Dall’11 dicembre 2025 il MACRO apre una nuova fase della propria storia, inaugurando un programma che mette Roma al centro di un’indagine ampia sulle espressioni del contemporaneo. Con l’arrivo di Cristiana Perrella alla direzione artistica, il museo si presenta con un progetto che ambisce a far dialogare il proprio spazio con la vitalità della città, trasformandosi in un luogo attraversato dalle sue tensioni, dai suoi immaginari e dalle sue metamorfosi culturali.

Sostenuta dall’Assessorato alla Cultura di Roma Capitale e dalla Azienda Speciale Palaexpo, la stagione 2025–26 si sviluppa fino ad aprile e intreccia linguaggi diversi – arti visive, sperimentazioni sonore, cinema, performance, pratiche urbane – con l’obiettivo di mettere in luce la complessità di una capitale che negli ultimi anni ha visto moltiplicarsi comunità artistiche, progettualità emergenti e nuove forme di produzione culturale.

Perrella immagina il MACRO come un organismo in continua trasformazione: un luogo che accoglie, assorbe e rielabora ciò che accade intorno. Dopo un periodo di lavori e riallestimenti, il museo si presenta con spazi più permeabili e un’attitudine progettuale che aspira a rispecchiare ciò che Roma è oggi: una città stratificata, fatta di storie che si incrociano, di tensioni sociali, di energie che emergono spesso da realtà periferiche o indipendenti.

L’idea è quella di un museo non solo osservatore, ma amplificatore: capace di rendere visibile ciò che nella vita culturale cittadina si muove con discrezione ma produce effetti radicali.

La riapertura è segnata dall’apertura simultanea di quattro mostre, pensate come altrettanti punti di osservazione sui modi in cui la città viene vissuta, rappresentata e immaginata.

UNAROMA / A cura di Cristiana Perrella e Luca Lo Pinto, la collettiva UNAROMA porta alla luce la ricchezza della scena artistica attuale, accostando generazioni e approcci diversi. L’allestimento, firmato da Parasite2.0, costruisce una narrazione fluida, simile a un lungo movimento cinematografico, che attraversa le sale del museo e si espande negli spazi indipendenti della città. Con oltre settanta artiste e artisti coinvolti e con il momento di approfondimento UNAROMA Flashback, la mostra ripercorre anche le genealogie che dagli anni Ottanta a oggi hanno contribuito a ridefinire l’identità creativa di Roma.

One Day You’ll Understand. 25 anni da Dissonanze / La seconda mostra ripercorre l’esperienza di Dissonanze, il festival che dal 2000 al 2010 ha trasformato Roma in una piattaforma fondamentale per l’elettronica e la cultura digitale. Tra archivi sonori, materiali visivi, grafiche storiche e testimonianze, il percorso ricostruisce una stagione di sperimentazione che ha lasciato un segno profondo nella scena internazionale. Una giornata di studio riunirà protagonisti e nuove generazioni per interrogarsi sull’eredità di quel decennio.

Sorelle senza nome / Nel nuovo lavoro video di Jonathas de Andrade, realizzato con Conciliazione 5 e Fondazione In Between Art Film, la storia di un gruppo di ex religiose brasiliane che negli anni della dittatura si trasferì a Roma diventa occasione per riflettere su migrazioni, comunità e forme di resistenza collettiva. Archivi, memorie private e vicende politiche si intrecciano in un racconto che mette in relazione Belo Horizonte e la capitale italiana.

Abitare le rovine del presente / Curata da Giulia Fiocca e Lorenzo Romito (Stalker), la quarta mostra affronta la questione dell’abitare nelle sue dimensioni sociali e politiche. Derivata dal lavoro presentato alla Biennale Architettura 2025 per il Padiglione Austria, l’esposizione analizza alcune delle esperienze di rigenerazione spontanea che stanno ridisegnando il paesaggio urbano romano – da Spin Time a Corviale, fino al Lago Bullicante. Le “rovine” non sono presentate come segni di decadenza, ma come spazi di possibilità, luoghi in cui si sperimentano nuove alleanze e forme di convivenza. Un’area dedicata alla discussione pubblica invita il pubblico a partecipare a un confronto sui futuri possibili della città.

Alla dimensione espositiva si affianca un’importante novità: il cinema del MACRO, che nella sua fase inaugurale sarà dedicato ai linguaggi del cinema romano, con proiezioni, incontri, masterclass e presentazioni di opere di registi emergenti.

A completare il programma, una stagione intensa di performance, concerti, lecture, laboratori e momenti partecipativi che rafforzano l’idea di un museo come luogo di scambio, di produzione e di costruzione di comunità.