area 116 | Norway

architect: Snøhetta

location: Øyna

year: 2006

photo by Inge Ove Tysnes

Oltre ad essere uno tra i più importanti nonché più amati poeti nazionali norvegesi, Petter Dass è stato anche vicario della chiesa di Alstahaug dal 1689 fino alla morte, avvenuta nel 1707.
L’importanza, dal punto di vista storico, del luogo ha richiesto molta sensibilità nella scelta del punto in cui collocare la struttura e nell’elaborazione stessa del progetto, che ha rappresentato una sfida non indifferente. Il team dello studio Snohetta ha deciso di creare un sito tutto nuovo, tagliando letteralmente il paesaggio in due. La trincea venutasi a creare ha permesso di realizzare un edificio a sé stante, il cui volume va a bilanciare la massa di terreno rimosso. Una soluzione audace, che instaura con il sito storico un rapporto nuovo ma di sottomissione e ha permesso di realizzare un’architettura altamente significativa. Il nuovo museo permette, in questo modo, di avere un’idea più precisa della distanza, a livello storico, tra il periodo in cui è sorta la chiesa e i giorni nostri. Il sito viene delimitato da due pareti di 70 metri di lunghezza, distanti tra loro 15,5 metri tra le quali viene a crearsi il terreno per la costruzione. Il museo ha una larghezza di 11,5 metri, lascia dunque su entrambi i lati un vuoto di 2 metri, uno spazio aperto che amplia la visuale e permette al visitatore di girare intorno all’edificio, lungo le pareti rocciose. L’intenzione dello studio Snohettas era quella di integrare l’edificio nel paesaggio, facendo in modo che il tetto della struttura si inserisse perfettamente nella sezione creata nel terreno. Le pareti trasparenti al piano terra del museo danno ancora maggior risalto al rapporto paesaggio-edificio. Alle estremità del volume, che è chiuso e pare galleggiare, troviamo due ampie superfici in vetro, che si affacciano sulla chiesa, da un lato, e sul cielo dall’altro. Grazie a tale contatto visivo, l’edificio diviene un legame tra il sito storico, che rappresenta il passato, e il cielo, che invece rappresenta il futuro.

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