area 113 | benedetta tagliabue embt

architect: Benedetta Tagliabue embt (Miralles Tagliabue EMBT)

location: Kathmandu, Nepal

year: 2005

Progetto urbanistico.
Una scuola come elemento di rigenerazione e trasformazione per la comunità. Il nuovo edificio, realizzato in un luogo isolato e caratterizzato dalla mancanza di mezzi, diviene input per una trasformazione a grande effetto riabilitativo. Punto di partenza del progetto è un budget ridotto al minimo e un lotto all‘interno del quale l’edificio si colloca di misura. Un fiume che scorre proprio di fronte al sito e ampie aree abbandonate in cui vengono accumulati rifiuti fanno di quest’area un luogo decisamente “ai margini”. Eppure, questa zona ha un enorme potenziale dal punto di vista scolastico e ambientale. La realizzazione dell’edificio favorirà una rigenerazione a livello ambientale, non solo intesa come nuovo utilizzo degli spazi, ma come un laboratorio in cui sviluppare un nuovo senso civico che porterà innanzitutto a ripulire l’area, che potrà poi essere utilizzata come terreno agricolo per colture alternative, per la creazione di nuove opportunità occupazionali, come giardino o luogo in cui aprire botteghe, officine e centri sportivi per attività all’aperto. Ecco che allora il progetto porterà al moltiplicarsi di strade, piazze, parchi, mercati, darà alla zona una vocazione ricreativa che rafforzerà lo spirito di comunità e ricreerà lo spazio pubblico.
La proposta presentata alla comunità.
Per realizzare un vero e proprio “elemento” rigenerativo dell’area, che non offra solo servizi minimi ma che faccia da struttura portante per l’impiego e la trasformazione di tutta l’energia presente sul sito, sarà necessario un investimento di una certa portata. Si tratta infatti di eseguire un vero e proprio intervento sul paesaggio e a livello di spazio pubblico per dare organizzazione al lavoro, per creare coltivazioni alternative, aumentare i posti di lavoro, per ottenere buoni frutti dall’agricoltura, per poter trattare e smaltire al meglio i rifiuti organici che, a loro volta, potranno andare a costituire una biomassa, si dovrà prevedere un riutilizzo dei rifiuti come fonte di energia alternativa.  Nel contempo sarà necessario riuscire a sfruttare l’energia esistente e impiegare le giuste metodologie per poter generare energia dalla fermentazione dei gas sotterranei, che potranno quindi essere trasformati in metano senza che vengano emanati odori sgradevoli ed evitando il degrado ambientale. Il tutto avverrà all’interno di un parco pubblico che sarà, in tal modo, trasformato in uno spazio sostenibile.

Il progetto.
Il primo intervento è stato la creazione di fondamenta antisismiche (con uno zoccolo che si estende su tutto il lotto), per garantire il massimo livello di sicurezza. Il progetto dell’edificio scolastico rientra in un intervento generale di recupero, riciclaggio e riutilizzo di materiali e rifiuti. La struttura permette pertanto l’impiego di materiali reperiti casualmente, donati o semplicemente comparsi in loco durante i lavori.
Le facciate sono state progettate come strutture aperte, una sorta di striscia “anarchica” e scomposta che permette l’inserimento di materiali riciclati (bambù, tessuto, mattoni colorati)
e di recupero, come i diversi elementi in legno e le parti utilizzate nelle aperture. L’edificio è stato progettato prevedendo tutta una serie di dettagli strutturali che permettono di incorporare materiali di recupero e di scarto. Il tutto è organizzato per poter ottimizzare le caratteristiche bio-climatiche della struttura. Non si tratta infatti di realizzare un oggetto puramente estetico, quanto di poter sviluppare tutta una serie di possibilità. I vantaggi offerti dall’energia passiva vengono sfruttati al meglio grazie all’orientamento dell’edificio e a una speciale parete, i cui materiali massicci utilizzati permettono di incamerare calore naturalmente e di regolare la temperatura interna. L’aerazione trasversale garantisce una regolazione termica naturale dell’edificio.
Il minimo consumo energetico che caratterizza l’edificio è reso possibile da un approccio bioclimatico ad alta efficienza. Le pareti spesse della costruzione regolano la temperatura interna sfruttando l’escursione termica tra il giorno e la notte. L’inserimento, all’interno delle suddette pareti, di “pesi” quali terra, sabbia o pietre, permettono di creare un sistema cosiddetto “a sandwich”. A rafforzare ancora maggiormente l’approccio bioclimatico, vi è l’impiego di due tipologie di tetto. Da un lato, la copertura “vegetale” migliora l’inerzia termica, dall’altro il tetto cavo ventilato funge da supporto per i collettori solari termici. L’acqua piovana viene recuperata per essere poi utilizzata nelle toilette e per l’irrigazione.

L’esperimento.
In una grande fabbrica di laterizi abbiamo recuperato mattoni che erano stati scartati perché, a causa dell’eccessiva cottura, risultavano rossi su un lato ma bruciati sull’altro. Abbiamo poi verificato se fosse possibile colorare la ceramica con i colori tradizionalmente utilizzati durante i rituali spirituali (Gana-puja-Dzogh), abbiamo quindi utilizzato lo zolfo per colorare alcuni pezzi di calcare. Per proteggere il legno, abbiamo utilizzato un composto fatto con uno speciale peperoncino rosso e olio. Per il pavimento abbiamo sperimentato un mix di zucchero integrale, lenticchie nere e pezzi di mattone frantumati a più riprese. Abbiamo reperito vecchi infissi per le finestre ed altri elementi in legno, travi in legno e bambù. Qualcuno ci ha fornito tessuti in colori differenti. Proprio di fronte al sito si trovavano un laboratorio di falegnameria e alcuni artigiani che intrecciavano cesti. Il contributo più grande tuttavia è arrivato dall persone per le quali il progetto rappresentava un’illusione ed era pronta a lavorare con grande motivazione. E così si crea una sinergia, un flusso di persone pronte a dare, noi pronti a ricevere ciò che possiamo reperire, che viene trovato in loco… ed ecco che abbiamo iniziato a creare con tutto ciò che capitava.

 

 

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