MOTEL prende forma all’interno di una condizione tipica delle grandi operazioni di rigenerazione: quella della durata. Inserito nel sistema della Manifattura Tabacchi di Firenze, il progetto affronta direttamente la temporalità estesa del cantiere, traducendola in un dispositivo capace di generare uso prima ancora della definizione finale degli spazi.

Collocato al piano terra dell’edificio B3, uno dei corpi che meglio conservano la matrice industriale originaria del complesso, MOTEL occupa una posizione strategica all’interno del masterplan, funzionando come cerniera tra le diverse anime della Manifattura: il polo creativo, gli spazi produttivi e le aree destinate al lavoro e alla residenza. In questo senso, più che un contenitore per eventi, si configura come un’infrastruttura relazionale, in grado di connettere pubblici, pratiche e temporalità differenti.

Il riferimento implicito ai motel americani - luoghi di sosta lungo traiettorie veloci, concepiti per permanenze brevi e funzionali - viene qui reinterpretato come paradigma spaziale. Non tanto un’architettura dell’accoglienza stabile, quanto un dispositivo di attraversamento, in cui l’ospitalità si traduce in una sequenza di esperienze temporanee e mutabili. La dimensione del passaggio diventa così principio generativo: MOTEL è uno spazio che non trattiene, ma attiva.

La scala del progetto è significativa: oltre 3.000 metri quadri articolati in una costellazione di ambienti interni ed esterni, configurabili in modo flessibile. Gli spazi per eventi, estesi su circa 1.500 metri quadri, si affiancano a un sistema di aree aperte, tra giardino urbano e terrazza coperta, che estendono le possibilità d’uso verso l’esterno, introducendo una dimensione climatica e informale. A questi si aggiunge il Caveau, archivio materico dell’ex fabbrica, che raccoglie e riorganizza elementi originari (come macchinari, infissi, oggetti) trasformandoli in dispositivi narrativi. Più che un semplice spazio espositivo, il Caveau agisce come condensatore di memoria, in cui il passato produttivo viene continuamente riattivato attraverso nuovi usi.

Il progetto di allestimento, sviluppato dallo studio q-bic, adotta una strategia dichiaratamente non invasiva. L’intervento si costruisce per addizione di elementi leggeri, reversibili, evitando qualsiasi gesto di monumentalizzazione o di ricostruzione mimetica. La preesistenza industriale non viene reinterpretata in chiave nostalgica, ma assunta come campo aperto su cui innestare nuove possibilità. Ne deriva una spazialità porosa, organizzata per episodi piuttosto che per sequenze gerarchiche: una serie di ambienti autonomi ma interconnessi, attraversati da percorsi discontinui che incoraggiano una fruizione libera, quasi erratica.

©Alessandro Fibbi

In questo sistema, il movimento assume un ruolo centrale. Non esistono traiettorie obbligate né punti di vista privilegiati: lo spazio si costruisce attraverso l’esperienza del corpo che lo attraversa, ridefinendosi di volta in volta in base agli usi e agli eventi che lo abitano. L’idea di ospitalità si sposta così da una logica statica, legata alla permanenza, a una dinamica, fondata sulla transitorietà e sulla possibilità di riconfigurazione continua.

©Alessandro Fibbi

L’ingresso è segnato dalla presenza di Hercules, installazione luminosa di Patrick Tuttofuoco. Il lavoro, composto da un dittico di occhi e da un elemento floreale, introduce una soglia simbolica che mette in relazione individuo e spazio, osservatore e ambiente. La pratica dell’artista, da sempre orientata a indagare il ruolo dell’essere umano come agente di trasformazione, trova qui una collocazione coerente: l’opera non si limita a segnalare un accesso, ma attiva un campo di tensione percettiva che accompagna l’intero dispositivo.

Pensato come spazio temporaneo con una durata di due anni, MOTEL assume un valore che va oltre la sua funzione immediata. In un contesto urbano spesso caratterizzato da processi di trasformazione lunghi e frammentati, il progetto dimostra come le fasi intermedie possano diventare occasioni di produzione culturale e attivazione sociale. L’architettura, in questo caso, non definisce un esito, ma costruisce una condizione: quella di una città che, pur incompleta, è già capace di generare uso, immaginario e partecipazione.

©Alessandro Fibbi

Più che un episodio isolato, MOTEL si configura quindi come parte integrante della strategia di rigenerazione della Manifattura Tabacchi. Attivando il piano terra del B3 come spazio pubblico aperto e permeabile, il progetto estende la logica della “passeggiata” che attraversa il complesso, rafforzando le connessioni tra le sue diverse componenti. In questo modo, l’architettura temporanea smette di essere una parentesi e diventa strumento operativo: un modo per abitare il processo, anziché limitarlo ad attenderne il compimento.