Davide Vercelli, comitato tecnico BagnoDesign

Anziché dedicarmi ai canonici cenoni, l’anno scorso ho avuto la fortuna di trascorrere la serata del 31 dicembre in un hammam turco. Una struttura del 1500, progettata da Sinan, il più grande architetto ottomano, che rimane operativa tuttora con gli spazi e le modalità con cui fu costruita. L’ambiente, a dispetto dei 500 anni trascorsi, ha caratteristiche architettoniche e scenografiche inaspettate, mentre il processo e le cure a cui gli ospiti sono sottoposti nulla hanno a che vedere con gli edulcorati trattamenti delle moderne spa europee. Chic e dedicate a un pubblico esigente e d’elite le nostre, calate nel contesto sociale, punto d’incontro e sede di tradizioni le loro. Questione di cultura. Mi interrogo spesso su come popolazioni che abbiano generato e utilizzino per tradizione tali strutture, che abbiano un passato e un presente così diverso dal nostro, possano recepire e utilizzare prodotti calibrati sui nostri parametri. E, all’inverso, su come prodotti nati ed utilizzati per mercati stranieri possano essere recepiti da noi. Il distretto turco della ceramica compete e supera in termini numerici gli analoghi italiani, ma Vitra o Kale, aziende potenti in patria, hanno poco appeal sul nostro mercato. Così Toto, punto di riferimento giapponese delle ceramiche supertecnologiche, sta a poco a poco centrando i suoi obbiettivi solo dopo aver assoldato designer italiani e aver fatto un’importante acquisizione in Italia. Nel settore che ci compete esiste, rispetto ad altri, la diffidenza a utilizzare prodotti esteri, complici i problemi di installazione e di assistenza; spesso, poi, è in discussione l’affidabilità del prodotto stesso. L’Italian Life Style e il Design Italiano hanno qui un nemico: la fiducia nel prodotto e nel produttore. Faccio volutamente l’avvocato del diavolo ben sapendo che i mercati esteri sono, oggi più che mai, per le aziende Italiane la maggiore – se non l’unica – fonte di business, ma lo faccio perché gli operatori prendano coscienza che l’approccio a tali mercati deve essere programmato con responsabilità e cultura, e deve essere sistematicamente monitorato e corretto perché i rapporti di fiducia vanno coltivati e mantenuti.