area 110 | expo 2010 shanghai

Un progetto per la UBPA rimasto nel cassetto
Volendo parlare della Urban Best Practice Area (UBPA) all’Esposizione Universale di Shanghai, la mia competenza è piuttosto quella di un osservatore esterno che non di un esperto in materia. Mi sono interessato all’iniziativa della UBPA nel 2008, quando mi occupavo di un progetto congiunto cino-svedese in campo architettonico denominato “Wetland Square in Stockholm” in collaborazione con Bob Lee Songping, professore all’Università di Konstfack in Svezia. Ci siamo adoperati per sottoporre questo progetto alla UBPA e Tang Zilai, il responsabile capo della pianificazione, nonché i funzionari competenti del Bureau of Shanghai World Expo Coordination si erano detti interessati e ci avevano offerto il loro sostegno, preventivando persino di inserire il nostro progetto nella piazza della sezione settentrionale dell’Expo. Molte delle soluzioni tecniche di cui si avvale il nostro progetto coincidono con i principi propugnati dalla UBPA, ad esempio la purificazione dell’acqua mediante piccole zone acquatiche, il miglioramento dei microambienti e l’accesso alle zone acquatiche mediante metodi moderni (interazione tramite computer o telefono cellulare ovunque ci si trovi, gestione interattiva delle zone acquatiche aperta a tutti tramite Web2.0, download di materiali culturali, musica o video, ricarica wireless), in un contesto di integrazione fra tecnologie intelligenti e tecnologie eco-compatibili. Inoltre, la Wetland Square poteva diventare un ottimo strumento per incoraggiare la collaborazione fra Stoccolma e Shanghai, coinvolgendo anche altri soggetti provenienti da diverse aree del globo. È un peccato che Stoccolma non abbia presentato in tempo la richiesta di ammissione, perdendo così questa opportunità.

general view - photo by Shen Zhong Hai

La UBPA come città-collage: un libro illustrato in 4D
La maggior parte degli esempi rappresentati presso la UBPA dimostrano un eccellente grado di maturità in termini di progettazione e tecnologia, che si tratti della casa a costo energetico zero nell’area residenziale di Paddington a Londra o la casa di bamboo realizzata a Madrid o ancora il parco acquatico vivente di Chengdu. Oltre che all’edilizia residenziale, i progetti esposti nella UBPA sono dedicati a un altro aspetto molto interessante: la riqualificazione di centrali elettriche e altri edifici obsoleti.
Non si tratta di un semplice campionario architettonico, ma piuttosto di una vera e propria presenza storica che risveglia determinati ricordi nei cittadini di Shanghai, testimoni del progresso compiuto in termini di sviluppo urbano, e che offre altresì ai visitatori un’immagine vivida dell’evoluzione metropolitana della città. Riunendo un così gran numero di stimolanti progetti all’interno dello stesso perimetro, la UBPA rappresenta di per sé un processo di riscrittura che plasma isolati e strade cittadine in un reticolo ordinato. E non dimentichiamo la valenza sperimentale dei progetti selezionati che esplorano gli aspetti tecnologici della vita urbana. Casi differenti rimandano l’uno all’altro, riproducendo un panorama composito di coesistenza fra lingue diverse, come illustrato da Colin Rowe nel suo libro Collage City, e proponendo una nuova integrazione fra struttura e tessuto urbani. Da un certo punto di vista, questo tipo di ”collage” è il prodotto di una riformulazione e ridefinizione del rapporto che esisteva in origine. A mio avviso, la valenza più importante della UBPA consiste nell’avere intessuto fra loro numerosi ed eccezionali esempi di costruzione urbana e vita metropolitana secondo un approccio che ricorda quello di Disneyland. Si tratta quindi di un processo di visualizzazione che ci conduce dal mondo dei concetti e delle idee a quello della realtà concreta. Per il pubblico risulta di gran lunga più facile abbracciare determinate idee (come la riduzione delle emissioni di carbonio) se queste istanze vengono presentate mediante oggetti reali. In questo senso, la UBPA è un libro illustrato in 4D.
Facciamo un esempio. Il parco acquatico vivente di Chengdu è un progetto che ha riscosso un notevole successo e gode di un ampio riconoscimento nel settore della progettazione paesaggistica in Cina. L’acqua colorata del fiume Funan scorre all’interno del parco, viene purificata dalla zona acquatica e fuoriesce dal sistema pulita e trasparente. La visualizzazione del processo di purificazione dell’acqua e la sua integrazione in uno spazio pubblico hanno reso questa specifica applicazione tecnologica molto più facilmente comprensibile nella vita quotidiana. Tempo addietro mi sono occupato per due anni di un progetto in materia di sviluppo sostenibile nell’isola di Chongming a Shanghai. Gli abitanti del posto mi hanno riferito che cinque anni prima le acque erano chiare e pulite. Purtroppo, oggi non è più così. Adottando un approccio tecnologico, possiamo comprendere perché non è stato sufficiente installare condotte idriche e impianti di trattamento delle acque di scarico. Anche se la tecnologia può offrire una formula e una metodologia per la purificazione delle acque, è il ruolo del fiume ad essere stato sacrificato: la sua importanza nella vita quotidiana è scemata, l’approvvigionamento idrico avviene tramite condutture e non più recandosi al fiume. Sebbene la rete idrica attinga proprio da questa vena, i cittadini non fanno più molta attenzione ai corsi d’acqua e agli stagni. Vivere lungo le rive non più essenziale come in passato e il paesaggio delle sponde fluviali è in deterioramento. Pertanto, il ruolo dell’acqua nella vita quotidiana si fa meno sentito. Ecco perché visualizzare il concetto stesso di sostenibilità può dare un contributo importante.

Expo_18041
UBPA area B3-2 Pavilion - photo by Luciano Romano

L’universalità della UBPA
Il messaggio di fondo di questa straordinaria raccolta di progetti non potrebbe essere più chiaro. Ma, come accade per qualsiasi modello, non possiamo esimerci dal continuare ad elaborarlo. I modelli, infatti, devono essere adattati alle specificità locali quando vengono calati nella realtà. Ad esempio, il Villaggio Tengtou, progettato da Wang Peng, è una rappresentazione estremamente armoniosa di uno stile di vita possibile nel panorama rurale cinese. In qualità di architetto, apprezzo moltissimo il progetto di Wang Peng e ammiro senz’altro le sue capacità. Tuttavia, la mia opinione muta se questo modello venisse effettivamente applicato nelle campagne cinesi e promosso come unità residenziale per gli agricoltori. Non dobbiamo dimenticare che, sebbene in passato le zone rurali della Cina siano abitate anche da intellettuali e persone di un certo rango, oggi la situazione è molto cambiata. Vale la pena domandarsi se l’interazione fra l’architettura romantica e i suoi fruitori possa risultare proficua. Per fare un altro esempio, vorrei ricordare che molti progetti risultano promettenti dal punto di vista tecnologico o della particolare soluzione individuata, ma se li valutiamo su un piano più strettamente sistematico la loro perfezione inizia a venire meno. Molte delle tecnologie sostenibili in mostra presso la UBPA hanno raggiunto un livello di maturità, eppure non dobbiamo dimenticare che molti edifici con certificazione LEED Gold o Platinum possono essere effettivamente considerati solo pseudo-sostenibili. Si tratta infatti di costruzioni singole che non incidono su quanto accade in una cerchia più ampia. Ricordo che il progetto aggiudicatario del punteggio LEED massimo lo scorso anno è una struttura pubblica a costo energetico zero, molto lontana dal centro città e ubicata ai margini di una foresta. Le sua cosiddette “emissioni negative” di carbonio possono essere facilmente ribaltate se calcoliamo i mezzi di trasporto necessari per raggiungere il sito. D’altro canto, molte delle case in cui vivevano i nostri genitori, ad esempio le vecchie abitazioni lungo i viali di Shanghai e molte scuole elementari nel nostro paese utilizzano tutt’oggi la ventilazione e l’illuminazione naturale, senza ricorrere a un eccesso di tecnologia. Non è difficile riconoscere in questi comportamenti il seme della sostenibilità. Talvolta, basta modificare di poco le nostre abitudini quotidiane, come hanno fatto in Giappone, dove imprese e governo hanno concordato regole meno severe riguardo alla necessità di indossare un completo sul posto di lavoro. Pertanto, l’idea di una città sostenibile non è un mero concetto astratto né può fondarsi esclusivamente sulla tecnologia. La vita quotidiana deve giocare un ruolo importante nel delineare i suoi contorni. Di fatto, una tecnologia sostenibile è convincente solo dopo essere stata integrata con successo in uno stile di vita reale. Oggi parliamo spesso di sostenibilità, ma già all’epoca dei nostri genitori e dei nostri nonni molti comportamenti indicavano la strada di un’esistenza sostenibile senza rinunciare alla comodità, eppure nessuno si preoccupava di parlarne. La loro vita quotidiana presentava molti aspetti potenzialmente sostenibili, dai servizi ai prodotti, che meritano di essere recuperati e sviluppati ulteriormente. Dovremmo quindi concentrarci di più sui risvolti dinamici dell’esistenza urbana. Solo così scopriremo modalità uniche per integrare negli spazi architettonici il complesso di informazioni forniteci dagli abitanti locali tenendo conto delle esigenze che caratterizzano la loro vita quotidiana.
La UBPA resta comunque un processo di visualizzazione che ci conduce dalla teoria alla pratica. Trattandosi di un’esperienza fisicamente accessibile, l’esposizione della UBPA supera in prestazioni i libri e i mezzi multimediali sotto il profilo dell’interazione con il pubblico. Ma in termini di valore delle applicazioni utilizzate, è opportuno tenere a mente alcune considerazioni. In primo luogo, potrebbero prodursi alcune difficoltà di accettazione nella sua promozione, introduzione e gestione. In secondo luogo, dovremmo chiederci se la sua funzione di guida non sia in alcuni casi compromessa. Ad esempio, le luci a LED vengono ampiamente utilizzate nel contesto dell’Expo di Shanghai e il pubblico ne è a conoscenza in virtù dell’azione divulgativa svolta dai media, tuttavia è facile che si producano equivoci, ad esempio l’idea che l’utilizzo dei LED equivalga a un risparmio di energia. È infatti improprio affermare che la tecnologia LED sia automaticamente sinonimo di risparmio energetico. Occorre tenere presente che solo le tecnologie a consumo ”zero” producono un vero risparmio in questo senso. In terzo luogo, la UBPA presenta ambienti urbani reali, ma in mancanza di elementi concreti, l’esposizione dà al pubblico l’impressione di essere di fronte a uno spettacolo. Bisogna riconoscere che la UBPA è una piattaforma e la vita in essa rappresentata è diversa dalla vita reale. Sono infatti assenti aspetti triviali, come le faccende quotidiane o i piccoli dissidi di tutti i giorni. Mancando le dinamiche che caratterizzano la vita quotidiana, l’esposizione degli ambienti urbani riesce a rappresentare solo un aspetto del problema, ma non la sua interezza.
Oltre la UBPA: dai modelli all’innovazione sociale
Un’idea senz’altro riuscita dell’Esposizione Universale di Shanghai è quella di legare lo sviluppo urbano della città all’organizzazione di eventi importanti. Questo approccio allo sviluppo urbano trainato da grandi eventi potrebbe sprigionare notevoli energie, accelerando di fatto l’evoluzione della città. Questo rapido processo potrebbe avere molto da insegnarci e innescare una rivalutazione delle esperienze passate. L’allestimento della UBPA non esprime solo la civiltà politica del governo di Shanghai, l’ingente forza economica di questa città e dell’intero paese, ma è altresì uno strumento di interazione con il grande pubblico e consente di espandere la valenza dell’Expo oltre i limiti di un’esposizione dedicata alla scienza e alla tecnologia. Se collochiamo l’orientamento degli individui e la sostenibilità su due assi orizzontali, i professionisti e il pubblico su due assi verticali e introduciamo il concetto tradizionale cinese di yin e yang, otteniamo un reticolato che rappresenta un processo di trasformazione interconnesso e bilanciato. Solo quando i professionisti dell’innovazione modificano i propri ruoli immedesimandosi negli utenti finali
e colmando intenzionalmente il vuoto che li divide dal contesto sociale, il rapporto esistente fra queste quattro dimensioni può essere ricalibrato e regolato. Se il concetto di sostenibilità e le tecnologie correlate vengono accolte dal vasto pubblico, operando così una transizione dai modelli all’innovazione sociale, la UBPA avrà svolto il suo ruolo nel modo più compiuto.

CONDIVIDI
Articolo precedenteUBPA B2 and C1 pavilion
Articolo successivoUrban Best Practice Area