Affacciato sul paesaggio costiero di Port de Pollença a Majorca, Plastic Box ridefinisce radicalmente l’idea di spazio commerciale, trasformando una tipologia ordinaria come il supermercato in un’architettura capace di attivare una riflessione critica sul consumo contemporaneo. Firmato da Minimal Studio, il progetto si configura come un volume primario in calcestruzzo, un contenitore essenziale che afferma con decisione la propria presenza attraverso un linguaggio asciutto e rigoroso.

L’involucro, concepito come una massa monolitica dalle linee pure, richiama le matrici del brutalismo minimalista, rielaborandole in chiave contemporanea. Le facciate, prive di qualsiasi elemento decorativo, sono incise da ingressi concepiti come soglie scure: veri e propri portali che amplificano la percezione del passaggio tra esterno e interno. Questo impianto costruisce una sequenza sensoriale precisa, dove il contrasto tra penombra e luce diventa parte integrante dell’esperienza d’acquisto.

plastic box
©Leonardo Cóndor

Il cuore concettuale del progetto si manifesta nel soffitto, una superficie modulare composta da oltre mille cassette industriali in plastica riciclata, disposte con precisione seriale. Più che un elemento scenografico, questo sistema introduce una doppia valenza, ambientale e tecnica. Le cassette filtrano la luce naturale, proiettando ombre geometriche in continua mutazione, e allo stesso tempo integrano al loro interno gli impianti: illuminazione Led, ventilazione e sistemi di raccolta dell’acqua piovana. Il risultato è un’infrastruttura ibrida, in cui forma e funzione coincidono in modo esplicito.

All’interno, il linguaggio si mantiene coerente e radicale. Pavimentazioni in calcestruzzo lucidato, scaffalature in acciaio e banchi cassa monolitici costruiscono un paesaggio materico essenziale, dove ogni elemento è ridotto alla propria condizione primaria. La luce indiretta, calibrata per sottrazione, enfatizza i prodotti attraverso il contrasto con le ombre, trasformando la merce in presenza quasi plastica.

In Plastic Box, il riuso non è solo una scelta etica ma una strategia progettuale che investe il significato stesso degli elementi. Oggetti nati per contesti industriali vengono estratti dal loro ambito originario e inseriti in una nuova narrazione spaziale, dove estetica e funzione vengono deliberatamente sovvertite. L’architettura diventa così un campo di negoziazione tra consumo e consapevolezza, capace di trasformare un gesto quotidiano in un’esperienza critica e sensibile.

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©Leonardo Cóndor