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Caroline Fuchs: Proviamo a ricostruire storicamente il percorso che la vostra amministrazione comunale ha svolto per arrivare alla condizione attuale e in particolare al coinvolgimento di tanti architetti di livello internazionale nella definizione della nuova immagine urbana. Le archistar sono state chiamate per raggiungere un miglior livello di qualità architettonica?
Wilhelm Schulte: La partecipazione di architetti di fama mondiale ha certamente contribuito a raggiungere questo obiettivo. Amburgo è una città cosmopolita con imprese internazionali che richiedono un’architettura di qualità che deve servire come segno di distinzione. Soprattutto quando si tratta di sedi aziendali o headquarters, gli edifici hanno anche un effetto pubblicitario e iconico, di autorappresentazione, e per ottenere questo servono bravi architetti, internazionali, dato che ormai il mondo dell’architettura è totalmente globalizzato.
Quasi tutti i progetti sono stati realizzati tramite concorsi. Nell’area di Hafencity abbiamo organizzato, insieme agli investitori privati, concorsi per tutti i progetti nei quali il direttore del settore architettura della municipalità di Amburgo, Jörn Walter, è responsabile per l’aspetto urbano.
Jörn Walter: Personalmente metterei in discussione questa tesi, perché la grande maggioranza degli architetti che costruiscono ad Amburgo è costituita da architetti locali, seguiti da studi nazionali
e alcuni internazionali. In alcuni casi cerchiamo naturalmente di portare il discorso a un livello globale, una scelta che ha sicuramente apportato molti spunti alla nostra discussione sull’architettura, ma la parte dominante dei contributi è ancora rappresentata dall’architettura locale. Organizziamo molti concorsi d’architettura, ma solo un quarto vedono la partecipazione di architetti internazionali. Non abbiamo niente in contrario alla loro partecipazione, anzi, la coltiviamo in una certa misura, ma valutando quanti poi riescono a vincere e a realizzare i loro progetti, la quota risulta piuttosto modesta.
Caroline Fuchs: Quali sono stati e quali sono gli strumenti urbanistici e le strategie per la gestione
e lo sviluppo futuro della città di Amburgo? Esiste un piano regolatore?
W. S.: Nella pianificazione urbana Amburgo vanta una lunga tradizione. Nel cosiddetto Federplan (“il piano delle piume”) Fritz Schumacher tracciò cento anni fa le linee base dello sviluppo urbano della città, che sono rimaste valide ancora oggi. Il principio basilare era l’idea di uno sviluppo orientato lungo i principali assi urbani, oggi costituiti dai tracciati ferroviari del traffico pubblico. Adesso come allora questo è il principio di sviluppo sostenibile dell’area metropolitana. Il piano già all’epoca non si fermava ai confini urbani, ma prendeva in considerazione l’intera regione (quella che oggi chiamiamo la regione metropolitana) formulando e rappresentando con lungimiranza la visione secondo assi di sviluppo e spazi intermedi fino al livello regionale.
Attualmente lavoriamo in cooperazione con la regione metropolitana, con i comuni e le province
e ci attiviamo affinché gli spazi intermedi rimangano liberi da insediamenti anche in futuro effettuando interventi di riqualificazione come parchi regionali e lasciando che lo sviluppo insediativo avvenga lungo i tracciati ferroviari e vicino alle fermate di queste linee in modo che gli abitanti possano servirsi al massimo dei servizi pubblici.
In conformità con questi principi abbiamo sviluppato quattro anni fa un nuovo concetto strategico, nuove linee guida, riassunte in cinque obiettivi integrati, per la pianificazione dello sviluppo urbano. Questi dovevano essere obiettivi non settoriali, formulati in modo da raggiungere un consenso più ampio possibile non solo nel governo politico del momento ma come piattaforma di comunicazione capace di raggiungere tutti gli abitanti di Amburgo.
Contemporaneamente abbiamo dato vita a un dialogo cittadino, chiamato Stadtwerkstatt (“laboratorio urbano”) che va avanti ormai da due anni. Tutti i grandi temi e progetti sono discussi all’interno di questo laboratorio, per rafforzare il livello di consenso delle decisioni politiche.
L’obiettivo guida è “Più città nella città”, una espressione molto semplice che incuriosisce ed è capace di suscitare un consenso molto ampio: significa che vogliamo avere più città nella città e non al contrario più città in campagna. Sembra banale, ma è molto efficace. Se riusciamo a seguire questo obiettivo non verranno ammessi insediamenti nel verde, preferendo addensare il tessuto urbano esistente e conservando il paesaggio e gli spazi aperti all’interno della città. Nella pratica non è facile perché ovunque si voglia compattare la città, esistono già abitanti che non tollerano volentieri delle trasformazioni nel proprio vicinato. Il dialogo con i cittadini serve quindi anche per promuovere questo obiettivo e per convincerli che “Più città nella città” è la strada giusta, anche a lungo termine. Il secondo punto è “Amburgo città residenziale”, poiché è necessario rendere più attraente il contesto abitativo, in modo che i cittadini non tendano a trasferirsi nelle aree periurbane della regione, fenomeno che caratterizzò gli anni 70, quando era possibile acquistare una casa unifamiliare a un prezzo molto inferiore rispetto all’area metropolitana. Questo esodo dalla città ha avuto una inversione perché sono cambiate le strutture della società: ormai più del 80% dei nuclei familiari della città sono composti da una o due persone che naturalmente non rappresentano i potenziali acquirenti di case unifamiliari nel verde. In questo senso alla rinascita della città hanno contribuito anche le trasformazioni sociali. Il terzo obiettivo è “contare sulle competenze economiche” e quindi rafforzare i rami forti, tra i quali il porto, l’industria aeronautica e il turismo. Questo significa anche che dobbiamo dare abbastanza spazio a queste competenze economiche consentendo ad esempio l’allungamento della pista di decollo per l’industria degli Airbus, per l’A83, eventualmente anche contro la protesta dei residenti. Il quarto punto è “Amburgo - vivere la città”. La città è sempre di più uno spazio vitale e dobbiamo puntare sulla conservazione della qualità urbana e sulla valorizzazione e riqualificazione degli spazi aperti. È ciò che stiamo facendo per esempio con lo strumento del Business Improvement District (BID), arrivato dall’America e applicato in Germania per la prima volta ad Amburgo.
Abbiamo ormai 17 di questi BID all’interno della città: si tratta di vie dello shopping - non centri commerciali, ma vie aperte - che vengono valorizzate non dalla città, ma dai proprietari privati dei fondi.
Abbiamo raggiunto un budget di 45 milioni euro per questi 17 BID, finanziamenti privati investiti nella riqualificazione dello spazio pubblico, un grande successo per questo progetto che va avanti e che stiamo trasferendo anche nei quartieri residenziali dove è di grande importanza incrementare la qualità dello spazio pubblico. Abbiamo iniziato un progetto pilota due anni fa che sta per essere realizzato e vorremmo continuare l’esperienza. Queste strategie mettono in primo piano gli spazi pubblici, la città come area vitale.
Il quinto obiettivo è “La città fa parte della regione”. La metropoli non si può più sviluppare in modo sensato e sostenibile senza l’aiuto della regione. Abbiamo bisogno della cooperazione, della divisione del lavoro all’interno della regione e dobbiamo contribuire come metropoli in maniera attiva e offensiva. La regione metropolitana di Amburgo ha raggiunto 5 milioni di abitanti e comprende 17 province e città senza provincia. Stiamo già svolgendo questo compito, ma l’impegno deve essere ancora intensificato nel futuro.
Queste sono quindi le linee guida strategiche che ci siamo posti quattro anni fa. C’è stato un lavoro di comunicazione che ha coinvolto i protagonisti economici, i cittadini, lo Zukunftsrat (“consiglio per il futuro”) e la regione, una iniziativa che ha avuto grande risonanza e consenso - anche dalla parte politica. La validità di questi punti, anche se non sono mai stati decretati dal parlamento, è incontrastata, e adesso non arrivano più investitori con proposte per costruire nel verde, perché sanno che non saranno accettate. Attraverso la discussione, la comunicazione aperta e libera dei nostri obiettivi abbiamo trovato un consenso che corrisponde a una legge senza che sia effettivamente una legge.
Poi ci sono i progetti concreti: l’IBA, l’esposizione internazionale dei giardini, Hafencity come progetto modello di conversione di ex aree portuali in un ampliamento della City e altri progetti. Poiché “Più città nella città” significa anche conversione, trasformazione, valorizzazione, cambiamento.
C.F.: Quali sono i progetti previsti che riguardano le vecchie aree portuali ancora da recuperare e in particolare le zone di Wilhelmsburg e di Georgswerder?
W.S.: A Georgswerder abbiamo organizzato, accanto alla ex-discarica pubblica, una grande zona per il commercio logistico. La discarica è potenziata e presentata nell’ambito dell’IBA come “montagna energetica“, sulla quale abbiamo posizionato energie rigenerative, utilizzando non solo il gas proveniente dalla discarica stessa, ma collocando anche dispositivi per l’energia solare ed eolica per dimostrare che anche all’interno della città è possibile effettuare uno sviluppo sostenibile con energie rinnovabili. Wilhelmsburg è l’area dell’esposizione internazionale di architettura (IBA) con un gran numero di progetti organizzati secondo tre aree tematiche. Il primo tema è “Cosmopoli”, ovvero come si può gestire positivamente la presenza di persone con passato migratorio e come si possono sfruttare le opportunità offerte dalla compresenza di varietà culturali.
Il cambiamento climatico, al centro del secondo tema, è rappresentato per esempio da un ex bunker della seconda guerra mondiale trasformato in una centrale di energia solare. Il terzo tema invece è “Metrozone”: con l’esempio di Wilhelmsburg, quartiere segnato ancora dall’industria portuale dove vivono 50.000 persone, vorremmo dimostrare come si possono valorizzare queste zone interstiziali, quindi non i centri o la periferia di qualità, e come si possono integrare meglio e in modo duraturo nella città.
C.F.: Amburgo negli ultimi anni si è affermata come esempio di riqualificazione urbanistica ecosostenibile fino a meritare nel 2011 il titolo di “capitale europea verde”, quale è stato l’atteggiamento assunto nei confronti degli spazi pubblici?
W.S.: Il concetto strategico, il modello spaziale per la città, prevede non solo “Più città nella città“, ma da anche l’inizio di una “offensiva per gli spazi aperti”. Prima di ‘addensare’ la città, è necessario migliorarla: prima più qualità, poi più quantità. Se la città deve accogliere più cittadini, deve essere attraente, servono spazi aperti di qualità, sia verdi che non. La “offensiva per gli spazi aperti” si occupa di questo. Stiamo coinvolgendo anche l’economia residenziale per connettere in modo migliore gli spazi privati con quelli pubblici, per perfezionare la permeabilità della spazio urbano e alzarne il livello.
È necessario creare uno spazio pubblico di maggiore qualità, così come aree verdi e piazze pubbliche e contemporaneamente costruire edifici residenziali; serviranno 6000 nuovi alloggi all’anno perché la città sta ancora crescendo anche grazie all’immigrazione per la quale dobbiamo provvedere e che naturalmente diventa anche un’opportunità che è necessario sfruttare.
F.C.: Tutta la trasformazione della città è stata coordinata e promossa attraverso una serie di concorsi di urbanistica e di architettura. Questa scelta strategica è risultata uno strumento vincente?
J.W.: Il mezzo dei concorsi ha senz’altro avuto un effetto positivo sul livello qualitativo complessivo dei progetti. Per l’area di Hafencity sono previsti nei prossimi anni ancora molti concorsi. Ne abbiamo appena concluso uno di livello internazionale quello dei “Wasserhäuser” (“case sull’acqua”) nel quartiere Baakenhafen, al quale ha partecipato una serie di architetti di fama mondiale come Shigeru Ban (che è uscito vincitore del concorso) e lo Studio Gang Architects di Chicago (che ha vinto il secondo premio).
Inoltre speriamo di continuare i progetti iniziati adesso con l’esposizione internazionale di architettura. Uno dei grandi temi dei prossimi anni sarà l’architettura residenziale.
Anche in questo ambito lavoriamo molto con lo strumento dei concorsi, di livello locale o internazionale, come abbiamo fatto ora per l’IBA, per rinnovare anche l’architettura residenziale con nuove idee. Comunque i concorsi più importanti riguarderanno sicuramente la zona di HafenCity, una delle aree fondamentali che segnerà l’immagine urbana di Amburgo in modo permanente.
C.F.: Potrebbe fare un quadro della situazione del progetto e del cantiere dell’Elbphilarmonie, anche per quanto riguarda le difficoltà intercorse in fase di progettazione e costruzione?
J.W.: Purtroppo è un campo troppo vasto per dare una risposta esaustiva in tre parole o tre frasi.
Va però ribadito che si tratta di un progetto desiderato in primis dalla città, un intervento secondo me bellissimo e adeguato e che, una volta terminato, diventerà il simbolo di Amburgo. Dall’altro lato però, e anche questo è ben noto, il progetto ha subito, sia sul piano del tempo che su quello dei costi, molteplici difficoltà che ci tengono occupati ormai da anni. Si è trattato senz’altro di un errore di valutazione che ha fatto sottovalutare la durata, i costi e la difficoltà del processo di progettazione e realizzazione.
Attualmente i lavori sono ripresi, il tetto è stato abbassato e prima di natale il sindaco ha annunciato l’intenzione di trovare un nuovo accordo con l’impresa di costruzione Hochtief che dovrebbe essere formalizzato entro la fine di febbraio. Allo stato attuale delle cose l’inaugurazione della Elbphilarmonie sarebbe poi prevista per il 2016/2017.
C.F.: Ci sono state delle scelte sbagliate da parte delle amministrazioni precedenti poi risultate difficili da risolvere e che hanno condizionato gli interventi successivi?
W.S.: Scelte sbagliate del passato che hanno condizionato gli interventi degli ultimi anni non mi sovvengono. Vorrei invece fare un esempio positivo. Abbiamo diverse università ma la più grande, la Universität Hamburg con le facoltà di scienze sociali e culturali, ha bisogno di ampliamenti consistenti. Il problema è che si colloca in un’area centrale già densamente costruita per gli standard di Amburgo. Questo problema ha comportato una discussione di quasi due anni sulla necessità di trasferire una parte della facoltà scientifica in una zona del porto recentemente riconvertita. I cittadini del quartiere si sono impegnati con fervore per mantenere l’università nella sua collocazione attuale e ampliarla lì, con il risultato che l’amministrazione di senato e città hanno deciso per questa soluzione. Si trattava quindi di metterla in pratica, di integrare circa 360.000 mq di superficie costruita in uno spazio urbano consolidato, un programma che necessariamente comportava dei conflitti.
Per la prima volta durante la preparazione del concorso urbanistico abbiamo organizzato un dialogo con i cittadini tramite interviste e forum, nel quale abbiamo coinvolto tutti gli interessati, dai residenti e commercianti del quartiere agli studenti e dipendenti dell’università. Questi diversi gruppi hanno redatto insieme una raccomandazione per il concorso, descrivendo gli aspetti di cui a loro avviso il progetto doveva tener conto che è stata trasmessa agli architetti e urbanisti. I rappresentanti di questo dialogo hanno partecipato anche alla giuria di concorso, non avevano diritto di voto, ma il direttore amministrativo del distretto urbano ha assimilato gli argomenti e posizioni di questa delega nella seduta della giuria. È venuto fuori un risultato che prende in considerazione gran parte dei suggerimenti raccolti e in questo modo il processo di costruzione è stato avviato in maniera pacifica e con il consenso dei cittadini. Abbiamo quindi risolto una manovra edilizia molto complicata attraverso il coinvolgimento dei cittadini nella fase preparatoria. È un esempio che dimostra l’utilità della discussione, che ha ovviato agli errori, in questo caso al problema di avere un’università divisa nella zona del porto. Questo dialogo condotto da due anni riduce il rischio di decisioni sbagliate, poiché il coinvolgimento deicittadini permette di riconoscere e valutare meglio le opportunità e i rischi costituendo una base decisionale più affidabile per la politica.

 

Wilhelm Schulte Director-General for Urban- and Landscape-Planning in the Ministry of Urban Development and Environment of the Free and Hanseatic City of Hamburg.
Deputy General-Director of the Common Regional Planning of the Authority Federal States Berlin and Brandenburg.
First Director of the Department for Civil Engineering, Urban Planning and Housing in the Berlin District Zehlendorf.
Head of Urban Planning and Civil Engineering Department, City of Quickborn. Study of Architecture – University for Applied Sciences Münster Study of Spatial Planning – University Dortmund Study of Architecture and Urban Design, Technical University Aachen.

Jörn Walter, born in Bremen 1957.
1976-1982 Study of city-and regional planning at the University of Dortmund. 1982-1984 Professional teaching period in Düsseldorf. 1985–1991 Head of the department of City Planing und Environment, Maintal. 1991-1999 Head of the City Planning Office, Dresden. Since 1999 Chief Urban Planner of the Free- and Hanseatic City of Hamburg. 1997 Visiting Professor for urban design at the Technical University Vienna. 1998 Lecturer for urban design at the Technical University Dresden. 2001 Professor at the University of Fine Arts, Hamburg. (HfbK)

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