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Il termine più ricorrente nell’esprimere lo stato di benessere è “equilibrio”. Equilibrio inteso come bilanciamento tra i diversi fattori che intervengono a creare una circostanza, in cui pochi sono i bisogni che rimangono da soddisfare. Il rapporto tra le necessità primarie e il ritmo indotto dall’organizzazione temporale del nostro lavoro e tempo libero, non può essere semplicemente approfondito attraverso i punti stringenti proposti da Maslow, è necessario aggiungere ad essi quelli indotti dalla società dei consumi.
Puntualizzare, quindi, le differenze tra benessere temporaneo e permanente, è il punto che ci permette di approfondire le motivazioni che hanno portato a una così ampia casistica di azioni e ambienti dedicati a questo tema.
Gli ambienti per il relax, per la ricerca della bellezza, cui vanno aggiunti quelli per lo sport, entrati di diritto nella medesima famiglia, sono in definitiva spazi in cui assecondare anche per pochi istanti la ricerca di adattamento del nostro corpo, inteso come sistema olistico, agli agenti corrosivi che ci circondano. L’aderenza ai problemi reali quotidiani o a bisogni più “sofisticati”, rappresenta la distanza tra ricerca del benessere tangibile, primario, e quello solo percepito o esclusivamente ambito di una condizione prettamente psicologica.
Nella società contemporanea il benessere è diventato uno stato di diritto cui tutti dobbiamo poter aspirare, l’espansione dei luoghi in cui poterlo esercitare, naturali o artificiali, corrisponde alla capacità del sistema sociale di consentire l’effettivo raggiungimento del target sociale desiderato. Da un punto di vista critico economico, la ricerca del benessere, quello non legato ai bisogni primari, è un’altra delle armi che la società dei consumi ha scelto per ottemperare alla richiesta di commercio continuo, di merce e servizi “fast turn”, che consentono di mantenere costante nel tempo la sostenibilità economica del mercato. Da un punto di vista del messaggio indotto, esiste una relazione logica con gli aspetti di ecologia, di eco compatibilità, d’incentivo delle pratiche legate all’agricoltura biologica, che rendono questo settore eticamente rilevante.
Il valore aggiunto abbinabile a un bisogno primario di tipo permanente, ovvero le necessità legate alla sopravvivenza e cura delle patologie, è inferiore a quello comunicabile e sovrapponibile a fattori legati alla cura dell’aspetto fisico e dell’equilibrio psicologico, riservando a questi ultimi un’attenzione commerciale sempre più attenta e professionale. Che il concetto di “wellness” sia un fattore largamente assimilato è evidente dalla diffusione, anche in occidente, della ricerca di momenti di auto equilibrio anche per pochi istanti e in luoghi ad esso poco deputati. In un mezzo di trasporto, in ufficio, in uno spazio pubblico è sempre più facile incontrare persone che ascoltando musica o semplicemente leggendo o riposando, si estromettono dall’ambiente tramite un uso personalissimo del concetto di pausa. Non sempre siamo in grado di auto stimolarci alla quiete, di ritenere fisiologico un “afternoon nap”, e la pratica di adottare, prenderci cura di qualcosa, animato o tecnologico, è spesso uno dei mezzi più diffusi per il suo raggiungimento. È assai strano rilevarlo, ma portare a spasso un cane, accudire a un gatto, equivale per molti a rispondere o inviare twitter, fotografare e diffondere momenti del proprio vivere quotidiano. Accudire i propri contatti, costantemente, rientra in quella necessità di affetti extra familiari e di bisogno di appartenenza ed identificazione, che sempre più fanno parte del nostro equilibrio. Benessere, fisico, mentale o psicologico, indotto o naturale che sia, la sua ricerca riempie molto del nostro tempo. È il desiderio di benessere che attiva e dirige molti dei nostri comportamenti e indica i metodi più idonei per il suo raggiungimento. In questa continua ricerca non possiamo escludere come stimolo primario la necessità di auto stima e di prestigio che una buona immagine, rilassata e curata, può indurre nella sfera delle nostre relazioni.
Non esistono luoghi deputati e non, alla ricerca del benessere contemporaneo, esistono ambienti che opportunamente progettati permettono emotivamente di facilitare questa pratica e in cui del personale qualificato consente in poco tempo di sciogliere i nodi più intrigati della nostra mente.
L’immagine del benessere fisico e mentale più aderente alle nostre attese è rappresentata da un insieme di elementi naturali, dove non possono mancare: acqua, cielo azzurro e ampie foglie dal colore verde tè. L’ambiente naturale è quello più aderente al nostro immaginario collettivo dello star bene, dove i sensi, nella loro accezione più ampia, devono poter liberare le potenzialità non espresse nella stringente quotidianità. La definizione degli ambienti dedicati allo star bene, vaga dunque tra aspetti in bilico tra la filosofia e la scienza della percezione, tra aspetti tangibili e intangibili, tra percezione e sensazione, in cui l’equilibrio delle scelte progettuali deve mediare per non assecondare un progetto troppo freddo, il curare, o troppo caldo, lo spirituale. È difficile indicare e limitare l’estensione del concetto di benessere a sole alcune tipologie di ambienti e aree merceologiche. Al benessere, nel suo termine generalizzato, appartiene di diritto il mangiare e vestire bene, praticare sport ed esercizi di rilassamento, cure estetiche e riduzione di alcune patologie, come ad esempio il non udire in maniera ottimale, che prefigura un uso di ausili in alcuni casi ritenuti inadeguati a un’immagine sana e bella. Assistiamo alla nascita di ristoranti, di luoghi per l’alimentazione, di cioccolaterie, dove gli aspetti menzionati sono centranti, dove l’esaltazione del gusto, del piacere nello sviluppare l’attitudine alla degustazione, non possono non essere considerati aspetti fondanti il nostro modo di vivere la qualità globale dell’esistenza.
Toccare una superfice vellutata, calda o fredda, sentire gocce cadere in acqua o su di un piano metallico, ricevere o fare massaggi, abbronzarsi o sottoporsi a cicli di cromo terapia, idromassagiarsi o immergersi in un ambiente caldo, umido o asciutto, correre, saltare o arrampicarsi, il tutto con immagini, suoni e profumi selezionati per esaltare la totalità della sensazione, sono gesti appartenenti alla sfera del reale, la percezione che ne riceviamo è in molti casi misurabile, definibile mediante il tempo della sua permanenza.
L’aspetto più inconsueto da rilevare negli ambienti legati al benessere è la negazione quasi totale delle immagini legate alla tradizione, sia degli spazi sia delle attività umane. L’immagine di riferimento e la pura natura, un mondo ideale ancora non contaminato dall’uomo, un eden tangibile e raggiungibile.
Tutto è quiete, un equilibrio statico in cui la vista, il senso più assoggettato ai voleri della società dell’immagine, è momentaneamente spenta a favore delle altre sensazioni corporee.
Possiamo notare un uso in molti casi evoluto di materiali naturali, pietre appena sbozzate, legno massello, ciottoli di fiume, mattoni a faccia vista, ceramiche smaltate con decori floreali o geometri, ma generalmente sono elementi minimi, dettagli di un ambiente moderno nelle sue affinità spaziali con gli spazi scenici. Un concetto di neo spazialismo integrato, dove mimetiche tecnologie, si percepiscono esclusivamente tramite l’effetto che hanno nell’ambiente. A distanza di anni dalla sua nascita, permane in essi la visione archetipa del new age, anche di fronte a ibridazioni tra settori affini per finalità ma distanti per tradizione d’uso.
Gli spazi dedicati al benessere fisico e mentale rispondono perfettamente a quel concetto di “ozio creativo” che De Masi definisce come una serie di azioni che ci fanno sentire liberi e che sono necessarie alla produzione di idee.

 

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