Mercoledì 16 settembre la rivista Area e l'Ordine degli Architetti di Milano organizzano un evento formativo dedicato al tema delle facciate e degli involucri. Un appuntamento che vuole mettere in relazione progettisti e architetti, con un approfondimento mirato su casi di studio trattati all'interno del numero di Area 206 FRONT, ma non solo.

L'iniziativa formativa promossa da Area e da Ordine e Fondazione dell’Ordine degli Architetti P.P.C. di Milano si terrà alle ore 17.30 presso la sede di via Solferino 17, Milano.

L'evento ospiterà due studi di architettura d'eccellenza: RPBW e Settanta7.

Mercoledì 16 settembre 17.30 - 19.30

Area incontra l'Ordine. FRONT

PROGRAMMA

Introduce e modera | Laura Andreini, Vicedirettore di Area e Co-Founder Archea Associati

17.30 - 17.40 Saluti istituzionali | Ordine Architetti PPC di Milano

17:40 -18:25 Voglio una pelle splendida | Daniele Rangone, Cofondatore e Chief Vision Officer, Settanta7

18:25 – 19:10 Waterfront di Levante, Genova. Un dialogo tra masterplan e progetto dell'involucro. | Michel Chasseur, Architetto, RPBW

19:10- 19:30 Il Palasport del Waterfront di Levante, Genova. Innovazione e prestazioni dell'involucro: il contributo di copertura e facciate | Anna Luzzi, Direttrice Area Tecnica e Marketing & Ricerca e Sviluppo con Warner Faranna, Architetto e Responsabile di Prodotto, Sandrini Metalli

Al termine: cocktail buffet preparato dallo Chef Giacomo Edoardo Salmoiraghi

L'evento si svolgerà in modalità fisica e online

  • Fisicamente: presso la sede dell’Ordine della Provincia di Milano, in via Solferino 17. I posti sono limitati, per prenotare la propria presenza cliccare qui (le iscrizioni apriranno il 29/07/2026).
  • Online: attraverso due canali streaming, webinar (gratuito previa iscrizione obbligatoria per gli architetti, con riconoscimento di 2 cfp - frequenza minima 100%) e live Facebook (gratuito, senza iscrizione). 
    Per tutti i dettagli cliccare qui (le iscrizioni apriranno il 29/07/2026).
area 206 front

The façade as collective memory
di Laura Andreini

Si racconta che nel 1787, durante un viaggio in Crimea dell’imperatrice Caterina II, il principe Grigorij Aleksandrovic Potëmkin fece erigere intere facciate di cartapesta raffiguranti villaggi fittizi per nascondere la reale povertà dei territori attraversati. Da allora è entrata nel linguaggio comune l’espressione ”villaggio Potëmkin”, utilizzata per descrivere una costruzione o una facciata realizzata allo scopo di celare la realtà o di suggerirne una diversa da quella effettiva. 
Non sappiamo se questo racconto corrisponda al vero; ciò che possiamo certamente desumerne, però, è che il ruolo della facciata in architettura ha sempre assunto un significato che va ben oltre il semplice gesto progettuale.
La facciata acquisisce una forte valenza simbolica soprattutto in alcuni periodi storici - si pensi al Rinascimento, al Barocco, al Movimento Moderno e, in modo particolare, al Postmodernismo - configurandosi, attraverso la sua presenza verticale nello spazio urbano, come manifestazione del potere, della rappresentazione sociale e della ricchezza.
Per dirla con Aldo Rossi: ”La facciata è la forma della città, il luogo dell’incontro e della memoria collettiva”.


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