Sarà in libreria da maggio una nuova collana di Electa curata da Marco Sammicheli e disegnata da Studio Pupilla, nota per le sue realizzazioni grafiche eleganti e innovative per l’arte e la cultura. 
La serie nasce come progetto editoriale dedicato a protagonisti del design europeo e ai designer italiani di rilievo internazionale: figure che hanno segnato profondamente la storia e il presente della disciplina, ma che, in molti casi, non dispongono ancora di una monografia dedicata capace di raccontarne appieno il lavoro e l’eredità. 

Il primo titolo della collana è dedicato al designer italiano Martino Gamper, attivo a Londra, ed è accompagnato da un saggio di Marco Sammicheli. L’autore propone una lettura critica del lavoro di Gamper nel contesto del design contemporaneo, ricostruendone la formazione, il metodo progettuale e il rapporto con la storia della disciplina. 

Una prima parte del saggio presenta la formazione del designer, segnata dall’eredità mitteleuropea dell’artigianato altoatesino, dagli studi tra Vienna e Milano e dall’esperienza londinese maturata al Royal College of Art. Questo percorso contribuisce a definire una pratica progettuale fondata sulla manualità, sull’assemblaggio e sull’ibridazione transdisciplinare, sviluppata successivamente nel suo atelier laboratorio di Hackney, East London. Dialogando con il montaggio, intanto, Gamper ‘anticipa e problematizza le attuali domande sull’economia circolare ma il riuso non è mai presentato come soluzione espiatoria bensì come campo di sperimentazione formale e concettuale’, spiega Sammicheli. 

Un secondo asse di analisi riguarda la ridefinizione del ruolo del designer nel lavoro di Gamper. La sua pratica attraversa infatti ambiti diversi - artigianato, design industriale, installazione, curatela e insegnamento - mettendo in discussione la figura tradizionale del progettista come autore unico e configurando il designer come mediatore di processi, materiali e collaborazioni. 

Il saggio analizza inoltre il rapporto con il panorama del design contemporaneo e con la storia della disciplina, mostrando come Gamper abbia attinto ad oggetti e modelli di opere di maestri come semplici repertori di forme da reinterpretare e trasformare attraverso montaggio, riuso e ricombinazione per sottoporli a un processo di ‘risignificazione’. 
Il testo affronta anche il posizionamento ambivalente del designer oggi tra mercato e istituzione; condizione in cui Gamper si muove allo stesso modo liberamente con una committenza che comprende interventi domestici, collaborazioni con aziende, progetti per istituzioni culturali e contributi nello spazio pubblico. Oltre alla partecipazione alle mostre come momenti di verifica e sperimentazione del lavoro progettuale. Quali, ad esempio, il progetto 100 Chairs in 100 Days (2007), considerato uno dei momenti centrali del suo percorso, in cui ha realizzato cento sedute in cento giorni, in cento modi diversi utilizzando parti di sedie recuperate. 

Segue la presentazione delle opere di Gamper, supportata da un ricco apparato iconografico e articolata in quattro sezioni cronologiche corrispondenti a civici londinesi dei diversi suoi studi, anch’essi illustrati ma con immagini al vivo in bianco e nero: 
Nomadic Studio (1998 - 2005) con 3 progetti 
Belsham Street I (2005 - 2010) con 15 progetti 
Tudor Road (2008 - 2012) con 9 progetti 
Belsham Street II (2012 -Ongoing) con 34 progetti 

Le schede progetto sono accompagnate dai testi di Studio Gamper e, in alcuni casi, da testimonianze di personalità quali Michael Marriott, Jan Boelen, Deborah Levy e Nathalie Du Pasquier oltre che da un visual essay dell’artista e amico londinese Alvaro Barrington “Stool and Hook Martino” 2026.