Con LADO, Alice presenta una nuova collezione di lavabi disegnata da Zaven che esplora il rapporto tra forma, materia e percezione. Il progetto nasce da una domanda semplice: può la geometria modificare il modo in cui osserviamo un oggetto quotidiano? La risposta prende forma in una superficie sfaccettata che rende la luce parte integrante del volume, trasformando la ceramica in un materiale visivamente dinamico.

LADO nasce da un gesto di sottrazione. Il volume viene ridotto all'essenziale, eliminando ogni elemento superfluo per concentrare l'identità dell'oggetto nella costruzione stessa della forma. Non è il dettaglio decorativo a caratterizzare il lavabo, ma la relazione tra le sue superfici: una sequenza di piani che si piegano, si interrompono e riprendono continuità, definendo un equilibrio tra rigore geometrico e morbidezza percettiva.

Il nome della collezione richiama il concetto di lato come faccia, orientamento e punto di vista. Ogni superficie contribuisce alla costruzione del volume e, allo stesso tempo, offre una lettura diversa dell'oggetto. La forma non è mai statica: cambia con la posizione dell'osservatore e con l'evolversi della luce durante la giornata.

Le sfaccettature non rappresentano un esercizio formale, ma uno strumento progettuale. Le diverse inclinazioni riflettono la luce in modo differente, generando ombre, riflessi e variazioni cromatiche che amplificano la profondità della ceramica anche nelle finiture monocromatiche. La materia perde la propria apparente uniformità e acquista una qualità mutevole, quasi cinetica.

LADO nasce da una geometria semplice e da un gesto di sottrazione”, raccontano Enrica Cavarzan e Marco Zavagno, fondatori dello studio Zaven. “La forma riduce il volume ceramico alla sua essenza, lasciando che sia la superficie esterna a raccontarsi. Il lavabo è composto da una vasca interna continua, circolare o ellittica, e da una superficie che si piega, si interrompe e riprende, trasformando un materiale rigido in qualcosa che sembra capace di movimento. Ogni faccia cattura la luce in modo diverso, così che l'oggetto non abbia mai un'illuminazione uniforme: cambia con l'ora del giorno, con la qualità della luce e con il punto di vista di chi lo osserva”.

Questa tensione tra continuità e frammentazione attraversa l'intero progetto. Alla fluidità del bacino interno, progettato per garantire comfort e funzionalità, si contrappone una superficie esterna costruita attraverso una successione di piani che restituisce al lavabo una presenza architettonica e quasi scultorea. Due linguaggi convivono nello stesso oggetto, trovando nella luce il loro elemento di connessione.

La collezione comprende due lavabi da appoggio: una versione circolare del diametro di 43 cm e una versione ellittica di 60×35 cm, entrambe alte 13 cm. A completare il sistema, una colonna cilindrica del diametro di 22,5 cm consente l'installazione freestanding con scarico a parete o a pavimento, ampliando le possibilità compositive senza alterare la continuità formale del progetto.

Molti sono i colori e le finiture di tendenza della collezione. Oltre alla tonalità base Bianco lucido, sono 10 le soluzioni colore in finitura Matt: Bianco, Nero, Caffè, Grigio, Sabbia, Rosa, Laguna, Zenzero, Malva e Verde Alpi e 4 le soluzioni colore in finitura Lucida: Mirto, Pino, Tabasco, Miele.

Con LADO, Alice Ceramica e Zaven propongono una riflessione sulla natura stessa della ceramica, introducendo un nuovo linguaggio formale. Da materiale tradizionalmente percepito come compatto e uniforme, diventa una superficie che reagisce alla luce, cambia con lo spazio e restituisce ogni volta un'immagine diversa di sé. Un oggetto essenziale nella forma, ma capace di trasformare la percezione attraverso la precisione della geometria.