evidente che una semplice nota biografica, pur figurativamente appagante come la parte per il tutto, non possa ricostruire un percorso critico e operativo tanto complesso quanto coerente, in grado di attraversare e alimentare con la carica della propria spinta propulsiva, quarant’anni di dibattito e proiezione culturale in termini di progetto, design e architettura. Certamente se l’agire immaginifico e al contempo domestico di Gaetano Pesce si autoalimenta sorretto da una efficace e “salutare” ironia che caratterizza il pop fiabesco di cui si nutre ogni sua propost progettuale, sarebbe riduttivo non leggere nell’attrazione irresistibile delle sue perfomance, l’acuta e profonda analisi critica di una realtà che contraddice costantemente la quotidianità dai desideri. Il celebre e straordinario divano “tramonto a New York”, ma altrettanto potremmo dire per molti degli innumerevoli oggetti della sua mirata produzione, interpreta, attraverso la metafora dell’abitare e della metropoli, il mito del viaggio fornendo ad ognuno la possibilità di realizzare e nutrirsi dei propri sogni. Allo stesso tempo “L’Italia in croce” progetto proposto nel 2010 alla Triennale di Milano, è la spietata quanto drammatica anticipazione-denuncia di una condizione che immediatamente si è svelata in tutta la sua dolorosa attualità. Oggetti, immagini, azioni che forse pensiamo ma non osiamo tentare; è la capacità di rendere possibile e valutabile l’inconsueto, di dare voce e concretezza all’immaginazione di cui si nutre l’azione intellettuale e creativa di un maestro anticonvenzionale. Si tratta in effetti di un percorso e di un’esperienza irripetibile, personale, originale, segnata, oltre che dal contributo critico, dall’abilità riconosciuta nel comporre la sintesi tra le capacità tecnico razionali di chi plasma la materia con la semplicità del costruttore e l’intuito sperimentale dell’alchimista. L’importanza della sua azione innovatrice si esprime infatti congiuntamente ad una costante quanto efficace ricerca materica che spinge i cromatismi nell’ambito della tattilità suadente tratta dall’uso e dalla conoscenza delle plastiche, delle resine, dei poliuretani che spesso l’autore autocostruisce, forgia e realizza personalmente. In questo spostamento del confine tra naturale e artificiale, nella con-fusione tra reale e virtuale, Gaetano Pesce rappresenta per l’oggetto e per il design ciò che Antoni Gaudí è stato per l’architettura.

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