Lo studio TRES architettura+ingegneria ha firmato il percorso espositivo della mostra antologica “Guido Harari. Incontri - 50 anni di fotografie e racconti”, promossa dal Comune di Vicenza e ospitata all'interno della Basilica Palladiana fino al 26 luglio 2026.
L’esposizione segna il ritorno della grande fotografia contemporanea negli spazi monumentali della Basilica, con un allestimento pensato per instaurare un dialogo rispettoso e calibrato con l’architettura rinascimentale di uno dei luoghi simbolo della città.

La mostra riunisce oltre 300 opere tra fotografie, installazioni, filmati originali, proiezioni, manifesti e materiali d’archivio, restituendo la complessità di una carriera artistica che attraversa oltre cinquant’anni di attività. Dagli esordi negli anni Settanta come fotografo e giornalista musicale, fino a un lavoro articolato tra editoria, pubblicità, moda e reportage, il percorso di Guido Harari trova nel ritratto la sua forma più intima e distintiva, capace di andare oltre la semplice documentazione per restituire una dimensione emotiva e narrativa dei soggetti.

Il progetto di allestimento, firmato dagli architetti Giorgio Simioni e Giulio Simioni di TRES architettura+ingegneria, definisce un percorso espositivo articolato in ambienti e sequenze narrative che accompagnano il visitatore all’interno della mostra, costruendo una relazione continua tra spazio, opere e architettura.
“L’incontro con Guido Harari è avvenuto in modo del tutto casuale oltre un anno fa - raccontano gli architetti - ma si è subito trasformato in un dialogo progettuale intenso. È da questo incontro che prende forma l’idea di portare la mostra a Vicenza e, in particolare, alla Basilica Palladiana, un luogo che nel tempo ha ospitato numerose esposizioni dedicate all’architettura e al rapporto tra spazio e progetto”.

Le trecento fotografie costruiscono un itinerario visivo fatto di incontri, volti e memorie condivise.
Musicisti, artisti, intellettuali, scienziati, attivisti non sono mai ridotti a icone, ma restituiti in immagini che risuonano di umanità, presenza e irripetibilità. La mostra si articola in sette sezioni che seguono la cronologia della carriera di Harari senza tuttavia ridursi a semplice successione temporale. Ogni ambiente corrisponde a una diversa modalità di relazione con il soggetto fotografato.

“Il nostro approccio progettuale per l’allestimento della mostra di Guido Harari - hanno spiegato Giorgio e Giulio Simioni - scaturisce dalla volontà di istituire una forma di dialogo consapevole con la monumentale spazialità del salone dei Cinquecento della Basilica, nel tentativo di donare al pubblico un’esperienza di visita che renda leggibile e manifesta la relazione di reciproco rispetto e valorizzazione tra il 'contenitore' e il 'contenuto'. Il progetto di allestimento organizza l’articolato percorso espositivo della produzione artistica dell’autore in una sequenza ordinata di sezioni che ricreano specifici 'ambienti' e 'atmosfere' in relazione continua tra loro e con l’imponente architettura medievale del salone”.

Varcato l’ingresso alla mostra, il primo ambiente che si incontra è la “Cameretta”, simbolica ricostruzione della stanza di Harari adolescente, densamente popolata di tutta l’iconografia che ha ispirato l’artista: poster alle pareti, riviste musicali, fotografie, pagine di diario, copertine di dischi, autografi e memorabilia. È qui che musica e immagini iniziano a compenetrarsi come strumenti di conoscenza del mondo. Non un archivio nostalgico, ma la mappa di una formazione dello sguardo.

Uscendo dalla “Cameretta” si entra nel mondo della musica dal vivo, ovvero il “Concerto”; qui, si invita lo spettatore a esperire la duplice prospettiva vissuta dall’artista in prima persona, dapprima quale spettatore-fotografo (dalla piccola tribuna) e successivamente come live-reporter sul palco a fianco dei suoi musicisti/beniamini. Salendo sul palcoscenico, anche per mezzo di una piccola rampa, il percorso ascensionale conduce verso il retroscena caratterizzato sui due lati da pareti convergenti “a specchio” che delimitano il passaggio, e immergono il visitatore in un’esperienza visiva e sonora che orienta verso l’ambiente decisamente più intimo del “Backstage”, altro importante capitolo nella produzione artistica di Harari.

Un’altra soglia divide il volume della zona “Concerto” dall’ampia sezione della “Musica che mi gira intorno”, dilatando la visione anche verso l’architettura della Basilica e le sue solide pareti murarie che si intravedono sull’intero perimetro. Al termine della rampa, un piccolo portale comprime il percorso della visita per giungere verso il cuore dell’esposizione, la “Selva”: il “Pantheon” dell’arte fotografica di Harari.

Oltre la tenda, varcata la soglia, lo spazio esplode e si dilata in tutte le direzioni: immagini sospese dalla copertura della Basilica levitano nello spazio vuoto dell’aula, basse pareti espositive definiscono un perimetro in contrappunto con la massa della parete nord della sala, creando un magico connubio tra le immagini di Harari e la spazialità della Basilica in un rapporto continuo di relazioni percettive che rendono labile la distinzione tra il “contenuto” e il “contenitore” da ammirare.

Il percorso attraversa alcune delle figure più emblematiche della cultura contemporanea: da Fabrizio De André a Bob Dylan, da Vasco Rossi a David Bowie - protagonista dell’immagine di copertina della mostra - da Lou Reed a Kate Bush, da Paolo Conte a Ennio Morricone. Accanto a loro, cineasti, architetti, stilisti, sportivi, scienziati e pensatori come Wim Wenders, Renzo Piano, Giorgio Armani, Carla Fracci, Rita Levi Montalcini, Margherita Hack, Roberto Baggio, Anselm Kiefer, Dario Fo e Franca Rame, fino a Greta Thunberg, Zygmunt Bauman, Allen Ginsberg, José Saramago e Jane Goodall. Una costellazione che attraversa generazioni, linguaggi e discipline, componendo una geografia umana e culturale ampia e stratificata.
Oltre l’uscita, una ulteriore sezione espositiva della mostra, in continuo divenire, sarà via via popolata con le immagini scattate nel corso delle sessioni fotografiche della “Caverna Magica” che andranno a costruire il capitolo dedicato alla Città: Gli Occhi di Vicenza.
Mostra “Guido Harari. Incontri. 50 anni di fotografie e racconti"
27 marzo 2026 - 26 luglio 2026
Basilica Palladiana - Piazza dei Signori, Vicenza
Scheda progetto
Superficie espositiva totale: 920 m2
Materiali: legno, acciaio, vetro, carta, tessuto
Progetto allestimento: TRES architettura+ingegneria di Simioni Giorgio & C. sas Società tra professionisti
Team di progetto: Giorgio Simioni, Giulio Simioni con: Francesco Biccheri, Alex Favaro, Anna Kerschbaumer, Devid Ianniciello, Francesco Migliorini
Realizzazione allestimento: PANFI Solution Design
Stampe e montaggi: Wall Of Sound Gallery, Bernè Stampe D’Arte, Easycom Print
Cornici: CiQuadro, Vanessa Arte Cornici
Contributi audio e video: Lavezzo Studios
Dispositivi audio e video: Eurotecnica Salmaso
Impianto illuminotecnico: PIEFFE Sistemi, Zirodi electrician
Dispositivi illuminotecnici integrativi: Viabizzuno Partner Padova
Partner Tecnici: EPSON, Bernè, CiQuadro, Creation, Lavezzo Studios, FIORONI, Associazione culturale “paesaggioculturasocietà”, Pelissero




