area 129 | urban architecture

architect: Younghan Chung + studio Archiholic

location: Seoul, Korea

year: 2011

Non possiamo escludere l’eventualità che la nostra area urbana degeneri in una città senza volto, senza consapevolezza, frutto di un’identità ideativa influenzata da un atteggiamento puramente esteriore, indifferenziata, indiscriminata duplicazione di un’effimera moda occidentale. Non è compito facile decidere dell’aspetto esteriore di un’architettura, della sua pelle, specie nel caso del restauro di strutture, poiché deve esserci produzione simultanea di risposte in rapporto alla pelle e allo spazio interno, sulla base del nuovo progetto.  Inoltre, l’ambito minimo del restauro implica anche la formazione di relazioni con la pelle, attraverso la demolizione di parte della struttura esistente, per oltrepassare il limite della dimensione fissa data dalla struttura esistente, oppure semplici cambiamenti nella pelle dell’edificio e nei materiali delle finiture interne.
Tuttavia, il punto principale qui è il lavoro di creazione di un altro look, sul motivo dato dalle parti strutturali esistenti (pilastro e trave). In altre parole, il metodo architettonico consiste nella ricomposizione, cioè nell’azzerare i rapporti con la nuova pelle rimuovendo lo strato esistente che circonda il blocco, e rivelando parte della struttura sottostante. È stato scelto il mattone, fra i materiali che di per sé possiedono la porosità come proprietà fisica, allo scopo di esprimere metaforicamente il processo di formazione della trama del tessuto e della sua forma. Il metodo di posa dei mattoni, che connota accumulazione, richiede tempismo e precisione insieme, e le proprietà fisiche di un mattone mutano lentamente, anche molto tempo dopo la messa in posa. Il nostro project team ha scelto il mattone in ragione di alcuni attributi legati a queste proprietà fisiche. Inoltre abbiamo proposto alcuni metodi alternativi di posa. In genere la modalità tradizionale presenta un limite, che consiste nell’altezza massima auto-sostenibile dall’accumulazione dei mattoni, perciò ci occorreva anche una precisa ossatura strutturale come mezzo di supporto. L’opzione, in apparenza inverosimille, era quella di superare il limite di altezza in verticale, attraverso una qualche modalità di posa.
Alla fine il nostro project team ha deciso di concentrarsi sulla Ricomposizione della porosità attraverso la sistemazione dei mattoni, piuttosto che ricercare una nuova alternativa al tradizionale metodo di posa. In altri termini, il project team è riuscito a ottenere una variazione nell’elevazione attraverso la composizione risultante dalla densità, ottimizzando il rapporto di porosità secondo il metodo per cui il modulo di porosità predeterminato viene impilato in elevazione, anziché con modalità di sistemazione piatta. Allo stesso tempo, siamo riusciti a offrire una metafora del processo di formazione di un tessuto
e della sua forma.
Secondo le nostre ricerche, in elevazione la trasparenza aumenta, mentre uno spazio vuoto delle medesime dimensioni (1.8mx1.8m) viene ripetuto ‘riempiendo’ i due lati stretti, o una facciata
e l’elevazione sul lato destro.
La creazione di questo vuoto è una strategia per ottenere la trasparenza della pelle, e ha un carattere diverso rispetto a un’apertura dotata di funzioni primarie, come lasciar filtrare la luce solare, offrire una vista esterna e ventilare, e anche un’altra porosità per la ricomposizione con una nuova pelle, che rivela le forme delle parti strutturali esistenti – trave e pilastro.
La scelta del vuoto di 1.8 metri di larghezza e lunghezza si è basata sul principio di composizione in elevazione, considerando un grado minimo di privacy e una scala massima, tale da rendere possibile l’osservazione delle attività delle persone. Inoltre si è generata la ricomposizione di multi-pori diversi attraverso l’applicazione al vuoto di tre diversi moduli (rapporto di apertura dello 0%, 50% e 100%), risultanti dalla modalità di posa.

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