area 126 | hamburg

architect: Herzog & de Meuron

location: Hamburg

year: 2014

Il Kaispeicher A, progettato da Werner Kallmorgen e realizzato tra il 1963 e il 1966, è servito da magazzino per i semi di cacao fin quasi alla fine dello secolo scorso. Originariamente costruito per sopportare il peso di migliaia di sacchi, da oggi offrirà la sua solida struttura per sorreggere la nuova Filarmonica. La robustezza del vecchio darà fondamento ai volumi del nuovo, che si ergono al di sopra.
Il nostro interesse per il magazzino non nasce esclusivamente dal suo potenziale strutturale inutilizzato, ma anche dall‘architettura che lo contraddistingue. La massa compatta, quasi indifferente, del Kaispeicher è un basamento sorprendentemente perfetto per la nuova Filarmonica. Sembra fare parte del paesaggio circostante eppure si discosta dalla città, che si è ormai spinta fino ad esso. I magazzini portuali del XIX secolo venivano progettati in modo da rievocare le facciate dei palazzi storici: le loro finestre, le fondamenta, i frontoni e i vari elementi decorativi sono in tema con lo stile architettonico dell‘epoca.
Visti dal fiume Elba, dovevano fondersi con lo skyline cittadino anche se, trattandosi di magazzini, non avevano funzione residenziale e dunque nessuna necessità di accogliere luce, aria e sole.
Non è stato così per il Kaispeicher A. Sebbene le pareti in laterizio richiamino la morfologia dei magazzini circostanti, le sue facciate esibiscono livelli straordinari di radicalismo e astrazione. Le fenditure, che misurano 50 x 75 cm, disposte secondo una griglia regolare, sono difficilmente assimilabili a finestre. Sono elementi strutturali piuttosto che aperture. Il magazzino appare massiccio e compatto.
La forma del nuovo edificio è stata mutuata da quella del Kaispeicher ed è in perfetta armonia con l‘impianto in laterizio del vecchio fabbricato sul quale sorge. Tuttavia, il blocco inferiore e quello superiore del nuovo volume si pongono in netto contrasto con la forma squadrata e rettilinea del magazzino sottostante. L‘ampio tetto, con il suo andamento ondulato, raggiunge un‘altezza di 108 metri sul Kaispitze (la punta della penisola), digradando verso l‘estremità orientale, dove la copertura termina 20 metri più in basso. L‘Elbphilharmonie diventerà un‘icona cittadina visibile da lontano, dando nuovo movimento allo sviluppo orizzontale di Amburgo, ma senza scadere nella megalomania di stampo anseatico. Piuttosto, l‘edificio vuol essere espressione di un‘apertura verso nuovi territori, verso l‘area portuale che lo fronteggia sulle rive del fiume Elba. In questa nuova location urbana, gli spazi hanno un respiro più ampio, grazie alla presenza dell‘acqua e alle dimensioni delle imbarcazioni ad uso industriale che l‘attraversano. La facciata in vetro, composta in parte da pannelli ricurvi, alcuni dei quali aperti all‘esterno, trasforma il nuovo edificio sovrapposto a quello vecchio in un enorme cristallo iridescente, che muta continuamente il proprio aspetto riflettendo il cielo, l‘acqua e la città stessa. Anche la porzione inferiore della sovrastruttura presenta un andamento dinamico. Lungo i bordi, aperture a volta consentono di vedere il cielo dalla Plaza e regalano panorami spettacolari sul fiume Elba e sul centro di Amburgo. Più all‘interno, profonde fenditure verticali instaurano un rapporto visivo sempre mutevole tra la Plaza e gli ingressi ai vari livelli.
L‘ingresso principale al Kaispeicher si trova sul lato est. La scala mobile curva leggermente quando si avvicina alla Plaza, scomparendo alla vista da un capo all‘altro del tragitto. Essa consente al visitatore di esplorare l‘intero spazio del Kaispeicher, passando accanto a una grande finestra panoramica. La tradizionale scalinata fin de siècle che caratterizzava i teatri dell‘opera sopravvive dunque riformulata in un linguaggio moderno. Giunti in cima al Kaispeicher, i visitatori vengono a trovarsi su una spaziosa terrazza, quasi una nuova piazza urbana sopra la città. Collocata sul tetto del Kaispeicher e ai piedi del nuovo edificio, è un gigantesco anello di congiunzione tra vecchio e nuovo, che diventa anch‘esso spazio pubblico da cui godere incantevoli panorami. Qui si affacciano i ristoranti, i bar, la biglietteria, la hall dell‘hotel e l‘ingresso della nuova sala da concerto.
Il progetto della Filarmonica appartiene in toto al XXI secolo e sarebbe stato inconcepibile prima d‘ora. Rimane intatto, però, il concetto fondamentale di Filarmonica come spazio in cui orchestra e direttore sono dislocati in mezzo al pubblico. L‘architettura e la disposizione delle gallerie in cui siedono gli spettatori si fondano sulla logica della percezione acustica e visiva della musica, dei musicisti e del pubblico. Le gallerie sono più pervasive; balconate, pareti e soffitto generano un continuum spaziale. Sono gli spettatori e i musicisti a definire lo spazio, che sembra consistere solo di persone. Sono state studiate anche le forme arcaiche di teatro, come il Globe dell‘epoca shakespeariana, con l‘intento di sfruttare la dimensione verticale. La geometria complessiva della sala coniuga flusso organico e forme incisive, quasi statiche. Camminare, stare in piedi o seduti, vedere, essere visti, ascoltare... tutte le attività e le esigenze delle persone in una sala concerti trovano esplicitamente espressione nell‘architettura dello spazio. I volumi si protendono verso l‘alto, come in una tenda, potendo accogliere fino a 2100 persone che fanno e ascoltano musica.  La forma torreggiante della sala definisce la struttura statica dell‘intera volumetria del fabbricato e si rispecchia a sua volta nella silhouette dell‘edificio.

 

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