Nel panorama delle esposizioni dedicate alla cultura del progetto, la grande retrospettiva che Triennale Milano realizza insieme alla Fondation Cartier pour l’art contemporain si distingue per ambizione e intensità critica.
Dal 19 marzo al 4 ottobre 2026, Andrea Branzi by Toyo Ito. Continuous Present costruisce un ritratto complesso e stratificato di Andrea Branzi, figura cardine del design italiano, attraverso lo sguardo di Toyo Ito, amico e interlocutore privilegiato.

Installation view - Photo by Andrea Rossetti © Triennale Milano
Più che una tradizionale monografia, la mostra si configura come un dispositivo narrativo che intreccia biografia, teoria e progetto. Il dialogo tra le due istituzioni promotrici trova qui una sintesi particolarmente efficace: da un lato, il lungo rapporto di Branzi con Triennale, sviluppatosi in oltre cinquant’anni tra mostre, curatele e riflessioni teoriche; dall’altro, il legame con la Fondation Cartier, che già nel 2008 aveva accolto alcune sue installazioni emblematiche nella mostra Open Enclosures, oggi parte della propria collezione. È proprio in questa duplice appartenenza (istituzionale e culturale) che si radica il senso dell’omaggio.
Il progetto espositivo, ideato da Ito insieme a Lorenza Branzi e Nicoletta Morozzi e curato da Nina Bassoli e Michela Alessandrini, assume la forma di un “flusso ininterrotto”. L’allestimento abbandona ogni rigidità cronologica per costruire uno spazio dinamico, organizzato per correnti e vortici, in cui opere e pensiero si dispongono secondo relazioni aperte e continuamente rinegoziate. Il “presente continuo” evocato dal titolo diventa così chiave interpretativa: il lavoro di Branzi non si colloca in una dimensione storicizzata, ma si manifesta come pratica ancora attiva, capace di attraversare epoche e discipline.

Installation view - Photo by Andrea Rossetti © Triennale Milano

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Installation view - Photo by Andrea Rossetti © Triennale Milano

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Oltre quattrocento opere, tra installazioni ambientali, modelli, disegni, oggetti, video e materiali d’archivio, restituiscono l’ampiezza di una ricerca che ha costantemente messo in discussione i confini del progetto. Il percorso si apre e si chiude con due autoritratti, quasi a definire una traiettoria circolare, e trova uno dei suoi fulcri nell’installazione dedicata a No-Stop City (1969–1972), progetto radicale che ha ridefinito l’idea di metropoli come infrastruttura continua, anticipando riflessioni ancora oggi centrali sul rapporto tra spazio, produzione e consumo.
L’esposizione si articola in undici sezioni tematiche, pensate come un arcipelago di nuclei concettuali. Dalle sperimentazioni radicali di Archizoom Associati, di cui viene rievocata anche l’esperienza fondativa di Superarchitettura, alle ricerche sviluppate con Studio Alchimia e Memphis Group, emerge un percorso che attraversa alcune delle stagioni più fertili del design italiano. A queste si affiancano le indagini sui materiali degli anni Settanta, le riflessioni sul paesaggio e sul progetto urbano, fino alle più recenti esplorazioni di matrice antropologica.

Installation view - Photo by Andrea Rossetti © Triennale Milano


Installation view - Photo by Andrea Rossetti © Triennale Milano

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Installation view - Photo by Andrea Rossetti © Triennale Milano

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Particolarmente significativa è la presenza delle due installazioni ambientali Ellipse e Gazebo, originariamente concepite per Open Enclosures: dispositivi spaziali che mettono in scena una condizione di permeabilità tra interno ed esterno, tra natura e artificio, anticipando molti dei temi oggi al centro del dibattito architettonico. Attorno a questi episodi si sviluppano ulteriori sezioni dedicate agli ambienti espositivi, alla dimensione curatoriale e alla progettazione dello spazio pubblico, restituendo un’immagine di Branzi come autore capace di muoversi con disinvoltura tra scale e ambiti diversi.
Il percorso si chiude con una serie di nuclei dedicati alla dimensione più teorica e relazionale del suo lavoro: progetti come Ospitalità cosmica e Oggetto ibrido indagano le possibilità di coesistenza tra specie e sistemi differenti, mentre lo spazio riservato alle pubblicazioni e alle interviste, tra cui quelle realizzate da Hans Ulrich Obrist, sottolinea il ruolo centrale della trasmissione del sapere nella pratica di Branzi.

Installation view - Photo by Andrea Rossetti © Triennale Milano
Ad accompagnare la mostra, un public program che si sviluppa per tutta la sua durata, con momenti di confronto e approfondimento tra cui la lecture di Toyo Ito in occasione della Milano Design Week. Il catalogo, pubblicato da Electa, raccoglie oltre cinquanta contributi internazionali, offrendo una lettura corale dell’eredità di Branzi e della sua influenza sulla cultura contemporanea del progetto.
Più che una retrospettiva, Continuous Present si configura dunque come un dispositivo critico capace di restituire la complessità di un autore che ha fatto della contaminazione, della fragilità e dell’ibridazione i cardini del proprio pensiero. Una mostra che, nel raccontare una figura centrale del Novecento, riesce a parlare con sorprendente lucidità al presente.
Andrea Branzi by Toyo Ito. Continuous Present
19 marzo – 4 ottobre 2026
Triennale Milano
Una produzione di: Triennale Milano e Fondation Cartier pour l’art contemporain
In collaborazione con: Lorenza Branzi e Nicoletta Morozzi
Ideazione e progetto espositivo: Toyo Ito & Associates, Architects
A cura di: Nina Bassoli and Michela Alessandrini




