Emilio Ambasz: Compasso d’oro ADI alla carriera internazionale

“Credo che ogni progetto che non cerchi di proporre nuove o migliori modi di esistere sia immorale.”
Emilio Ambasz

 

A Emilio Ambasz è stato attribuito oggi il riconoscimento alla carriera internazionale nell'ambito della XXVI edizione del Compasso d’oro.
Emilio Ambasz, argentino, è fra i massimi maestri internazionali del design e dell’architettura; vanta oltre 220 brevetti industriali e meccanici. Ama l’Italia, la sua arte multiforme e l’inimitabile cultura, e si dice molto emozionato di questo grande onore.

Come le sue architetture sono presenti in tutto il mondo, così i suoi oggetti di design hanno portato Ambasz in case, uffici e strade di ogni continente. Inventore e creatore di oggetti di grandissima portata, sorprendente varietà e straordinario successo in tutto il pianeta, Emilio Ambasz vanta un eccezionale palmares di premi internazionali.

Detentore di 3 Compassi d’oro (1981, 1991, 2001), vincitore di 9 Industrial Designers of America Awards (IDSA), del Golden Prize IBD, dello IF Design Award, in più occasioni dell'Annual Design Review della rivista Industrial Design, dello ID Designer’s Choice Award e di moltissimi altri riconoscimenti - senza enumerare l’incredibile quantità di premi di architettura per i suoi pionieristici, quarantennali progetti e realizzazioni di architettura green) -, Emilio Ambasz si dice “molto orgoglioso di aver ottenuto questo prestigioso riconoscimento internazionale” che la giuria gli ha assegnato perché "Precursore del rapporto tra edificio e verde, ha concretizzato veri e propri manifesti ‘vivi’ di una cultura per lo sviluppo sostenibile. Ha esplorato con una poetica non consueta le relazioni tra questo modello culturale e i processi di design, anticipando coraggiosamente questioni oggi di urgente attualità rispetto alla responsabilità produttiva. Grande divulgatore della cultura del progetto di design, ha sostenuto appassionatamente nel mondo la conoscenza del miglior design Made in Italy".

Ambasz è noto per i suoi poliedrici interessi e campi d’azione nel mondo del design: dai motori ad alta efficienza agli arredi modulari, dai lampioni stradali ai faretti per interni, dalle penne flessibili alle valigette 24 ore espandibili, dalle maniglie ergonomiche ai computer da polso, dai sinuosi recipienti d’acqua ai notebook pieghevoli, dai sistemi di igiene dentale alla TV fazzoletto, dagli accessori per scrivania ai set di acquarelli, alla componentistica, alla grafica tridimensionale.

 

Fondamentali le sue invenzioni nel mondo delle sedute, tra cui Vertebra (Compasso d’oro del 1981, prodotto pluripremiato in tutto il pianeta e presente nelle collezioni permanenti del Museum of Modern Art of New York (MoMA) e del Metropolitan Museum, (sempre a New York, insieme ad altre sue creazioni), la prima sedia ergonomica automatica (1975) al mondo, sviluppata con G. Piretti, da cui è nata una nuova industria per tutto il settore (“ricordo la sorpresa causata dal suo improvviso ingresso nel mondo del design italiano [con] un concetto innovativo e importante al punto da far apparire obsoleto tutto ciò che era stato concepito finora”, secondo le parole Mario Bellini), Qualis (Compasso d’oro, 1991) e Stacker (Gold Award allo International Forum for Design, 2003), per citarne alcune.

Già curatore di Architettura e Design al MoMA, dove organizzò la mostra di straordinario successo Italy: the new domestic landscape portando alla ribalta mondiale gli oggetti del design italiano, è membro onorario dell'American Institute of Architects e del Royal Institute of British Architects.

A Emilio Ambasz sono state dedicate importanti personali in tutto il mondo, dal MoMA di New York (2 volte) alla Triennale di Milano (2 volte), al Reina Sofia di Madrid, passando per Tokyo, Ginevra, Bordeaux, Zurigo, Chicago, Filadelfia, Città del Messico, San Diego, Saint Louis per celebrarne l’unicità progettuale, l’estro creativo e l’impegno morale.

Quando Alessandro Mendini gli chiedeva se Emilio rappresentasse l’architetto visionario e Ambasz l’industrial designer pragmatico, egli rispondeva “Emilio è una persona angosciata, perché spera che la sua architettura lo renda gradito agli angeli. Ambasz è un uomo preoccupato, perché vuole che i suoi prodotti siano bene accolti dagli uomini”.
In ogni caso, sottolineava Ettore Sottsass, “tutto ciò che Emilio Ambasz ha progettato testimonia la ricerca appassionata di uno stato di costante fluidità, l'intensa percezione di un continuo processo di cambiamento”.

Architetto - considerato a buona ragione il padre, poeta e profeta della green architecture ora tanto in voga (“la ricerca di Ambasz ha ispirato una nuova svolta nei recenti successi di molti dei suoi colleghi”, secondo Tadao Ando) - e designer d’eccezione, Ambasz mantiene stretti legami spirituali con l’Italia.
Nominato Commendatore ‘Stella al Merito della Repubblica italiana’ nel 2014, per “i suoi contributi alla cultura italiana”, Ambasz ha ottenuto nel tempo prestigiosi premi, importanti riconoscimenti, autorevoli pubblicazioni e rilevanti collaborazioni con diverse industrie nel Belpaese.
Ha partecipato a diverse Biennali di Architettura a Venezia, e, tra le varie, ha progettato l’edificio della Fondazione Banca degli Occhi (VE) e l’Ospedale di Mestre, riconosciuto come il primo ‘giardino della salute’.
Ha progettato nel 1998 il primo bosco verticale in Italia per la sede ENI a Roma, dopo aver realizzato molti, fondamentali esempi di architetture verdi nel mondo seguendo la sua filosofia del ‘green over the gray’.

Per me il design è dare forma poetica a ciò che è pragmatico. Gli oggetti sono creati per le esigenze delle nostre passioni e della nostra immaginazione. È un atto mistico il cui compito inizia quando i bisogni funzionali e comportamentali sono già soddisfatti. È il principio poetico alla base del nostro creare” afferma Ambasz.

Un impegno che lo porta a trovare la radice e l’essenza del problema, e a risolverle progettando e ingegnerizzando ogni oggetto, così da risolvere tutti i tipi di problemi di produzione presentati dai prodotti che inventa. “In primo luogo, ogni mio prodotto è qualcosa di cui ho bisogno io personalmente, in secondo luogo è un’estensione del corpo. Un elemento propedeutico per affrontare una situazione non favorevole e che richiede qualcosa che funzioni da intermediario o da strumento”.

Lontano dai riflettori, Emilio Ambasz continua la propria missione di inventore visionario. Come ha scritto Mario Bellini, “so che continuerà a sorprenderci con la sua onnipresente abilità di designer. È stimolante sapere che in questo momento, da qualche parte nel mondo, sta disegnando un progetto o inventando qualche altro concetto che, ancora una volta, potrebbe portare a un importante cambiamento nel design”.