area 115 | concrete

architect: Giancarlo Mazzanti

location: La Ladera, Colombia

year: 2007

L’obiettivo è di elaborare un progetto che permetta di stabilire il più alto numero di collegamenti urbani possibili e che consenta uno sviluppo dello spazio pubblico. A tale scopo, sono stati proposti interventi diversi tra cui trasformare il tetto dell’edificio in uno spazio pubblico, dare maggiore rilevanza ai luoghi di ritrovo e creare punti panoramici da cui ammirare la città. La proposta prevede l’attuazione di un programma di gestione dal titolo “Film, musica e teatro nel mio quartiere”, che permetterà di utilizzare i tetti come auditorium, dando vita a tutta una serie di eventi culturali. L’area si presenta come una zona panoramica immersa nel verde, un punto di collegamento tra la parte bassa e quella alta del quartiere, in cui si svolgono abitualmente attività sportive. Il nostro progetto andrà a ridefinire i percorsi esistenti e favorirà la realizzazione di piazzette ombreggiate sul tetto della biblioteca. Non solo si assisterà quindi ad un moltiplicarsi di collegamenti, poiché l’edificio creerà un percorso obbligato, ma andranno aumentando gli eventi in conseguenza ai crescenti rapporti personali, stretti negli spazi pubblici offerti dalla biblioteca. Più che procedere ad una trasformazione, l’obiettivo è quello di reinterpretare lo spazio, che può divenire un luogo simbolico per la città. Il progetto prevede la realizzazione di un sistema composto da tre moduli-contenitori quadrati, ruotati in modo da adattarsi al paesaggio e da favorire la vista panoramica, a questi si aggiunge un modulo ricurvo che, oltre a prestarsi a destinazioni d’uso diverse, collega e mette in relazione gli altri volumi. Viene a crearsi dunque un paesaggio in grado di conferire continuità alla geografia urbana, grazie alla presenza di sentieri e di spazi pubblici posizionati sul tetto dell’edificio; un paesaggio caratterizzato da percorsi pedonali, teatri o piazze inclinate, un network a livello spaziale con molteplici collegamenti e luoghi d’incontro.

Medellín the “educated” city
by Mario Tancredi

Medellín la città “educata”

Medellín, ciudad segregada. Questa la lucida e tremenda descrizione che ha accompagnato l’azione di una straordinaria stagione politica guidata dal sindaco Fajardo, negli anni 2003-2007, che affonda le sue profonde radici sociali anche nell’accidentata orografia della Valle del Aburrà, sulla quale la città si è fondata e consolidata nel corso di tre secoli e mezzo. Oggi vi si attesta come seconda metropoli del paese, con oltre 3 milioni di abitanti. In questo suo percorso, Medellin ci arriva mostrando fratture multiple: i profondi canaloni che incidono gli scoscesi pendii, tracciano sottili frontiere tra gli umili e precari quartieri, creando così delle vere e proprie enclave. Rivalità, pandilllas, carteles. Altri tipi di fratture certamente fisiche, ma dal delicato sapore amaro dell’esclusione si percepiscono, ancora grazie all’orografia, tra questi stessi quartieri poveri e il centro cittadino sotto a valle: quella manciata di grattacieli evocano potere, ricchezza, possibilità. Inaccessibili socialmente, specie dalle alte quote, dai quartieri dove sembra non possano germogliare spazi e architetture “formali”; dove non arrivano più le reti della città, i servizi. Dove inizia l’informalità, il risentimento, la città precaria, la violenza. “Medellin, la mas educada” è lo slogan dell’amministrazione Fajardo. La città che ambisce al titolo di più educata, è quella che ha voluto investire nelle fratture, nelle incisioni, nelle ferite. Che ha deciso di lavorare sui bordi, ricucendo tessuti fisici e sociali, dando inizio a una vera rivoluzione urbana. Le attrezzature? Lo studio attento delle trasformazioni urbanistiche e buone pratiche più significative, nelle loro implicazioni normative e nelle loro soluzioni progettuali; la capacità di reinterpretare, aggiornandola, la positiva esperienza avviata a Bogotà, con la chiara coscienza che i successi ottenuti lì potessero essere portati a conseguenze ancora più estreme. L’esistenza infine, di un gruppo di professionisti che hanno saputo immediatamente tradurre l’agenda politica in una fitta e articolata operazione urbana: agile, immediata, fertile nelle sue implicazioni e modalità espressive capaci di assolvere, allo stesso tempo, le esigenti istanze sociali. In pochi anni Medellin è cantiere e laboratorio insieme: reti infrastrutturali, spazi pubblici, nuove tipologie architettoniche. L’architettura del Paese si da appuntamento qui: da Rogelio Salmona alle giovani leve, passando per le qualità della generazione di mezzo, cui va dato il merito di riuscire ad esportare il “modello” sulla scena internazionale. Si lavora su più fronti e, tra questi, le grandi cinque biblioteche che attraverso concorsi pubblici di architettura, hanno il compito di confermare la nuova vocazione “educativa” voluta dalla politica del sindaco. L’operazione non era per nulla banale, e sospetta di facili messaggi populistici. L’educazione cui ci si riferisce, non è solo quella scolastica.
La città segregada andava rieducata, anzitutto alla convivenza pacifica. Una sfida per la tradizionale scatola tipologica della biblioteca, che viene così investita di nuove funzioni, rielaborata come spazio di convivenza e centro comunitario, confermato dal nuovo ruolo di cerniera attribuitole alla scala urbana, rendendosi garante di nuovi assestamenti nella difficile convivenza sociale. Si è trattato di un investimento non da poco, anche nella decisione di riporre architettura comunque di qualità – al di là di possibili e legittime riserve circa soluzioni puntuali – in contesti labili, difficili, miseri di quella sottile impossibilità di vivere spazi pubblici degni, formali. Spazi capaci di accogliere, di convivenza e di incontro. Oggi sono divenuti addirittura mete turistiche, raggiunti da quegli abitanti che mai avrebbero risalito le ripide coste dai minacciosi pendii. Attorno alle biblioteche inoltre, continuano a svilupparsi micro progetti, che ne confermano il ruolo di detonatori urbani. Ciascuno dei cinque settori selezionati evidenzia diverse tipologie di frattura: tra fasce di reddito, tra tessuto urbano e orografia, tra le diverse morfologie edilizie e urbane; strategicamente posizionati nei nodi delle rete dei trasporti pubblici e imponendosi in tal modo come veri e propri poli alla scala metropolitana, oltre che locale. Due delle cinque biblioteche sono di Giancarlo Mazzanti. La biblioteca España, nel settore di Santo Domingo, ha goduto di eccezionale esposizione mediatica, divenendo quasi un’icona -grazie anche alle fattezze primordiali, all’imponenza e alla forza espressiva in un contesto ambientale e urbano altrettanto intenso-, delle trasformazioni di Medellin. La León Greiff del settore della Ladera proposta in questo articolo, si impone per materiali e forme più sottili. A metà costa, sembra voler risolvere le fratture urbane assurgendo a nuovo belvedere e luogo di riconciliazione, messa com’è in mezzo a una Medellin sempre costretta a visuali e vedute forti, sia dall’alto verso il basso che viceversa. Forse, riesce a riconciliare anche il ruolo della stessa architettura, sempre in bilico tra la tentazione autoreferenziale dell’auto comunicazione e la capacità di inserirsi, captando e interpretando, gli esigenti spazi metropolitani.

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