Fino al 13 settembre la Galleria Continua di San Gimignano ospita “What Holds Us” la nuova mostra del celebre scultore britannico Antony Gormley che va ad esplorare la condizione umana di animali urbani attraverso l’eco di una gamma di materiali diversi, dai più primordiali come la pietra e l’argilla a quelli industriali come il cemento e il ferro, per culminare nel medium più diffuso e fragile: il cartone.

Il teatro, lo spazio principale della galleria, è interamente occupato da un’installazione site-specificdal titolo “Innercity”: quindici giganteschi edifici corporei costruiti in cartone che creano un labirinto urbano che invita lo spettatore a muoversi attraverso spazi che ora ci negano l’accesso ora ci suggeriscono di esplorare al loro interno.


L’esposizione si sviluppa in tutti gli ambienti della galleria, sia negli spazi interni che in quelli esterni. All’inizio del percorso espositivo troviamo i “Blockworks”, sculture che utilizzano la sovrapposizione di blocchi di basalto per creare un gioco di rimandi con la struttura dell’edificio. Lagalleria diventa così parte integrante dell’opera perché, invertendo la dinamica della cariatide, le sculture sembrano affidarsi alle mura del XIV secolo per sostenersi, trasmettendo un senso di dipendenza e incarnando al contempo un potenziale di crollo.

Negli “Slabworks”, invece, Gormley utilizza blocchi di terracotta impilati, per combinare due corpi come un castello di carte, creando strutture unificate che suggeriscono intimità. All’interno del labirinto sculture a grandezza naturale e half-scale in cemento, pietra, ferro e terracotta, raccontanoil costante interesse di Gormley verso i materiali e la sperimentazione in relazione ai concetti di massa, vuoto e stati di apertura e chiusura, mentre negli spazi esterni le sculture vanno a stagliarsi contro il paesaggio toscano creando un corto circuito visivo.
“What Holds Us” coinvolge lo spettatore in un percorso esperienziale che si muove dal confronto all’esplorazione, interrogandosi su ciò che ci sostiene, ciò che ci contiene e quello che crediamo essere permanente.

Come scultore, parlo il linguaggio della materia, nella convinzione che
ogni cosa abbia un significato. La possibilità di un mondo inizia con la
possibilità di un corpo: voglio re-immaginare entrambi. Spero che questa
mostra apra gli occhi su un mondo costruito, che diamo per scontato,
permettendoci di sperimentarlo come fosse la prima volta - uno sguardo
condiviso da creatura appena nata e artista.
Antony Gormley




