area 119 | gaetano pesce

architect: Gaetano Pesce

location: Milano

year: 2010

The first idea of “L‘italia in Croce“ dates back to 1976, year of the above drawing. The project at that moment wasn‘t realized for the tricky policy situation of those years

L‘Italia ha bisogno di una classe politica attiva, giovane di spirito, attenta ai cambiamenti che il tempo, in costante divenire, ci sottopone. Una classe politica che onori il valore della creatività e del lavoro. Una classe politica che invece di passare il proprio tempo a spendere una immensa quantità di parole proponga progetti utili al nostro Paese e gli consenta di avanzare nel futuro per far fronte con vantaggio all‘enorme competizione degli altri paesi del mondo. Una classe politica che smetta di esaurire le proprie energie in sterili reciproci attacchi. Una classe politica capace di proporre grandi progetti e che li sappia realizzare, dando al Paese il benessere che merita e ai giovani il lavoro di cui hanno diritto. Una classe politica che sappia rinnovare la scuola italiana e renderla strumento per dare ai giovani la conoscenza necessaria per consentire loro di inserirsi nella complessità del nostro tempo. Vorrei sollevare un dibattito tra le personalità “sane“ della vita pubblica italiana e non, cercando di evitare la partecipazione dei “mediocri“, dei parolai e dei vecchi combattenti di partito, dei conformisti e di tutti quelli che con la loro inattività, moralismo, egoismo e conservatorismo hanno “messo in Croce“ il nostro Paese. Gaetano Pesce, gennaio 2011

from Murray Moss to Gaetano Pesce April 19th 2011

Caro Gaetano, ti scrivo (a questo proposito scusa se uso l’e-mail invece di scrivere di mio pugno….) per dirti che mi sono commosso di fronte a L’Italia in Croce. Ho pianto. È raro trovare un’opera che non ha bisogno di spiegazioni; un’immagine così forte, chiara e tanto articolata metaforicamente da risultare addirittura scioccante. Un’immagine di questo tipo veicola idee profonde e chiama all’azione, al cambiamento, alla rivoluzione, oltre ad essere sorprendentemente bella. Povera Italia, che si contorce sulla croce in un’agonia che sembra quella umana; con grazia ma anche con ovvio disappunto muore per peccati da noi commessi. Con il prete praticamente pronto a leggerci di nuovo il sermone, ovvero la Costituzione, questa volta forse non inutilmente. A Milano ho ingaggiato un autista, si chiama Federico, ha 22 anni e sta per laurearsi in Scienze Politiche, era stato il mio autista anche l’anno scorso. Non è un appassionato di “design”, è un giovane arrabbiato. In macchina abbiamo parlato, mi ha detto che lui e anche i suoi amici sono così arrabbiati, disillusi nei confronti del proprio paese, così depressi che sperano di trovare lavoro all’estero, di lasciare l’Italia. L’ho quindi invitato a seguirmi e a venire a vedere L’Italia in Croce. È rimasto a bocca aperta, ha letto la didascalia e ha scosso la testa, era sorpreso. Avevi parlato per lui, avevi dato corpo a ciò che lui e i suoi amici pensavano e provavano. Non aveva mai sentito parlare di te, non pensava che qualcosa del genere fosse possibile o consentito. Ti ringrazio perché sei un vero patriota italiano, noi ti adoriamo e ti auguriamo ogni successo. Sei straordinario.
Con affetto, Murray

Il mio primo incontro con Gaetano Pesce, o meglio con le sue idee, avviene circa quarant’anni fa, quando, da ragazzo, visitai la bellissima mostra di Emilio Ambasz dal titolo ”Italy: The New Domestic Landscape”, presso il Museum of Modern Art di New York. Nel catalogo della mostra, l’unica opera presente nel capitolo intitolato ”Design as Commentary” (Il design come commento, ndt) era proprio quella di Gaetano Pesce, un’istallazione frutto di un progetto per la riscoperta di una piccola città sotterranea, risalente all’epoca conosciuta con il nome di “Periodo delle grandi contaminazioni”. Nella sua descrizione di tale valutazione futuristica della nostra epoca, Gaetano Pesce elaborava una lista di “motivazioni” che lo avevano portato ad approdare a tale tipologia architettonica, menzionando  il “simbolismo come rifugio” e parlando di “architetto-avversario”. Anni dopo, nel 1995, in occasione della Biennale e dell’evento Temporanea presso il Caffè Florian a Venezia, Gaetano presenta un oggetto straordinario e toccante, ”Un vaso (goto?) per Venezia”. Anche in tale occasione, l’artista scrive il proprio personale capitolo “Design come commento”; il vaso, su cui l’immagine del Leone di Venezia viene tristemente tramutata in quella della Pantera Rosa, è decorato con una scritta, ovvero con le speranze dell’artista per la propria città: ”Brindiamo a Venezia perché diventi ancora un luogo di vita moderna, di moderno comportamento, di progresso, di servizi, gioia, di ottimismo, di scoperta, di fiducia nel futuro, di coraggio, aperta alla cultura del mondo attuale…e non un luogo di pregiudizi, di protezioni, di conservazione, di immobilismo, luogo soporifero, museo – culto del passato, esempio di reazione disperante posto per le giovani generazioni di torpore, di provincialismo, di mute imprese nostalgiche…”. E di nuovo, anni dopo, lui non si ferma (si fermerebbe se ascoltassimo, se FACESSIMO QUALCOSA?). Su questa “isola” della cultura italiana, su un’altra isola, quella di Manhattan, Gaetano Pesce posiziona in mezzo a noi la sua “L’Italia in Croce”. Un messaggio forte e chiaro (“Boom!”), di sofferenza, sacrificio, disperazione che ha più di 2000 anni ma che rimane forse il significante più universale, eloquente e duraturo di una fiduciosa metamorfosi. Mi preme far capire che Gaetano non è (e non è mai stato) l’”architetto–avversario”, come lui stesso si è definito (?) nella descrizione per il catalogo della mostra del MoMA del 1972 che ho precedentemente citato. (Per me) Gaetano si dimostra ogni volta piuttosto il contrario: è un pastore tra di noi. Il suo simbolo è il punto di domanda, per alcuni, qualcosa di ancora più tortuoso della croce. Grazie Gaetano per il tuo altruismo. Grazie per il tuo coraggio. Grazie per le tue domande. Con affetto e riconoscenza,
Murray Moss

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