La visione di UNStudio per la nuova Linea 2 della metropolitana di Torino trasforma un’infrastruttura di trasporto in un elemento riconoscibile e identitario della città. Guidata da tre principi progettuali distinti, la proposta vincitrice traduce la complessità storica torinese in un sistema contemporaneo, accessibile e accogliente. Il progetto per la Metro 2 Torino, sviluppato in collaborazione con Settanta7, Mijksenaar, Frigorosso, 3BA e WSP, è stato selezionato da una giuria internazionale presieduta da Dominique Perrault. La proposta è stata premiata per la capacità di reinterpretare la metropolitana come un vero atto di costruzione urbana, rafforzando il legame tra mobilità, spazio pubblico e contesto.

metro 2 torino
Produced by HISM, Settanta7, UNS, ©Extraordinary Commissioner Chiaia

Il progetto assume come matrice il tessuto urbano torinese, storicamente definito da flussi: quelli naturali del Po e della Dora Riparia, ma anche quelli urbani dei portici, che per oltre 18 chilometri strutturano il modo in cui la città viene attraversata. La Linea 2 si inserisce in questa continuità interpretandola come un “fiume urbano”: un’infrastruttura trasparente e vitale che connette quartieri, storie e generazioni.
Tre assi progettuali (identità visiva, esperienza di viaggio e articolazione delle scale) costruiscono un sistema in cui l’infrastruttura assume il ruolo di spazio pubblico e catalizzatore sociale. La metropolitana non è più soltanto un luogo di transito, ma un’estensione della città, capace di orientare, connettere e generare riconoscibilità.
Come sottolinea Ben van Berkel, l’obiettivo non era semplicemente realizzare una linea di trasporto, ma costruire una nuova connessione civica: uno spazio aperto, sicuro e inclusivo, dove ingressi e stazioni prolungano il suolo urbano, fino a far coincidere, in alcuni punti, il parco con l’infrastruttura stessa.

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Produced by HISM, Settanta7, UNS, ©Extraordinary Commissioner Chiaia

Torino emerge nel progetto come città di transizioni, dove storia e atmosfera convivono. I portici, la tradizione industriale e la recente vocazione culturale diventano riferimenti per un linguaggio architettonico fondato sul passaggio: dall’arco al portico, dalla curva alla geometria ortogonale. Questa logica si riflette anche nel rapporto tra esterno e interno. Se la città si presenta con facciate sobrie e rigorose, gli spazi interni rivelano una maggiore ricchezza percettiva. La metropolitana amplifica questo contrasto: all’esterno mantiene una presenza misurata e discreta, mentre all’interno costruisce ambienti più caldi e caratterizzati, in dialogo con la memoria urbana.

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Con 32 stazioni previste, di cui 10 nella prima fase, il progetto per la Metro 2 Torino adotta un sistema modulare capace di adattarsi a condizioni diverse senza perdere coerenza. Le stazioni, tra cui quelle previste in aree come Mole Giardini, San Giovanni Bosco e Carlo Alberto, si configurano come variazioni su un linguaggio comune, in cui scala, proporzione e programma si modulano in relazione al contesto. A supporto di questa flessibilità, il progetto articola l’identità su tre livelli. Il primo è quello della rete, sviluppato con Frigorosso, che definisce un linguaggio unitario fatto di segni, geometrie, materiali e colori. Il secondo riguarda il sistema urbano, che estende la presenza della linea nei quartieri. Il terzo è quello delle singole stazioni, ciascuna caratterizzata da riferimenti specifici (natura, storia, innovazione, cultura) che ne rafforzano il radicamento locale.

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La componente grafica e cromatica della Metro 2 Torino traduce questi principi in una palette che attraversa gialli, ocra, verdi e blu, evocando paesaggi, luce e atmosfera. L’identità accompagna l’intero percorso dell’utente, dalla segnaletica alle piattaforme digitali, e svolge un ruolo chiave anche durante la fase di costruzione, rendendo il processo comprensibile e condiviso. L’approccio progettuale ridefinisce la metropolitana come sequenza continua di esperienze, dove ogni fase del viaggio è parte di un sistema coerente: dalla pianificazione digitale all’ingresso in stazione, fino all’orientamento interno.
Gli spazi ipogei si configurano come interni attentamente calibrati, caratterizzati da materiali durevoli come alluminio e grès porcellanato, illuminazione diffusa e superfici che reinterpretano la tradizione del terrazzo. Il risultato è un ambiente chiaro, leggibile e confortevole, in cui orientamento e percezione si intrecciano. Le stazioni diventano così vere e proprie “stanze urbane”, capaci di trasformare l’esperienza del trasporto in un momento qualitativamente significativo. Un sistema che non solo migliora l’efficienza degli spostamenti, ma rafforza l’identità dei luoghi e restituisce valore al tempo quotidiano del viaggio.

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