Nel quartiere Nordvest di Copenaghen, Grønningen-Bispeparken trasforma 20.000 metri quadri di aree verdi di un complesso residenziale degli anni Cinquanta in un grande parco climatico, sociale e biodiverso. Il progetto, firmato dallo studio danese di landscape design SLA, nasce dalla necessità di affrontare in modo radicale il rischio di allagamenti e i sempre più frequenti fenomeni meteorologici estremi, ma amplia il tema della resilienza climatica fino a farne uno strumento di rigenerazione urbana. Dove prima si estendevano prati degradati, poco utilizzati e poveri di biodiversità, oggi prende forma un paesaggio articolato, pensato per accogliere persone, piante e fauna e per trasformare l'acqua piovana da problema a risorsa. Il progetto recupera e reinterpreta i principi del disegno paesaggistico originario, realizzato dal celebre paesaggista danese C. Th. Sørensen (1893-1979), aggiornandoli alle esigenze di una città contemporanea. L'area, infatti, aveva progressivamente perso la propria funzione sociale: gli spazi verdi erano diventati insicuri e privi di attrezzature, mentre le superfici erbose non erano in grado di assorbire le precipitazioni. Durante i temporali l'acqua defluiva rapidamente verso strade e infrastrutture, generando veri e propri «corridoi di pioggia», mentre la limitata varietà vegetale impoveriva ulteriormente l'ecosistema.

La strategia di SLA ribalta questo approccio: anziché opporsi ai processi naturali, il progetto li asseconda, lasciando che sia la natura stessa a determinare la forma del parco. Una rete interconnessa di 18 bioswale (canali verdi), depressioni vegetate modellate lungo le aree verdi in pendenza, raccoglie, trattiene e infiltra l'acqua proveniente dal parco, dai cortili e dalle strade circostanti, arrivando a gestire oltre 3.000 metri cubi di acqua piovana. Questi dispositivi non sono concepiti come semplici infrastrutture tecniche, ma diventano parte integrante dell'esperienza del parco. Sono veri e propri social swales: spazi in cui la funzione climatica coincide con quella sociale, creando luoghi di incontro, gioco e permanenza immersi nella vegetazione. Il paesaggio è organizzato in cinque differenti tipologie, ciascuna definita dalla combinazione di esigenze ecologiche e sociali. Le Bio Oases sono aree umide nelle quali la natura assume il ruolo principale e habitat e fauna possono svilupparsi con il minimo disturbo. Between the Trunks individua invece piccoli biotopi asciutti, raccolti tra gli alberi, destinati al gioco informale e alla sosta. I più ampi Common Lawns accolgono attività sportive, mercati agricoli, cene collettive ed eventi. Tra gli edifici, le Pocket Squares sono piccole piazze verdi di scala urbana pensate per la socialità quotidiana. Infine, i Bunker Hills recuperano i vecchi bunker sotterranei della Guerra Fredda trasformandoli in nuovi luoghi collettivi: d'estate diventano punti privilegiati per godere del sole serale, mentre in inverno possono essere utilizzati per slittare e sciare.

©SLA/Mikkel Eye

A collegare le diverse parti del parco è un percorso sinuoso realizzato in ghiaia e piastrelle gialle, un riferimento cromatico alla vicina Grundtvig's Church, uno degli elementi che caratterizzavano già il progetto di Sørensen. Il tracciato non segue una geometria rigida, ma asseconda la topografia e la disposizione delle diverse comunità vegetali, modificando di volta in volta larghezza, materiali e permeabilità. In alcuni punti il percorso sembra quasi scomparire: la pavimentazione lascia spazio alla vegetazione e il suo andamento può essere riconosciuto soltanto attraverso l'erba tagliata e la presenza discreta di piccoli elementi luminosi. È un modo per accompagnare gradualmente gli abitanti dalla dimensione urbana a quella più selvatica del parco, facendo dell'attraversamento un'esperienza diretta del paesaggio. La trasformazione ha inoltre rafforzato in maniera significativa la componente vegetale. Sono stati messi a dimora 149 nuovi alberi appartenenti a 23 specie differenti, insieme a oltre 4 milioni di semi provenienti da miscele appositamente sviluppate. La scelta è ricaduta esclusivamente su specie autoctone, con l'obiettivo di consolidare la biodiversità locale e costruire un ecosistema più ricco e resiliente. Le nuove piantumazioni si affiancano agli alberi di buckthorn storicamente presenti nell'area, preservati come testimonianza del paesaggio originario. Il risultato è una composizione vegetale più articolata, nella quale il carattere spontaneo della natura convive con parti maggiormente strutturate. A regolare questo equilibrio interviene un piano di manutenzione dinamico, che evita sia l'eccessiva artificializzazione sia l'abbandono. Il rapporto fra aree ordinate e zone più selvatiche viene calibrato nel tempo per creare condizioni favorevoli tanto alla vita umana quanto a quella vegetale e animale.

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La trasformazione del parco è stata accompagnata anche da un processo artistico partecipativo. Il National Arts Council of Denmark ha commissionato all'artista Kerstin Bergendal un intervento sperimentale della durata di quattro anni, Concerning A Meadow, sviluppato sul confine tra progettazione dello spazio pubblico, coinvolgimento degli abitanti e nuove forme di arte pubblica. Il progetto ha affiancato il processo di pianificazione, creando un'occasione di confronto e di scambio informale tra amministrazione, team di Social Design di SLA e comunità locale. A questo percorso si aggiungono una serie di strutture lignee realizzate da Bergendal in collaborazione con il piccolo studio di paesaggio Efterland. Gli elementi, più simili a dispositivi ludici e scultorei che a tradizionali arredi, si inseriscono nel paesaggio senza interromperne la continuità, offrendo a bambini e adulti occasioni per giocare, muoversi e incontrarsi.

Uno degli elementi più importanti del progetto è la conservazione delle visuali verso la Grundtvig's Church, che già nel disegno di Sørensen costituivano il principale riferimento spaziale del parco. Alberi, vegetazione e nuovi elementi costruiti sono stati posizionati in modo da incorniciare la chiesa, mantenendone la presenza nel paesaggio e producendo, al contempo, nuove prospettive. Anche la materialità contribuisce alla continuità con il contesto. I vecchi percorsi asfaltati sono stati rimossi e sostituiti da superfici più calde e permeabili. Le piastrelle gialle utilizzate per i percorsi, le Pocket Squares e alcuni elementi di arredo richiamano sia gli edifici circostanti sia la vicina chiesa. Parte dei materiali proviene inoltre dalle eccedenze della Città di Copenaghen, secondo una strategia di riuso e upcycling volta a contenere l'impronta carbonica dell'intervento.

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Grønningen-Bispeparken è stato inaugurato il 31 agosto 2024. Appena cinque giorni dopo, un violento temporale ha colpito Copenaghen provocando allagamenti in diverse arterie stradali e infrastrutture della città. Nel nuovo parco, invece, l'acqua ha potuto seguire il sistema di bioswale e infiltrarsi nel terreno: la pioggia non ha rappresentato una minaccia, ma ha trasformato temporaneamente il paesaggio rendendolo ancora più rigoglioso e sensoriale, mentre gli edifici e le infrastrutture circostanti sono rimasti protetti. È forse proprio in questo passaggio che si concentra il significato più radicale del progetto di SLA: la resilienza climatica non viene trattata come un'infrastruttura aggiunta al paesaggio, ma come il principio stesso attraverso cui il paesaggio viene costruito. A Grønningen-Bispeparken la gestione dell'acqua, l'incremento della biodiversità, la socialità, l'arte e il gioco confluiscono in un unico sistema, nel quale la forma non precede la natura, ma nasce dall'osservazione e dall'assecondamento dei suoi processi.