Dopo un articolato intervento di restauro avviato nel giugno 2025, il Museo Gypsotheca Antonio Canova di Possagno riapre al pubblico uno dei suoi spazi più emblematici: l'Ala progettata da Carlo Scarpa, straordinaria testimonianza del dialogo tra architettura contemporanea e patrimonio storico-artistico. La conclusione dei lavori segna un momento importante non solo per il museo dedicato al grande scultore neoclassico, ma anche per la tutela di una delle opere più significative dell'architettura italiana del Novecento.
L'intervento è stato promosso dalla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Padova, Treviso e Belluno, diretta dalla soprintendente Marta Mazza, e realizzato in stretta collaborazione con la Fondazione Canova, presieduta da Massimo Zanetti, il Comune di Possagno, guidato dal sindaco Valerio Favero, e l'Università IUAV di Venezia. A rendere possibile l'operazione è stato un finanziamento straordinario del Ministero della Cultura pari a 460.000 euro, stanziato grazie all'iniziativa dell'allora soprintendente Fabrizio Magani, che ne aveva sostenuto la necessità riconoscendone il valore strategico per la conservazione del complesso museale.

Realizzata nel 1957 come ampliamento della storica gypsotheca neoclassica che custodisce i modelli in gesso di Antonio Canova, l'Ala Scarpa costituisce uno dei vertici della ricerca progettuale dell'architetto veneziano. In questo intervento, Carlo Scarpa sviluppa un linguaggio in cui spazio, luce, materia e allestimento diventano elementi inscindibili, dando forma a un percorso espositivo di straordinaria intensità percettiva. Allo stesso tempo, però, proprio l'eccezionalità dell'opera ne ha determinato nel tempo la fragilità: le sofisticate soluzioni tecniche adottate in fase esecutiva, spesso definite e perfezionate direttamente in cantiere per tradurre un'idea progettuale ancora aperta e in continua evoluzione, hanno reso particolarmente complessa la sua conservazione.

Prima dell'avvio del cantiere, il progetto è stato preceduto da un'approfondita fase conoscitiva, indispensabile per comprendere le trasformazioni subite dall'edificio nel corso dei decenni e definire strategie di intervento rispettose della sua autenticità. Le attività di ricerca hanno incluso ricognizioni bibliografiche e archivistiche, campagne di rilievo e acquisizione strumentale in situ, analisi diagnostiche e un'attenta interpretazione critica dei dati raccolti. Questo lavoro è stato sviluppato in collaborazione con l'Università IUAV di Venezia da un gruppo di ricerca coordinato da Emanuela Sorbo, con la collaborazione di Gianluca Spironelli e Tommaso Moretto. Un contributo determinante è arrivato inoltre dal sistema dei laboratori IUAV - CIRCE, LabSCo e FisTec - che hanno fornito supporto scientifico e tecnico nelle diverse fasi dell'indagine.e FisTec.

L'attenzione del restauro si è concentrata in particolare sul cosiddetto Cannocchiale, uno degli ambienti più iconici dell'intera Ala Scarpa. Questo spazio rappresenta il culmine del percorso ideato dall'architetto veneziano: una raffinata costruzione prospettica che accompagna lo sguardo del visitatore verso il gruppo delle Tre Grazie, trasformando la visione in un'esperienza spaziale e narrativa di grande forza evocativa. Qui si manifesta pienamente la capacità di Scarpa di orchestrare sequenze, inquadrature e rapporti di luce, facendo dell'architettura uno strumento interpretativo dell'opera d'arte.

Il progetto esecutivo di restauro è stato elaborato dallo studio Muratori e Zanon di Padova e ha visto il costante coordinamento e controllo del RUP (Responsabile Unico del Progetto) Vincenzo Tiné, già soprintendente di Padova. Tutte le fasi operative sono state verificate e validate attraverso un confronto continuo con la direttrice del Museo Canova, Moira Mascotto, con Emanuela Sorbo, con il direttore operativo Andrea Mantovani e con Maria Grazia Martin, restauratrice della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per le Province di Padova, Treviso e Belluno.
Una prima fase, affrontata in regime di urgenza, ha riguardato la protezione dell'edificio e la messa in sicurezza delle aree più vulnerabili. Particolare attenzione è stata dedicata al sistema di raccolta e smaltimento delle acque meteoriche, individuato come una delle principali cause dei fenomeni di degrado che avevano interessato la struttura nel tempo. Successivamente si è proceduto al rifacimento della copertura attraverso un intervento condotto dalla ditta Merotto Bau, in collaborazione con Asolo Restauri, privilegiando il recupero e il riutilizzo dei materiali originari ogniqualvolta le loro condizioni conservative lo consentissero. Una scelta che testimonia la volontà di preservare la massima autenticità materiale dell'opera.
All'interno del Cannocchiale, le operazioni di restauro hanno interessato gli intonaci, le superfici lapidee, gli elementi lignei e le componenti metalliche, attraverso interventi puntuali finalizzati alla conservazione dell'immagine originaria degli ambienti. I lavori sono stati eseguiti dalla ditta specializzata OG2 Garbuio, che ha operato secondo criteri di minimo intervento e compatibilità dei materiali. Anche le grandi vetrate, elemento distintivo dell'architettura scarpiana e fondamentale nel controllo della luce naturale, sono state oggetto di specifiche operazioni di protezione e messa in sicurezza.

Parallelamente alle attività di restauro è stato inoltre avviato un importante progetto pilota dedicato al sistema espositivo progettato da Carlo Scarpa. Coordinato da Andrea Mantovani, in collaborazione con Siro Andrich e Passarella Restauri, e sviluppato sotto la supervisione della soprintendente Marta Mazza, il progetto ha riguardato una delle teche storiche dell'allestimento. Attraverso un accurato processo di analisi, smontaggio controllato e successivo rimontaggio, è stato possibile approfondire le caratteristiche costruttive e conservative di questi manufatti, elaborando un vero e proprio protocollo operativo destinato a orientare i futuri interventi sull'intero sistema di strutture espositive.
L'obiettivo non è soltanto la conservazione delle teche in quanto opere di design integrate all'architettura, ma anche la messa in sicurezza delle opere d'arte che esse custodiscono o sostengono, con particolare attenzione agli aspetti di protezione antisismica. Le conoscenze maturate nel corso di questa sperimentazione costituiranno quindi una base metodologica per le successive campagne di intervento.

A confermare la prospettiva di un progetto di tutela di lungo periodo è la già assicurata disponibilità di nuovi finanziamenti da parte del Ministero della Cultura, che consentiranno di estendere all'intero allestimento dell'Ala Scarpa le acquisizioni conoscitive, tecniche e progettuali sviluppate in questa prima fase.
La riapertura dell'Ala Scarpa non rappresenta dunque soltanto la conclusione di un cantiere di restauro, ma il risultato di un percorso condiviso tra istituzioni, studiosi, progettisti e restauratori. Un intervento che restituisce piena fruibilità a un capolavoro dell'architettura del Novecento e che, al tempo stesso, rinnova il dibattito sul delicato equilibrio tra conservazione, uso contemporaneo e trasmissione alle future generazioni di un patrimonio in cui architettura, allestimento e opera d'arte costituiscono un unicum inscindibile.




