Dal 2 al 12 luglio 2026 oltre 200 studenti di architettura, giovani professionisti e designer europei vivranno e lavoreranno nella conca amatriciana (69 frazioni estese in 175 km²) per trasformare in interventi concreti alcuni desideri espressi dalle comunità locali raccolti attraverso un percorso di ascolto e ricerca durato più di un anno. Dieci progetti di autocostruzione e riattivazione dello spazio pubblico selezionati attraverso una call internazionale, diffusi in otto siti differenti, saranno quindi donati alle associazioni del luogo e affidati a “guardiani” che ne garantiranno la cura e l’attivazione nel tempo.

Inoltre, negli stessi giorni, prenderà forma anche un programma aperto alla cittadinanza composto da talk, proiezioni, esplorazioni e performance artistiche e musicali dal vivo che tramuteranno Amatrice in un laboratorio di confronto sul presente delle aree interne e sulle nuove modalità di abitare un territorio diffuso. Affiancandosi ai processi istituzionali, TERREMOSSE vuole supportare un’alternativa alla pianificazione post-sisma e investire sulla riattivazione delle relazioni sociali, dei luoghi di condivisione e sull'ascolto delle comunità che abitano i territori fragili contemporanei.

TERREMOSSE nasce da una ricerca avviata nel 2024 da un collettivo di giovani architetti, ricercatori e studenti attivi all’interno della rete EASA - European Architecture Students Assembly, piattaforma europea di educazione architettonica alternativa che da oltre 40 anni sperimenta modelli di apprendimento fondati sull’autorganizzazione, sulla costruzione collettiva e sulla pratica diretta del progetto. L’iniziativa prende vita dopo mesi di attraversamenti, sopralluoghi e studio sul campo, in una riflessione che intreccia architettura, marginalità, memoria e diritto a restare.

Il nome stesso del progetto chiarisce il suo posizionamento teorico e operativo: “Terremosse”non indica soltanto terre colpite dal sisma, ma territori vivi, in continua trasformazione, che continuano a cercare nuove possibilità di cura. In questa prospettiva Amatrice viene interpretata non soltanto come luogo della catastrofe, ma come condizione emblematica di molte zone interne europee attraversate da spopolamento, perdita degli spazi pubblici, fragilità infrastrutturali e rarefazione delle relazioni comunitarie.

Nel corso di oltre un anno di lavoro il collettivo promotore di TERREMOSSE ha costruito una mappatura territoriale fondata sull’ascolto diretto degli abitanti, delle associazioni locali, in co-progettazione, e dei cosiddetti “guardiani”, figure di riferimento che hanno proposto e promosso i desideri della comunità e saranno incaricate di custodire gli interventi una volta terminato l’evento. Da questo processo è emersa una metodologia costruita attorno a tre elementi “Places, People, Desires”, che ha permesso di trasformare bisogni, memorie e, appunto, desideri in programmi spaziali concreti, radicati nei luoghi e nelle pratiche quotidiane delle comunità locali.

Il cuore operativo di TERREMOSSE sarà costituito da dieci cantieri collettivi di architettura e riattivazione territoriale in otto diversi siti della conca amatriciana. Gli interventi sono stati selezionati attraverso una call europea rivolta ad architetti e designer. I progettisti scelti assumeranno il ruolo di tutor sul campo, coordinando i partecipanti internazionali durante le fasi di costruzione. L’obiettivo finale è realizzare interventi di piccola e media scala tra cui: un palco per rappresentazioni e iniziative pubbliche, un’area giochi per bambini, un sistema di sedute, un gazebo, un braciere, un riparo comunitario e due aree di sosta lungo il lago e il fiume. Microarchitetture, quindi, ma anche dispositivi collettivi, spazi di aggregazione e infrastrutture leggere dedicate alla riattivazione dello spazio pubblico e alla ricostruzione delle relazioni territoriali.

Tra gli interventi più significativi figura “Casa Casale”, situato nell’omonima frazione. Il progetto, guidato da Jonah Burgsteiner, Momo Francesca Canzian, Fabian Fazio, Malte Lars Henningsen e Josephine Eva Klat, nasce dal desiderio espresso dagli abitanti di tornare ad avere uno spazio coperto per ritrovarsi, celebrare le ricorrenze e organizzare momenti collettivi, aspettando insieme che la pioggia passi. Per questo, attraverso tecniche di carpenteria lignea, verrà realizzato un riparo permanente e implementabile nel tempo, nell’area dove una volta sorgeva la scuola del paese.

Un secondo intervento emblematico, focalizzato sul rapporto tra ritualità, paesaggio e permanenza, è “Il Giardino dell’Eremo”, nella frazione di Colli, su progetto di Giovanni Rinaldi e Leone di Robilant. La volontà è recuperare una delle tradizioni più significative del territorio: la processione annuale della Madonna dei Colli, o Processione dell'Esaltazione della Croce. Sebbene la chiesa che domina il colle sia oggi inagibile, il workshop realizzerà una nuova soglia di ingresso, un sistema di sedute, un braciere e una struttura verticale in titanio che renderà di nuovo accessibile la campana della chiesa, da anni muta dal sisma, permettendo di farla risuonare ancora una volta nella valle.

Una forte attenzione verrà dedicata anche ai luoghi della quotidianità e dell’infanzia. Nel giardino “Tana Libera Tutti”, sviluppato insieme all’associazione “Alba dei Piccoli Passi”, il progetto che sarà sviluppato da Eleonora Scalia, Giacomo Verdinelli, Lisa Sieni, Francesco Bruno Niero e Niccolò Bocenti, interverrà su uno spazio verde oggi inutilizzato, alle porte del centro storico distrutto, trasformandolo in un ambiente comunitario dedicato alla cura e al gioco, grazie alla costruzione di un piccolo padiglione collettivo e di una scena pubblica per attività e incontri, affiancati da pratiche di tessitura partecipata con materiali recuperati nei territori attraversati dal sisma. 

Il tema della relazione con l’ambiente naturale emergerà poi nell’intervento “Breathing Circle”, previsto sulle rive del lago Scandarello. Qui il gruppo coordinato da Bojana Bjelic e Melissa Soh costruirà una grande seduta circolare fatta di frammenti lapidei, mattoni e pietre recuperate localmente dopo il sisma. Verrà, quindi, realizzato un ampio cerchio in pietra che abbraccia il lago e diventa punto di incontro e ammirazione del paesaggio naturale.

Accanto agli interventi costruiti, TERREMOSSE svilupperà, inoltre, workshop dedicati alla documentazione e alla produzione culturale e audiovisiva, con attività di ricerca, archiviazione e raccolta di memorie locali, contribuendo a una narrazione condivisa dei mutamenti in corso nel territorio amatriciano. Dal 2 al 12 luglio, nel corso degli undici giorni nei quali Amatrice si farà laboratorio internazionale di sperimentazione architettonica, prenderà forma anche un programma di iniziative di divulgazione pubblica, rivolte sia a professionisti ed esperti sia a tutta la cittadinanza, fatto di talk, tavole rotonde, dibattiti, proiezioni, performance artistiche ed esplorazioni territoriali, tenuti da docenti universitari, ricercatori internazionali, esperti di architettura e sovrintendenze locali. L’obiettivo? Riportare Amatrice al centro di una riflessione internazionale sul costante movimento delle aree interne e sulle nuove forme dell'abitare contemporaneo.

"TERREMOSSE nasce dalla volontà di interrogare il ruolo dell’architettura nei territori fragili contemporanei. Amatrice oggi non è più quella di dieci anni fa e la sua ricostruzione deve innanzitutto ripensare a chi si rivolge nel presente. Per noi, la vera energia del territorio sono le comunità che lo abitano: quelle che sono rimaste, quelle che sono partite e quelle che arriveranno in futuro. In questi mesi, attraversando Amatrice e le sue 69 frazioni, le abbiamo ascoltate, raccogliendo desideri e bisogni che spesso restano fuori dai programmi della ricostruzione. Abbiamo trasformato questi desideri in una call internazionale, alla quale hanno risposto architetti e progettisti provenienti da tutta Europa con proposte concrete. Abbiamo poi invitato 200 giovani architetti a raggiungere Amatrice per costruirle insieme. I dieci interventi che realizzeremo non vogliono essere soltanto gesti simbolici, ma occasioni reali di riappropriazione territoriale, destinate a continuare a vivere nel tempo grazie al coinvolgimento delle istituzioni e delle associazioni locali. Le strutture che nasceranno da questo percorso rappresentano un’iniezione di speranza e un contributo concreto alla vita quotidiana degli amatriciani. TERREMOSSE è prima di tutto una pratica di cura e responsabilità condivisa verso luoghi che continuano a cercare nuove possibilità di presente", Direttivo di TERREMOSSE.