Concepito dal Tokai National Higher Education and Research System come un luogo condiviso dedicato alla conoscenza e all’innovazione, Common Nexus (ComoNe) promuove nuove forme di relazione tra università e comunità, tra le persone e tra passato e futuro. Il progetto è stato affidato a Tetsuo Kobori Architects attraverso un concorso di progettazione indetto nel 2021.

©Neoplus Sixten Inc.

Accessibile sia dal piano stradale sia dalla stazione della metropolitana, l’edificio si configura come uno spazio di incontro aperto non soltanto a studenti, docenti e personale delle università di Nagoya e Gifu, ma anche alla cittadinanza, ai bambini, alle imprese e agli artisti. Un luogo trasversale, capace di accogliere persone con interessi ed esperienze differenti, nel quale il confronto e la curiosità possano svilupparsi spontaneamente, oltre i confini degli ambienti accademici convenzionali.

Il progetto prende forma a partire dalle qualità spaziali del campus Higashiyama dell’Università di Nagoya. Di fronte all’auditorium Toyoda, realizzato nel 1960 su progetto di Fumihiko Maki, si estende un ampio prato in pendenza che conduce alla piazza destinata al nuovo intervento, delimitata da una sequenza di alberi di canfora. Oltre la piazza si trova la biblioteca universitaria, mentre lo sguardo prosegue attraverso il paesaggio verso la città di Nagoya e, più lontano, in direzione di Gifu. È proprio nell’apertura di questo spazio, nella sua capacità di accogliere un gran numero di persone lasciando a ciascuno la libertà di trovare una propria dimensione, che il progetto individua una delle principali risorse architettoniche del campus. A partire dalla forte direttrice visiva definita dall’auditorium di Maki, ComoNe si inserisce nel paesaggio preservando e valorizzando la relazione con il prato antistante, che dalla piazza si estende fino a diventare parte integrante della vista dalla copertura.

©Flavio Coddou

L’edificio è concepito come un volume prevalentemente a un solo piano, avvolto dalla vegetazione degli alberi di canfora, mentre gran parte degli ambienti e delle funzioni è collocata al livello interrato. Questa scelta risponde agli obiettivi di sostenibilità ambientale del progetto, orientati anche alla decarbonizzazione, e consente di contenere l’impatto della nuova architettura sul paesaggio esistente. L’inserimento nel campus tiene conto delle relazioni tra la fermata dell’autobus, la stazione della metropolitana e l’asse est-ovest che connette l’auditorium Toyoda alla biblioteca.

©Flavio Coddou

L’architettura si mantiene così in stretta continuità con il piano del suolo, definendo al contempo una zona intermedia, concepita per favorire l’incontro tra discipline umanistiche e scientifiche, tradizionalmente organizzate secondo una disposizione nord-sud, e superare la separazione tra ambiti del sapere.

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All’interno, la copertura sembra sollevarsi gradualmente dal terreno, generando alte aperture laterali attraverso cui la luce naturale filtra tra le chiome degli alberi e le brezze attraversano gli spazi, raggiungendo anche gli ambienti sotterranei. La copertura stessa si trasforma in un prato inclinato dalla sezione semicilindrica, simile a una mezza condotta, che invita studenti e cittadini a sostare, incontrarsi e rilassarsi all’aperto. Il paesaggio non è quindi un semplice elemento di contorno, ma diventa parte attiva dell’architettura e della vita quotidiana dell’edificio. Il piano terra e il livello interrato sono organizzati come un sistema continuo e visivamente permeabile, collegato da un percorso che garantisce l’accesso diretto alla metropolitana e alla biblioteca. Una successione di giardini ribassati, ricavati nella copertura, introduce la luce naturale in profondità, creando ulteriori connessioni tra superficie e spazi sotterranei. La circolazione non si limita a una sequenza di percorsi lineari, ma si sviluppa attraverso intersezioni e relazioni tridimensionali, richiamando la complessità stratificata e la vitalità dello spazio urbano.

Al livello interrato, la sala per eventi e gli ambienti che si affacciano sulla grande scalinata ospitano seminari, conferenze e incontri pubblici. Lungo il corridoio dell’atrio, ricercatori e artisti espongono i propri lavori e dialogano con i visitatori, mentre workshop, programmi di scambio e iniziative culturali animano quotidianamente gli spazi. Il complesso comprende inoltre un laboratorio per la fabbricazione digitale e una galleria espositiva, ampliando le possibilità di sperimentazione e condivisione.
Al piano terra, il learning commons si sviluppa attraverso una successione di ambienti dalla configurazione labirintica, aperti e accessibili tanto alla comunità universitaria quanto ai residenti. Gli spazi si affacciano sul percorso centrale e si articolano lungo il perimetro dell’edificio in una serie di ambienti simili a verande, rivolti verso l’esterno e predisposti per accogliere attività differenti. Le visuali incrociate e la percezione reciproca delle presenze stabiliscono una continuità discreta tra il piano terra e il livello interrato, così come tra interno ed esterno.

Una parte significativa del progetto è costituita da spazi non rigidamente assegnati a funzioni specifiche, capaci di adattarsi nel tempo alle esigenze di chi li attraversa e li abita. Sono luoghi al tempo stesso individuali e collettivi, che possono essere occupati temporaneamente senza appartenere in modo esclusivo a nessuno. È in questa apertura programmatica che Common Nexus esprime la propria identità: un’infrastruttura condivisa nella quale conoscenza e creatività prendono forma attraverso l’uso quotidiano, e dove l’architettura diventa strumento di relazione, co-creazione e innovazione.

©Flavio Coddou