area 127+ | colour in design

Laura Andreini: Area è una rivista specializzata in architettura e arti del progetto e ogni anno, per il Salone del Mobile, dedica un numero al design ma anche a tematiche trasversali, quali la fotografia e perché no la moda. So che un anno fa è stata organizzata dall’Ambasciata Italiana una mostra dal titolo: “Ottavio Missoni, il genio del colore”.
Rosita Missoni: Si, il colore è uno dei principali ingredienti del nostro mestiere. Ovviamente è anche applicato al design in tutte le sue manifestazioni: per esempio tempo fa ci siamo occupati di un albergo a Edimburgo e abbiamo disegnato la nostra prima camera campione scegliendo i tessuti. Era la prima volta che ci occupavamo di un albergo e siamo partiti dal bianco e il nero dato che i tessuti vanno preparati per tempo e hanno bisogno di una messa a punto. Appena abbiamo visto la camera finita sul progetto, abbiamo cominciato a buttare colore sui mobili. Abbiamo abbandonato il colore nel tessile e lo abbiamo trasferito alle pareti, per esempio colorando una parete di verde ramarro. Dopo quel gesto siamo subentrati con la nostra grafica, perché grafica e colore sono i due elementi sui quali puntiamo.
L.A.: Quindi avete trasferito la vostra esperienza dalla moda al mondo degli arredi per la casa.
R.M.: È già dal 1997 che mi occupo della collezione casa. Mia figlia ha sempre lavorato in azienda ma part time. Un giorno mi ha detto che aveva la passione per il design e la casa. Sono sempre stata una collezionista e mi sono sempre occupata delle mie case, le ho scelte, le ho arredate. Quando Angela ha deciso di entrare in azienda a tempo pieno ho pensato di uscire perché è un mestiere che non si può fare a 4 mani, bisogna avere una sola testa: ovviamente ci sono i team ma le decisioni le prende una persona sola.
L.A.: La sua idea è sempre stata fondamentale per l’inserimento del colore nella collezione Missoni?
R.M.: Mio marito e io ci siamo sempre trovati allineati, perché lui avrebbe potuto fare l’artista se avesse voluto, mentre io ho sempre avuto la passione per la moda. Nel mio panorama da ragazza il mio mito era Sonia Delaunay, l’archetipo di persona che si è occupata di colori e geometrie. Proprio nel periodo dell’art decò è stata la mia maestra e avrei avuto l’occasione di incontrarla perché aveva l’atelier vicino al nostro a Parigi ma per timidezza non ci sono mai andata e mi è rimasto il rimpianto. Dopo aver lasciato in mano a mia figlia l’azienda, ad un certo punto ho avuto una sensazione di vuoto, di vertigine: io sono abituata a fare e a prendere decisioni e naturalmente mi guardavo in giro. Allora ho pensato che la collezione home dei miei fratelli era una buona collezione bagno letto e arredamento anche se non mi sono mai piaciuti a tal punto di metterli in casa mia. I disegni della collezione erano seguiti da mio marito ma non c’era passione, era solo commerciale e a quel punto ho detto ai miei figli che dato che ero libera potevo occuparmi della collezione home e i miei figli e i miei fratelli son rimasti entusiasti dell’idea!
Era il 1997 e io sentivo che il tema “casa” stava diventando di moda, sempre più inserti di riviste si occupavano della casa e dell’interior design: è un mondo diverso, le collezioni si fanno una volta l’anno non sei volte come per la moda. Era un’epoca in cui la passione per la moda era affievolita e penso che non si possa fare la moda senza passione, ma per la casa è diverso.
I tessuti che usavamo per la moda non erano adatti ovviamente ma io potevo permettermelo e li usavo comunque, per esempio se avevo una visita avevo la possibilità di dare un nuovo look alla casa in pochissimo tempo, molto facilmente.
L.A.: E come entra in gioco il colore in questa sua nuova collezione di Missoni Home?
R.M.: L’ultima che abbiamo presentato è piena di colori, anche se ci sono sempre degli interventi di bianco e nero, che è una base da sempre, è la mia passione ed è un fantastico background per il colore.
L.A.: Nel tempo, pensando agli anni passati e ad oggi, dal 1997 al 2013, quali sono le evoluzioni del colore e dell'uso delle tonalità nella casa?
R.M.: C’è sempre più uso del colore nella casa. La gente ha sempre meno paura. Tornando all’esempio dell’albergo, noi ci siamo all’inizio distinti in questa camera dove avevamo previsto questi disegni colorati e geometrici bianchi e neri, poi abbiamo deciso di fare quella parete verde ramarro per una camera di 24mq. Se il verde non era del tono giusto, cambiarlo era questione di un attimo.
Si possono cambiare i colori sulle pareti. Sui tessuti stampati per centinaia di metri, è più difficile cambiare.
L.A.: Oggi c’è la tendenza di ritornare ai colori naturali...
R.M.: Certo. Pochi anni fa ho fatto un giro con mia nipote Margherita, all‘epoca quattordicenne, e siamo stati in Francia, a Chartres, a vedere la Maison Picassiette fatta tutta di vetrine, e poi lo stesso giorno siamo andati a vedere Ville Savoy di Le Corbusier, una casa di vetro, essenziale, vuota, bianca, senza colori. Perché sono i miei contrasti. Se dovessi scegliere la mia casa ideale, farei una casetta giapponese di carta di riso tutta bianca, ma probabilmente durerebbe un pomeriggio, perché inizierei a mettere tatami e cuscini colorati. Noi abbiamo una casa sul Monte Rosa e là non abbiamo le tende; noi facciamo delle tende bellissime ma io non le metto per vedere la natura fuori, le Alpi, i tramonti.
Io vedo le albe e mio marito i tramonti.
L.A.: Per quanto riguarda le tendenze e la scelta di un colore al posto di un altro, da dove parte l’idea? C’è un riflesso della società o di un periodo storico?
R.M.: Io lavoro in team con ragazze giovani ed entusiaste. Anche loro mettono delle idee. Le collezioni vanno rinnovate almeno una volta l’anno e la nostra formula è quella di mescolare sempre, possibilmente con grazia. Però se parliamo di un albergo è un conto, invece una casa, mi piace che sia accogliente e calda. Le proposte possono essere diverse, le mie sono sempre piuttosto colorate.
L.A.: E per quanto riguarda il materiale, per esempio la ricerca del tessuto?
R.M.: La ricerca è continua. Ora ci sono tessuti modernissimi che si prestano anche per l’outdoor, quindi colore anche all’esterno.
L.A.: Perchè naturalmente il materiale influenza anche la scelta del colore, nella brillantezza, nella resa per esempio.
R.M.: Si certo. Se vedi che una cosa non riesce, devi provare: sono ricette che possono essere modificate, non sono certe. Io sono abituata a lavorare in maniera piuttosto artigianale: essendo cresciuta in azienda stavo in mezzo alle tintorie e lì vedi una cosa che nasce un poco per volta, se c’è un colore che riesce male, che disturba, si cambia, ci si lavora su. Mi sento sempre molto artigiana.
Mi piacciono anche molto le cose naturali, per esempio mantenere la ruvidezza, le caratteristiche proprie del materiale. Il senso del tatto è importantissimo sia nell’abbigliamento come nella casa.
L.A.: Missoni è un marchio internazionale, quindi siete rivolti ad ogni parte del mondo, con differenti richieste. Per esempio, verso un mercato cinese, americano, europeo asiatico, come vi rapportate? Prevedete delle collezioni diverse?
R.M.: Noi siamo rimasti abbastanza di nicchia, piccole produzioni per amatori della casa, è la nostra impronta. Per il mercato estero non prevediamo delle vere e proprie collezioni, ma proposte diverse si. Si offre sempre una scelta, alcune varianti. C’è sempre una versione piuttosto sofisticata, cittadina, meno colorata come ci sono delle volte in cui devi proprio immergerti nel colore che ravviva la casa.
È un bel mestiere che mi continua a piacere. Nonostante l’età mi è rimasta la curiosità, ora un po’ meno ma io sono una che va in giro per mercati e fiere e non sento la fatica. Quando una cosa mi interessa, posso camminare per ore. Mi è rimasto lo spirito, retaggio della giovinezza, che mi assiste.

 

Rosita Missoni ha passato 50 anni alla guida della Missoni SpA con il marito Ottavio, inventando insieme uno stile unico e irripetibile, riconosciuto e desiderato in tutto il mondo. Dal 1997 Rosita
si dedica esclusivamente e totalmente alle collezioni per la casa MissoniHome.
La storia di questa griffe nasce come storia di coppia: di Ottavio, con esperienza nell’abbigliamento sportivo e di Rosita Jelmini, in quella di abbigliamento e biancheria per la casa dell’azienda di famiglia. Abbinate le reciproche esperienze, nasce l’azienda che porterà in giro per il mondo una delle massime espressioni del made in Italy, dallo stile inconfondibile per quei mélange di colori, di punti di maglia, di accostamenti di fiammati multicolorati. Dalle righe a disegni diversi, sempre più nuovi, sempre più creativi, sino a diventare arte. La stessa arte che continua ad ispirare Rosita nel realizzare le collezioni MissoniHome.

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