Nel cuore dell’Uco Valley, una delle regioni vitivinicole più prestigiose dell’Argentina, Strazik House si distende come un segno silenzioso tra i filari. Il progetto, firmato dallo studio argentino González Olsina & Vega Arquitectos, sorge su un vigneto di sei acri all’interno di The Vines of Mendoza, a Los Chacayes, Tunuyán, 85 chilometri a sud-ovest della città di Mendoza.

strazik house
©Luis Abba

Qui, ai piedi della cordigliera delle Ande, l’orizzonte è vasto e il paesaggio si offre come una distesa minerale e luminosa, dove il silenzio diventa parte integrante dell’esperienza dello spazio.
Il committente, appassionato di vino e della sua cultura, ha scelto questo luogo per radicare un progetto di vita: possedere un proprio vigneto, produrre vino e costruire una dimora capace di accogliere il tempo lento della contemplazione, della natura e della condivisione. Non una casa urbana, ma un rifugio. Un’architettura pensata per instaurare una relazione diretta e costante con la vigna e con la montagna.
Il programma funzionale comprende un grande ambiente condiviso per vivere, cucinare e pranzare; quattro camere da letto; uno spazio di lavoro; una cantina; e aree esterne dedicate al tempo libero. Ma oltre alla distribuzione degli ambienti, il progetto si fonda su un’idea primaria: riconoscere il territorio come una geometria orizzontale e silenziosa e allineare l’architettura all’ordine naturale del luogo.

strazik house
©Luis Abba

Strazik House è concepita come una linea abitata, disposta parallelamente alla catena montuosa. Ogni ambiente si orienta verso l’orizzonte occidentale, trasformando la vista sulle Ande in esperienza quotidiana. L’impianto trasversale esprime un chiaro desiderio di appartenenza: tutti gli spazi partecipano allo stesso gesto contemplativo, condividono la medesima tensione verso il paesaggio.
Una distribuzione lineare sul lato orientale organizza la circolazione interna e consente agli ambienti di aprirsi progressivamente verso le montagne. L’orizzontalità non è soltanto un principio compositivo, ma un atteggiamento: un modo di porsi rispetto alla scala e alla quiete del territorio.

Elemento chiave del progetto è la piattaforma, intesa come piano di mediazione tra costruito e natura. Sollevando leggermente l’edificio, essa permette allo sguardo di scorrere sopra i filari del vigneto fino a incontrare la massa delle Ande. È una soglia che crea distanza senza separazione, stabilendo il giusto grado di distacco dal suolo.

La scelta dei materiali rafforza il dialogo con il contesto. Pietra locale e calcestruzzo pigmentato condividono una natura minerale che richiama la cordigliera. Il calcestruzzo, compatto e misurato, conferisce all’insieme un senso di permanenza e atemporalità; la pietra, con la sua densità irregolare, ancora l’edificio al sito.
Massa, texture e tonalità si fondono in una continuità materica che evita ogni gesto retorico. L’architettura non si impone sul paesaggio, ma emerge come sua naturale estensione: una presenza tettonica, quieta, radicata.

strazik house
©Luis Abba

L’intero impianto risponde a un criterio di sintesi formale: un linguaggio geometrico essenziale, proporzioni guidate dall’antica idea del numero come principio di bellezza, un equilibrio calibrato tra opacità e trasparenza. La composizione ricerca misura e necessità, evitando l’eccesso.
Abitare Strazik House significa entrare in un ritmo differente, in cui il tempo si dilata e il silenzio acquista profondità. Gli spazi, austeri e privi di artificio, trovano significato nella loro relazione con l’essenziale. L’architettura si offre come ponte tra vita umana e natura, trasformando l’abitare in un atto contemplativo.
Più che una casa, è una pausa nel paesaggio: una linea silenziosa la cui identità è definita dall’immensità che la circonda.