Nell'appartamento milanese firmato dallo studio Paolo Frello & Partners, il colore non è una finitura ma un elemento progettuale. Definisce spazio, orienta i percorsi e ridefinisce la percezione. La casa si estende su circa 160 metri quadri, all’interno di una delle residenze progettate nel dopoguerra da Asnago Vender, nella zona dell’Arena.
L’impianto originario degli anni Cinquanta, già compromesso da una ristrutturazione del ventennio successivo, è stato completamente ripensato attraverso un gesto radicale: la frammentazione distributiva è superata per costruire un sistema più fluido e gerarchizzato, centrato su un nuovo fulcro spaziale.

©Matteo Imbriani

Il progetto interpreta lo stile di vita di una coppia amante dei ricevimenti e delle atmosfere clubbing anni Settanta. Se nello stato di fatto la planimetria risultava articolata in una sequenza di ambienti separati e poco comunicanti, il progetto introduce una chiara organizzazione per nuclei, in cui una bussola circolare diventa elemento ordinatore e punto di snodo tra zona giorno e zona notte. Attorno a questo dispositivo si struttura un interno continuo, sottolineato anche dall’uniformità della pavimentazione in rovere scuro bottato a spina, dove le funzioni si distribuiscono secondo un equilibrio calibrato tra apertura e introspezione.

©Matteo Imbriani

Da questa nuova ossatura nasce un progetto immersivo, dominato da un blu profondo e saturo che avvolge le superfici e ne modifica la lettura volumetrica. Lo spazio sembra dilatarsi e comprimersi simultaneamente, generando una tensione percettiva in cui cromia e architettura coincidono. In questo scenario compatto e quasi notturno, l’acciaio inox della cucina Euromobil - concepita come volume monolitico - riflette la luce e il colore circostante, trasformandosi in superficie cangiante, più vicina a un’installazione che a un elemento domestico.

©Matteo Imbriani

A ridosso dell’ingresso, un elemento contenitore in metallo con tubi di vetro cannettato curvo integra in un unico corpo lampada e guardaroba. È una colonna luminosa e funzionale che introduce il tema dell’ibridazione tra oggetto e architettura. Proseguendo, l’ingresso si apre prospetticamente verso la bussola circolare, elemento distributivo della zona giorno e della zona notte: un volume pieno-vuoto che organizza gli spazi dell’appartamento.

©Matteo Imbriani

Il soggiorno si struttura su una doppia vocazione. Da un lato la sala da pranzo, in continuità cromatica con la cucina; dall’altro un living più morbido, pensato come spazio di permanenza. Una libreria su misura modella la parete in una quinta concava che accoglie libri e oggetti, mentre davanti due divani Soriana di Cassina ribadiscono la matrice anni Settanta del progetto - non come stilema, ma come grammatica ergonomica.

©Matteo Imbriani

La dimensione del disegno su misura emerge anche nei dettagli: il coffee table progettato ad hoc, con finitura laccata nera e vetro fumé, e il mobile TV, caratterizzato da una struttura in radica con base in bronzo e top in vetro retro-laccato , traducono il linguaggio materico del progetto in elementi puntuali, dove la precisione costruttiva diventa parte dell’esperienza estetica.

©Matteo Imbriani

Nella zona notte il lavoro sulla materia si fa più tattile. Armadiature a incasso rivestite in tessuto costruiscono una pelle continua e assorbente. Una porta scorrevole a specchio, oltre a dilatare lo spazio, cela l’accesso alla cabina armadio, riaffermando il tema della soglia e dell’occultamento controllato.

©Matteo Imbriani

I bagni interpretano le esigenze della coppia attraverso un dualismo cromatico raffinato. Le superfici rivestite con piastrelle Mutina dialogano con lavabi disegnati ad hoc. Nel bagno “maschile” prevalgono toni intensi e scuri che avvolgono una doccia quasi monolitica; nel bagno “femminile” una vasca inserita in una nicchia curva diventa fulcro visivo, esaltata e impreziosita da colori caldi. Anche il bagno degli ospiti risponde agli stessi dettami ed è caratterizzato da una carta da parati orientale di Jannelli&Volpi.

©Matteo Imbriani

In questo progetto Paolo Frello traduce la propria idea di interior come costruzione di densità emotiva: un paesaggio interiore dove la materia resta silenziosa e il colore diventa esperienza.