area 113 | benedetta tagliabue embt

architect: Benedetta Tagliabue embt (Miralles Tagliabue EMBT)

location: Hamburg, Germany

year: 2014

Gli spazi aperti dell’area occidentale del quartiere di Hafencity rappresentano uno degli elementi centrali della riqualificazione dell’ex zona portuale, situata a sud dello storico quartiere di Speicherstadt, confinante con il centro città. Per tutto il corso della storia, l’area è stata oggetto di continui cambiamenti, che tuttavia non hanno mai modificato la sua destinazione di zona portuale e industriale. A caratterizzare il bacino portuale vi è la continua alternanza di bassa e alta marea. A protezione pertanto dell’area contro eventuali mareggiate, le costruzioni nella parte più interna della città ad uso residenziale ma anche gli ambienti di lavoro, gli spazi commerciali, culturali e a scopo ricreativo verranno sollevati di circa tre metri nel corso dei lavori di riqualificazione.
Nell’ambito del suddetto processo di trasformazione dell’area, da porto navale a quartiere cittadino a misura d’uomo, la società Hafencity Hamburg GmbH ha annunciato, nel 2002, l’apertura di una gara d’appalto internazionale, vinta da EMBT. Lo studio ha quindi proposto la realizzazione di uno spazio pubblico vivace e dalla modulazione multi-sfaccettata, a fare da elemento di raccordo
tra i diversi quartieri della Hafencity occidentale. L’area interessata dal progetto comprende i quartieri di Sandtorhafen, Grasbrookhafen, entrambi fronte porto, le piazze venutesi a creare nel corso del recente sviluppo della zona, nonché tutte le passeggiate lungo le rive del porto. Ogni settore è stato progettato coerentemente al proprio carattere intrinseco.
Ciò che unisce i vari spazi pubblici e privati, i diversi prospetti, la terra e l’acqua sono interventi progettuali dal carattere essenziale. Ne è un esempio l’area fronte porto di Grasbrook. Gli elementi paesaggistici sono stati inseriti in modo massiccio. Nelle aree un tempo danneggiate dai bombardamenti sono stati piantati salici e create scalinate che portano direttamente all’acqua. La zona fronte porto di Grasbrook presenta numerosi punti di sosta e ritrovo: due piazze su livelli differenti, un ristorante con tavoli all’esterno, una collinetta verde con un prato su cui distendersi magari sotto un albero, proprio a ridosso della riva. L’elemento paesaggistico, come un fil rouge, si estende fino al pontone del porto. In futuro, la zona del Sandtorhafen ospiterà le imbarcazioni storiche. Il pontone in progetto prevede uno spiazzo galleggiante che si collega alle scalinate del Sandtorhafen. Il fronte porto del Sandtor è caratterizzato dalla presenza di ampi spazi terrazzati, con scalini che portano direttamente all’acqua o che costituiscono un elemento di transizione verso il Sandtor Park. Per la sua posizione, l’estensione e la capacità attrattiva, la superficie dello spiazzo assomiglia ad un palcoscenico sull’acqua che invita i passanti a soffermarsi. (Dal catalogo della mostra “Work in Progress” di Kristin Feirreiss-Aedes 2005).
La solidità degli spazi è mediata dal trattamento delle superfici con colori diversi. I marciapiedi della Kibbelstegstrasse sono in asfalto, ma sul manto asfaltato si aprono fori con erba o ghiaia. Le scalinate e le discese alternano una pavimentazione in pietra ad un cemento prefabbricato, decorato con immagini di uccelli e pesci. Gli stessi pesci, stilizzati, si ritrovano sulle superfici verticali in mattoni, che vanno a formare parapetti e terrazze. I grandi parapetti sulla riva ricordano le dimensioni e l’uso del sito che veniva fatto in passato, ovvero un porto, sul quale si affacciano sottili balaustre dalle forme astratte. (da “a+t Espacios colectivos in common” Primavera 2006, n. 27). Il nuovo profilo del paesaggio è stato studiato tenendo ben a mente le esigenze dell’uomo, in modo da favorire in chiunque si trovi in quest’area un senso di rilassamento. Il nuovo progetto urbanistico si prefigge di ottenere un movimento fluido che conduca le persone dai nuovi complessi residenziali fino all’acqua, in un percorso piacevole all’interno di un paesaggio artificiale, in cui si inseriscono elementi naturali. A livello dell’acqua (0,00): una grande piattaforma galleggiante permetterà di accedere alle piccole imbarcazioni, alle barche sportive, ai traghetti e alle aree ricreative. La presenza di verde a livello dell’acqua è garantita da speciali elementi galleggianti. L’acqua è visibile sia dal perimetro che attraverso speciali oblò, che creano il cosiddetto “effetto laghetto”. La passeggiata a livello della riva (4,50) è principalmente pensata per il passaggio pedonale, ospiterà piccole caffetterie che contribuiranno a creare uno spazio in cui rilassarsi, proprio a ridosso dell’acqua. Al livello strada (7,50) il progetto prevede zone pedonali e aree gioco, ben separate tuttavia dalle vie di maggior traffico. “Un sistema di rampe, scale e passerelle collegherà i diversi livelli. Uno dei principali protagonisti del progetto è il “verde”, saranno impiegati 3 diverse classi di piante che permetteranno all’area di cambiare volto a seconda della stagione dell’anno e conferiranno una nota di colore in contrasto con l’area nord della città”.

Lineas
Marella Santangelo

”Los primeros croquis para el Parque Diagonal Mar son lineas que seleccionan más que nada unos caminos de energía, unos flujos que sólo más tarde se transformarán en caminos, montañas, agua, espacios infantiles. Estas líneas indican un deseo de un mundo natural en la ciudad, reflejo de algo lejano en nuestras mentes de un jardín, un paraíso...”. Benedetta Tagliabue così racconta l’incipit del progetto di Parque Diagonal Mar, a partire dai primi schizzi, ancora con Enric Miralles in vita, alla realizzazione. Ha scritto di flussi di energia che si trasformano in spazi, oggetti, camminamenti, sintetizzati poi in linee fisiche le stesse che disegnano spazi, che delimitano quote, che salgono, scendono, che si protendono verso il cielo. E queste linee sono in fondo lo sfioccare di immagini fantastiche e fantasiose, di sogni ad occhi aperti e possono essere usate come una metafora del lavoro degli ultimi dieci anni dello studio EMBT diretto da Benedetta Tagliabue. Linee che sono anche continuità, ricordi, collegamenti, ma allo stesso tempo proiezioni verso il futuro, che sembrano ricorrenti nei progetti più recenti quasi a memento di una storia antica, in un presente tutto proiettato nel tempo che verrà. In una calda e soleggiata mattina del gennaio 2005, tiepida come solo le mattine invernali barcellonesi possono essere, per la prima volta sono stata al Parque Diagonal Mar; eravamo Benedetta ed io, con i nostri bambini Caterina, Anna Virginia e Domenech. Mentre i bambini giocavano e correvano, scivolavano e si arrampicavano li guardavo e pensavo a come fosse forte il presente e con esso il senso del divenire, con il parco non ancora terminato, loro che sono il nostro futuro e il ricordo di Enric, forte e vivo, e tutto questo all’interno di un progetto dello studio EMBT, in un’area circondata da gru ed in piena trasformazione. L’atmosfera era un po’ magica e così Benedetta ed io abbiamo cominciato a giocare con i bambini entrando in totale comunione con il parco.
Le linee di Benedetta Tagliabue ritornano, linee simboliche e linee fisiche impresse sul terreno, sui 17 ettari che compongono il Parco, linee che assumono forme e andamenti diversi, che sono tangibili attraverso il disegno e intangibili come l’acqua nebulizzata. Dunque, questi ultimi dieci anni sono stati anni di lavoro tenace in cui costruire, nel segno della continuità, una nuova identità architettonica e professionale.
Ho scelto di parlare di questi due progetti, Parque Diagonal Mar a Barcellona e Hafencity ad Amburgo, per vari motivi che ora proverò raccontare. Sono due progetti a scala urbana, progetti di spazi aperti, di luoghi dello stare, che lavorano sulle relazioni tra terra e acqua, l’uno parallelo al bordo, Amburgo, l’altro trasversale, Barcellona; l’uno in un luogo nato come area specializzata, l’area portuale, l’altro chiamato a riconfigurare un’importante area urbana, cerniera tra mare, spiaggia, il quartiere di Poblenou e l’intervento residenziale anch’esso di nuova realizzazione. La soglia tra terra e acqua è un luogo un po’ magico, laddove la particolare condizione orografica, fisica e posizionale non informa solo la costruzione della città ma diviene elemento fondante della sua configurazione e della sua immagine. Entrambi questi progetti sembrano esaltare e rafforzare, attraverso il segno architettonico costruito, il margine, in un gioco di addizione e sottrazione rispetto all’acqua e alla terra.
“Fino all’avvicinarsi dei suoi limiti il mare è una cosa semplice che si ripete onda per onda. Ma le cose più semplici in natura non si lasciano accostare senza mettervi molte forme, senza fare molte cerimonie, né le più spesse senza subire un certo assottigliamento”, così scrive Francis Ponge, straordinario poeta: forme disegnate dall’uomo ma, di fondo, sempre lo scontro tra forme naturali e forme artificiali. L’acqua dominata dalle maree ad Amburgo disegna nell’arco della giornata e poi delle stagioni diversi paesaggi, e il progetto sembra adeguarsi attraverso una sorta di flessibilità formale alle diverse condizioni. Un gioco sapiente di quote rimanda ai diversi livelli che costruiscono la sezione delle nuove banchine, un bordo artificiale reso ancor più complesso dalla sovrapposizione del nuovo disegno alla rigidità del profilo portuale. A Barcellona le linee fluttuanti del progetto che richiamano una vegetazione ricca d’alberi, di rami e steli, portano le naturalità del bordo plasmato da spiaggia e mare, all’interno dello spazio urbano, creando tanti luoghi accoglienti e avvolgenti nei quali sostare percependo con la brezza e il profumo la vicinanza del mare. In questo progetto è il naturale che si impone con forza; l’acqua è elemento fondamentale del progetto stesso, con le diverse fonti e il grande lago in cui si riflette la città con tutto ciò che è naturale e artificiale, l’acqua nebulizzata e spruzzata dai rami d’acciaio che si intrecciano a formare pergole, intelaiature d’ombra, ripari, che assumono via via diverse forme e diversi ruoli e sullo sfondo sempre il mare calmo, mosso, agitato, blu, azzurro, cobalto. In entrambi questi luoghi, Amburgo e Barcellona, peraltro culturalmente, ma geograficamente e climaticamente molto distanti tra loro, la configurazione degli spazi, voluta da Benedetta Tagliabue, esalta il valore di posizione di queste aree, e ripropone con nuove accezioni la questione delle aree di limite, intendendo questo limite non come delimitazione, una chiusura all’eterogeneo, ma anzi come luogo di contiguità ad altre storie e mondi, all’apertura al possibile, all’ospitalità all’estraneo. E queste sono anche caratteristiche della personalità di Benedetta Tagliabue, così come del modo di lavorare suo e dello studio EMBT, che sottendono sempre apertura e accoglienza, all’altro, alle cose del mondo, a ciò che accade intorno. Questi sono luoghi pensati, disegnati e costruiti dalle stesse persone e sono i luoghi di accoglienza della città, luoghi di soglia e come dice Benjamin “la soglia è una zona, una zona di passaggio. La parola soglia ha in sé il senso di ‘mutamento‘ ‘passaggio‘ ‘mare‘“. Nel porto di Amburgo il mutare del paesaggio è affidato ad un sistema di piattaforme flottanti che segue l’andamento delle maree, creando un paesaggio artificiale ma non immobile, così come l’esperienza percettiva del luogo regolata attraverso due passeggiate pedonali, a due diversi livelli, anch’esse legate, nell’adattamento e nel movimento, alle maree. La prima passeggiata a quota 4,5 metri, la zona pedonale con piccole attività commerciali; a quota 7,5 metri c’è l’altro camminamento, a livello della strada e anch’esso pedonale che fa da filtro rispetto al gran traffico dell’arteria carrabile. Il passaggio fra i tre livelli è affidato ad un complesso sistema di percorsi, rampe, passerelle, risalite che mette in comunicazione gli spazi tra loro. In questo luogo il passaggio tra terra e acqua, ma anche tra porto e città è mediato dai nuovi spazi che non cancellano la memoria del passato dell’infrastruttura, ma raccontano di una riappropriazione coerente della città almeno di una parte del suo bordo sull’acqua. Alcuni spazi sono pensati anche dal punto di vista del porto, come il ponte Kibbelsteg che avvicina la città all’acqua, la nuova piazza pavimentata e la grande balconata sul fiume Ride.
L’area destinata alla realizzazione del Parque Diagonal Mar è un luogo con caratteristiche profondamente diverse da quelle dell’area amburghese, a partire proprio dall’essere soglia. È l’area della parte terminale dell’Avinguda Diagonal, nella zona del “Plan 22@” che riordina l’antica area industriale di Poblenou, laddove la grande arteria assume nuovamente un ruolo di asse strutturante delle nuove realizzazioni, in cui il disegno dell’impianto rompe la geometria della maglia del Cerdà; nell’area di confine tra questa zona detta Diagonal Mar e la città olimpica è stato realizzato il nuovo parco. Il Parque Diagonal Mar è un parco verde profondamente urbano in cui realmente artificio e natura si fondono, con l’artificio che rievoca forme e posizioni della natura, in una sorta di controcanto continuo tra alberi, prati e piante. Il disegno del suolo vede, un alternarsi di quote, prati pianeggianti e colline verdi, ponti e passerelle, spazi dedicati allo sport e al gioco, in un inesauribile incidere, scavare, corrugare il terreno. La presenza del verde e la forte naturalità del Parque Diagonal Mar diviene ad Amburgo un paesaggio artificiale nel quale si ritrovano elementi naturali come l’acqua stessa e il verde. Alberi, forme mutuate dal volo dei gabbiani, da navi in partenza, da acque agitate dalle onde, dirigono con delicatezza il disegno dei ex-luoghi portuali e si ripropongono nel lavoro sulla decorazione di superfici e oggetti, nell’uso del colore con una accuratezza che richiama il fruscio di stoffe riccamente intessute. La decorazione, elemento importante nei progetti dello studio barcellonese, nel parco è invece affidata ai grandi elementi delle fioriere, rivestiti da frammenti, talvolta riflettenti, di ceramica colorata, frutto di attente prove ed esperimenti in laboratorio. Si può dire che si tratta di due progetti urbani dal forte valore “fondante”, di luoghi che recuperano o ricostruiscono un’identità, in una concezione dell’intervento architettonico che vede nel progetto lo strumento per eccellenza per conoscere e trasformare la realtà, anche prendendo a piene mani dalla propria capacità immaginativa e pronti ad ogni stupore.§”Tornando alle ragioni di un progetto […] forse il problema è dover mettere in gioco se stessi, ma quando individui il problema è incredibile come ogni automatismo è tagliato fuori“ – dice Enric Miralles – “Sono veramente sorpreso di come riesce ad accadere questo, di come cioè si possa far nascere una nuova topografia dall’incrocio di forme diverse, come ciglia che coprono gli occhi”.

Marella Santangelo, architect, won a PhD in Architectural Composition on a CNR scholarship at the Escuela Tecnica Superior de Arquitectura de Barcelona, and has taught on contract at the School of Specialization in Urban Design at the "Federico II" University of Naples where she is also on the faculty of the architecture department. Since 1991 she has been engaged in research on the subject of architecture and urban design at the Department of Urban Design. She has publilshed and edited a number of books and essays, including most recently Architettura contemporanea in Brasile, 2006; EMBT 1997/2007 10 anni di architetture Miralles Tagliabue, 2008.

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