area 110 | expo 2010 shanghai

architect: Giampaolo Imbrighi

location: expo 2010 shanghai

year: 2010

area: Il tema dell’Expo è “Better city, Better Life, in quale modo il padiglione italiano risponde a questo motto? Qual è l’idea generatrice del progetto, vincitore del concorso che ha visto la partecipazione di 65 partecipanti.
Giampaolo Imbrighi: “Better City, Better Life”, tema dell’Esposizione Universale di Shanghai, rappresenta un obiettivo comune a tutto il genere umano: una vita migliore nel futuro sviluppo delle città del pianeta. “Better City, Better Life” esprime l’interesse della comunità internazionale per le strategie di urbanizzazione e di sviluppo sostenibile. L’aspettativa di una vita migliore ha attraversato tutta la storia del genere umano. L’Expo 2010 è un’occasione per suggerire risposte, proporre modelli di città del futuro e stili armoniosi di vita urbana. Soluzioni, idee, progetti che saranno presentati ai visitatori di tutto il mondo in modo coinvolgente e suggestivo. Il tema stesso dell’Expo ci ha lanciato la sfida verso una progettazione fatta di spazi a misura d’uomo, in simbiosi con modelli di vita sociale contemporanei che pongano sempre l’uomo al centro dell’attenzione. Secondo il tema dell’Expo 2010, il Padiglione dovrebbe costituirsi come una vetrina delle eccellenze italiane relative alla qualità della vita nelle aree urbane. A tal fine era auspicata la presentazione delle nuove tendenze di ingegneria, architettura e design Italiani, dei materiali e delle tecnologie innovative. In questo senso è sembrato logico anche il ricorso alle tecniche costruttive eco-sostenibili.
Si è ritenuto opportuno che la forma del Padiglione illustrasse metaforicamente la complessità topografica delle città italiane e che la realizzazione di più corpi edilizi racchiusi da un unico volume puro, con il loro succedersi di vie strette, corti e vicoli che si dilatano all’improvviso negli spazi aperti delle piazze, analogamente a quanto si riscontra nei nuclei urbani cinesi tradizionali. Così il giardino interno, i vicoli, la presenza dell’acqua e la luce naturale che si propaga negli ambienti rarefatti dai patii e dai tagli laterali in modo che lo stato di complessità dello spazio creasse un effetto insieme di disequilibrio e di comfort psicofisico, che sarebbe stato importante per rendere quanto più esplicito possibile il Padiglione come una “espressione della qualità della vita” attraverso il quale mettere in relazione i due paesi. Il Padiglione italiano è dunque una vera e propria città in miniatura, con un riferimento culturale preciso a quella che ospiterà l’Expo ma soprattutto al carattere composito del nostro Paese: parla degli italiani, della loro creatività e della cultura millenaria. E del resto, il tema stesso dell’Expo, “Better City, Better Life”, lanciava proprio questa sfida: lo stesso tema, è stato interpretato come messaggio ed auspicio anche nella progettazione di nuovi spazi a misura d’uomo, in simbiosi con modelli di vita sociale contemporanei che pongano sempre l’uomo al centro dell’attenzione nell’esigenza di operare una progettazione sostenibile ed energeticamente efficiente.
Questo tema ha imposto di perseguire una forte integrazione nel progetto tra gli aspetti architettonici, energetico-ambientali, impiantistici e tecnico-costruttivi, anche in termini di innovazione dei materiali e delle tecniche, in relazione anche a quanto l’industria italiana oggi propone nel mondo con grande originalità. Altri punti di forza si rintracciano nella ricerca di una estrema funzionalità, che per sei mesi sarà in grado di attrarre, accogliere e sorprendere un gran numero di visitatori e qualità architettonica che unisce tradizione e innovazione, in armonia con il principio del funzionamento bioclimatico ed ecosostenibile.
area: Quale è l’elemento dominante nel progetto?
G.I.: Dodici, distinti volumi asimmetrici costituiscono un unicum architettonico dominato da un equilibrato rapporto tra pieni e vuoti, tra superfici opache e traslucide o trasparenti, sottolineato da bruschi cambiamenti percettivi veicolati esclusivamente mediante la luce. Si entra nella grande hall invasa dalla luce – spazio-polmone pensato anche per gestire i picchi d’afflusso dei visitatori - per poi iniziare un percorso articolato fra ambienti dilatati o ristretti, caratterizzati da intensità luminose differenti. Dal punto di vista estetico, la luce è l’elemento determinante del progetto e la trasparenza è la vera protagonista del Padiglione, che si manifesta nella più tradizionale consistenza del vetro fino a spingersi alle diafane superfici in cemento. Il concetto di trasparenza ha sempre permeato di sé l’architettura. E l’architetto ha avuto da sempre questo strumento a disposizione per la previsione e l’ottenimento di differenti effetti da trasfondere nei propri progetti. Una trasparenza che è stata elaborata materialmente dal progettista con la precisa intenzione, di volta in volta, di negarla, graduarla o evidenziarla. Altro aspetto da non sottovalutare è la tipologia del “padiglione”, la quale è stata caratterizzata da sempre da sperimentazioni sul linguaggio architettonico, invenzioni e manipolazioni dello spazio, poiché libera dagli schemi che solitamente caratterizzano una tipologia. Il padiglione dunque come atipica tipologia offre un momento unico di sperimentazione creativa, che trae il suo input dal tema espositivo scelto.
Si è dunque incontrata l’occasione per portare avanti la ricerca dell’effetto della trasparenza, intesa come fenomeno grazie al quale si ottiene l’indebolimento, l’affievolimento della sua consistenza geometrico volumetrica, ma non della sua immagine. In altre parole la trasformazione avviene nel senso della percezione attraverso la materia del suo involucro quasi nella direzione di ottenere una indefinibilità dell’architettura.
area: Il progetto da lei proposto per il padiglione individua un modo di costruire volto al risparmio energetico; quale stratagemma per la sostenibilità contemporanea viene proposto dal padiglione italiano al confronto con gli altri padiglioni presenti all’Expo in tema di architettura sostenibile.
G.I.: È l’altro tema portante del progetto: è ravvisabile nel fatto che Il Padiglione è stato fondamentalmente pensato anche come una “macchina” dal particolare funzionamento che scaturisce da un equilibrato contemperarsi di strategie bioclimatiche attive e passive unite ad un accurato utilizzo di scelte impiantistiche appropriate al dialogo con tali strategie. L’esigenza di operare nella direzione di una progettazione sostenibile ed energeticamente efficiente, del resto contenuta nel tema di tutta l’Expo 2010, ha imposto di perseguire una forte integrazione nel progetto tra gli aspetti architettonici, energetico-ambientali, impiantistici e tecnico-costruttivi, come anzidetto, ma anche in termini di riciclabilità dei materiali. In grande sintesi le strategie proposte sono date dal sistema dell’atrio che rappresenta, dal punto di vista del microclima, una zona di transizione e di prima acclimatazione con gli altri spazi maggiormente climatizzati.
Tutto questo individua un nuovo modo di costruire basato non solo sul risparmio energetico, che peraltro in un Padiglione espositivo temporaneo avrebbe una incidenza limitata, ma su di una applicazione simbolica e ripetibile di un vero e proprio funzionamento bioclimatico del Padiglione, dove efficienza ed efficacia fossero tangibili anche nei risultati concreti.
area: Ed il rapporto tra gli spazi e la funzione?
G.I.: Intanto occorre dire che la flessibilità e la modularità richiesta per il Padiglione è stata di duplice aspetto: una interna perché il luogo era deputato a contenere eventi, mostre e manifestazioni diversissime ed articolate, con tempi di alternanza molto stretti. Ma soprattutto una flessibilità complessiva perché è stato specificatamente previsto che il Padiglione potesse essere, dopo l’Expo, eventualmente spostato, quindi smontato e rimontato in altro sito. Così il progetto ha previsto l’utilizzazione di una tipologia strutturale che consentisse di realizzare grandi luci, idonee a garantire la massima flessibilità formale, funzionale e distributiva degli spazi. La tipologia strutturale più idonea per un manufatto quale quello per una esposizione temporanea non poteva che essere un sistema a secco realizzato con una struttura portante, appunto, in acciaio. Abbiamo voluto così che la struttura ipotizzata ed esplicitata nel progetto definitivo consentisse di agevolare la cantierabilità associata a dei tempi di esecuzione ridotti. Il Padiglione non è solo e semplicemente un notevole esempio di qualità architettonica e progettuale – è stato premiato come migliore struttura realizzata a Shanghai nel 2009 – ma è anche un eccellente esempio concreto e permanente dei livelli raggiunti dalla tecnologia e dagli italiani.
area: Quale può essere considerato il contenuto degli eventi che si dovranno svolgere nel Padiglione durante l’Expo?
G.I.: Nel Padiglione italiano a Shanghai, esempio di architettura sostenibile e di tecniche costruttive d’avanguardia, saranno in mostra le novità più sofisticate del sistema produttivo nazionale nei settori relativi all’organizzazione dell’ambiente urbano: dai nuovi materiali da costruzione alla domotica, dai trasporti non inquinanti alla produzione di energia rinnovabile, dalle tendenze emergenti del design industriale alle potenziali applicazioni delle nanotecnologie, ed altro. L’Italia è inoltre interessata a condividere l’esperienza delle proprie città che si sono mantenute vitali attraverso i millenni e che hanno ripetutamente fronteggiato il duplice problema di conciliare il rinnovamento urbano con la tutela dell’eredità storica e di garantire un rapporto corretto e produttivo con il territorio extra-urbano. Sotto questo profilo l’Italia, che è favorita da un pregevole ambiente naturale e dispone di un immenso patrimonio artistico, offre un incomparabile laboratorio di idee del quale l’Esposizione Universale del 2010 permetterà di esporre i risultati più significativi. Nella città futura, estesa e densamente popolata, si prospetta l’esigenza di assimilare i nuovi insediamenti periferici, di inserirli nella rete globale delle comunicazioni, di renderli sostenibili attraverso l’impiego di tecnologie innovative ed eco-compatibili, di garantire la fruibilità dell’offerta culturale al fine di favorirne la partecipazione alla vita della comunità. Inoltre l’Expo Shanghai 2010 non sarà solo una vetrina dove offrire al vasto mercato cinese il meglio del Made in Italy: sarà, soprattutto, una grande occasione di comunicazione e promozione per le imprese italiane, un appuntamento preparato con iniziative di rafforzamento della presenza italiana a livello economico e commerciale. La Cina rappresenta un interlocutore strategico con il quale puntiamo a migliorare il nostro interscambio commerciale.

Teacher at the Sapienza University of Rome since 1972, as a regular professor since 1981, Imbrighi teaches Architectural Technology. He is he author of numerous books and scientific publications, including: Housing categories and fruition (1974), Manual of the other architecture (1977), Transparencies: glass and synthetic materials (1985), Low-cost and subsidized housing, technology and design (1987), Architecture materials (1992), Eco-technologies for architecture (2004) and Architecture Design and Building (2010). Independent professional as architect and town planning, with a post-degree specialization from the University of Rome (study of movements) and the Tanajakademia of Szombathely, Hungary (town planning), he has designed and built public works. He has been awarded prizes and recognitions and is the winner of architecture competitions, the most recent of which is the Italian Pavilion at the Universal Exposition of 2010 in Shanghai.

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