Ci sono edifici che, anche quando smettono di essere utilizzati, continuano a esercitare una presenza attiva nella memoria di una città. L’ex Cinema Corso è uno di questi: chiuso da oltre trent’anni, ma mai davvero uscito dall’immaginario collettivo, un vuoto nel cuore di Vicenza che, in tutto questo tempo, ha continuato a interrogare la città, chiedendo di essere reimmaginato.
Con Verso il CORSO. Visioni e progetti per la rigenerazione dell’ex Cinema Corso, la Fondazione Giuseppe Roi sceglie di riportare questo spazio al centro dello sguardo pubblico, trasformando l’esito del concorso internazionale di architettura indetto per dare nuova vita al CORSO in un racconto accessibile e condiviso. Nelle sale ipogee di Palazzo Thiene, dal 20 marzo al 19 aprile 2026, la mostra non si limita a presentare un progetto vincitore, ma restituisce un processo: cinque visioni, cinque modi di immaginare il futuro di un edificio che è insieme memoria e infrastruttura possibile.

Costruito nel 1948, il Cinema Corso è stato uno dei luoghi più significativi della vita culturale vicentina, distinguendosi per la qualità architettonica e per la centralità nella programmazione cinematografica cittadina. La sua chiusura, avvenuta ormai decenni fa, ha trasformato progressivamente la sala in un vuoto urbano, ma anche in una soglia, in un punto di tensione tra ciò che è stato e ciò che potrebbe tornare a essere. È proprio su questa tensione che si fonda il progetto promosso dalla Fondazione Giuseppe Roi: non un semplice intervento di recupero, ma un’operazione culturale che assume la trasformazione dell’edificio come occasione per ridefinire il ruolo del contemporaneo in una città fortemente segnata dalla propria eredità storica.

"La trasformazione dell’ex Cinema Corso rappresenta per me e per la Fondazione Giuseppe Roi un’iniziativa di alto valore culturale e civile", sottolinea la Presidente della Fondazione, Francesca Lazzari. "Non è soltanto un recupero edilizio, ma un gesto di responsabilità verso la città e le nuove generazioni. Con CORSO - Culture del Contemporaneo vogliamo restituire al centro di Vicenza uno spazio dedicato alla produzione e alla fruizione delle arti contemporanee, capace di coniugare memoria e visione futura, generando nuove opportunità per il settore creativo e rafforzando il ruolo della cultura come motore di sviluppo sociale ed economico. Pur non essendone obbligati, abbiamo scelto di promuovere un concorso internazionale anonimo in due fasi, adottando standard tipici delle procedure pubbliche per garantire trasparenza, qualità e credibilità. Abbiamo chiesto ai progettisti di immaginare uno spazio polifunzionale, sostenibile e flessibile, pensato come luogo abituale di incontro. Oggi, con la conclusione del concorso e l’apertura di questa mostra, si apre una nuova fase di confronto con la città, mentre lavoriamo alla definizione tecnica ed economica e alla costruzione di una governance capace di garantirne la sostenibilità nel tempo".

Questa visione ha preso forma attraverso un concorso internazionale di progettazione articolato in due fasi e costruito secondo standard di evidenza pubblica, con anonimato, commissione nominata e procedure trasparenti, pur trattandosi di un’iniziativa privata. Una scelta che ha definito fin dall’inizio la natura del progetto: non un’operazione autoreferenziale, ma un processo aperto, capace di attrarre competenze e generare confronto. Alla prima fase hanno partecipato 125 proposte, provenienti da contesti diversi, restituendo la misura di un interesse che supera il perimetro locale e si inserisce in una riflessione più ampia sulla rigenerazione dei luoghi del Novecento.

La giuria, che ha garantito l’alto profilo del processo valutativo, era composta da Eva Fabbris, direttrice del Madre - Museo d’Arte Contemporanea Donnaregina di Napoli; Ippolito Pestellini Laparelli, architetto e già presidente della Giuria della Biennale Architettura; Antonio Atripaldi, progettista con significativa esperienza museale; Nicola Tracanzan, in rappresentanza dell’Ordine degli Architetti PPC di Vicenza; e Francesca Lazzari, Presidente della Fondazione Giuseppe Roi.
Cinque i gruppi ammessi alla fase finale, ciascuno portatore di un approccio distinto, la cui sintesi progettuale è esposta a Palazzo Thiene.

Il progetto vincitore, sviluppato dal raggruppamento temporaneo guidato da ALTRALINEA + SPARCH, interpreta la trasformazione dell’ex Cinema Corso come un intervento capace di agire contemporaneamente sullo spazio architettonico e sul tessuto urbano. L’edificio non viene semplicemente riqualificato, ma ripensato come un dispositivo permeabile, aperto alla città e in grado di generare nuove forme di relazione tra spazio pubblico e attività culturali. L’intervento si fonda su un principio di equilibrio tra conservazione e trasformazione: l’involucro storico viene integralmente preservato, mentre all’interno si introduce una nuova struttura indipendente che consente di liberare il volume originario e riconfigurarlo come uno spazio continuo, flessibile e a tripla altezza. Al centro del progetto, la riattivazione dell’apertura in copertura - reinterpretata attraverso un sistema che convoglia la luce naturale in profondità - definisce un nuovo cuore architettonico, capace di organizzare gli ambienti e di qualificare l’esperienza dello spazio.

Particolarmente significativa è la ridefinizione del rapporto con la città: l’inversione degli accessi trasforma il retro dell’edificio in una nuova soglia pubblica, valorizzando la piccola piazza come luogo di incontro e restituendo al Corso una dimensione urbana più aperta e inclusiva. Ne emerge uno spazio culturale concepito non come contenitore, ma come ambiente attivo e adattabile, capace di accogliere una pluralità di usi - dalle pratiche espositive e performative alle attività di laboratorio e ricerca - e di evolvere nel tempo insieme alle esigenze della comunità. Il progetto restituisce così all’Ex Cinema Corso una nuova centralità, non solo come edificio recuperato, ma come infrastruttura culturale capace di generare socialità, produzione e nuova vita urbana.

Il raggruppamento secondo classificato, guidato da CHORUS + Fosbury Architecture + Artefice + Prodim + Consulenti, ha sviluppato una proposta fortemente orientata alla ridefinizione spaziale interna, immaginando il Corso come sequenza di ambienti differenziati e connessi, capaci di articolare una pluralità di usi e di pubblici, con particolare attenzione alla fruizione contemporanea e alla modularità.

Il gruppo terzo classificato, guidato da ARCHISBANG + SINTECNA + ORBYTA ENGINEERING, ha invece privilegiato un approccio più marcatamente tecnologico e infrastrutturale, enfatizzando la capacità dell’edificio di diventare piattaforma per linguaggi digitali e nuovi media, con una particolare attenzione all’integrazione tra impianti, sostenibilità e performance ambientale.

Il team quarto classificato (ex aequo), composto da arch. Federico Bertolo + arch. Tommaso Bisogno + Buromilan ha proposto una rilettura più architettonica e formale dello spazio, lavorando sulla chiarezza distributiva e sulla definizione di un sistema ordinato di relazioni tra le diverse funzioni, con una particolare sensibilità per il rapporto tra struttura esistente e nuovi interventi.

L’altro raggruppamento quarto classificato (ex aequo) guidato da SDV + SUPERSPATIAL + arch. Giuseppe Chiariello, ha sviluppato una proposta che enfatizza la dimensione esperienziale e immersiva dello spazio, immaginando il Corso come ambiente capace di trasformarsi in relazione agli eventi e ai contenuti, con un forte accento sulla dimensione performativa e partecipativa.

Nel loro insieme, questi progetti non rappresentano soltanto soluzioni alternative, ma costruiscono un campo di possibilità che la mostra restituisce alla città come patrimonio condiviso.

La rigenerazione dell'ex Cinema Corso va ben oltre il singolo intervento edilizio: è un dialogo con il presente, è fiducia nella capacità della città di accogliere nuove forme di espressione e di partecipazione” dichiara Romolo Balasso, Presidente dell’Ordine degli Architetti PPC della Provincia di Vicenza. “Per l'Ordine degli Architetti PPC, il Concorso di progettazione è apprezzabile e pone al centro il senso delle Istituzioni, quale strumento di qualità, di confronto tra idee. Il livello internazionale del Concorso equivale al riconoscere che Vicenza merita questo confronto, nel rispetto Dell sua storia. Vicenza si troverà rafforzata nel produrre pensiero, in un luogo vivo come l'ex Cinema Corso. È e sarà una sfida progettuale di cui tutti potremo andar fieri, con visione e responsabilità. Quale Ordine siamo entusiasti di contribuire al riattivazione di relazioni e di portare vita nel centro storico, per un luogo di produzione culturale”.

In questa prospettiva, il progetto si inserisce in una visione più ampia di sviluppo urbano, che riconosce nella cultura una infrastruttura essenziale.

"La riapertura dell’ex Cinema Corso rappresenta un esempio significativo di recupero di un edificio storico che nasce dalla volontà della Fondazione Roi di guardare al futuro della città", dichiara il Sindaco di Vicenza, Giacomo Possamai. "Per quasi trent’anni questo luogo è rimasto sospeso nel cuore di Vicenza, memoria viva e insieme possibilità ancora da costruire: oggi quella possibilità prende forma. Il percorso promosso dalla Fondazione dimostra come qualità delle idee, confronto e collaborazione tra pubblico e privato possano generare progetti capaci di incidere concretamente sul futuro di una comunità. Il nuovo CORSO sarà una vera infrastruttura culturale contemporanea, aperta alla sperimentazione e al dialogo tra linguaggi e generazioni, contribuendo a rafforzare il ruolo della cultura come motore di sviluppo e a rendere Vicenza sempre più attrattiva, dinamica e proiettata nel futuro".

La mostra diventa così un momento di passaggio: non la conclusione di un percorso, ma la sua apertura pubblica. Un dispositivo che consente di leggere la complessità delle scelte compiute, e allo stesso tempo di immaginare quelle che verranno. L’avvio del cantiere è previsto nel corso del 2027, con inaugurazione tra la fine del 2027 e l’inizio del 2028. Già oggi, tuttavia, è possibile intravedere ciò che il CORSO potrà diventare: non un semplice edificio restaurato, ma un organismo aperto, capace di produrre cultura nel cuore storico di Vicenza.