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Spiagge sovraffollate di vacanzieri, stazioni sciistiche disseminate di sciatori in partenza e in arrivo, piscine, discoteche gremite di giovani assordati dalla musica…Le fotografie di Massimo Vitali ritraggono i rituali del divertimento moderno e rappresentano l‘arbitrarietà caotica (e dunque – almeno apparentemente – libera dagli schemi) dei ritmi frammentati del tempo libero, del piacere e del relax. La libertà di non fare nulla, la possibilità – concessa solo temporaneamente – di sospendere il ritmo regolare della vita lavorativa e di sottrarsi alla necessità del fare per non fare, essere oziosi, girovagare senza meta, annoiarsi, perdere tempo…, producono uno spazio temporale disordinato e vuoto di senso per la società, in quanto improduttivo. Le immagini di Vitali inquadrano porzioni di paesaggio non identificabili se non per le attività che in esse si svolgono e per gli abitanti che temporaneamente invadono quello spazio, connotandolo. Così come il tempo libero rappresenta un vuoto produttivo, un intervallo senza valore nel processo della produzione e del lavoro, allo stesso modo lo spazio che fa da sfondo alle immagini è insensato se deprivato delle persone che lo occupano. Gli spazi del divertimento sono, di fatto, luoghi privi di identità, se disabitati; sono spazi di ”limite”, luoghi sospesi, in attesa di essere occupati per assumere il loro significato, collocabili indistintamente nella sfera sociale pubblica o privata, tra le fantasie del desiderio e del sogno e la possibilità concreta dell‘esperienza. La presenza della città o dello stabilimento produttivo che spesso fa da sfondo alle immagini di Vitali enfatizza la contrapposizione di questo mondo effimero con quello reale della vita quotidiana, trasformando lo spazio fisico in un luogo magico, teatro dell‘assurdo, in cui l‘azione spontanea dei personaggi che animano la scena è banale e talvolta indecifrabile. Le grandi dimensioni delle immagini, che si sviluppano su lunghezze di metri, restituiscono una composizione dettagliatissima di una serie innumerevole di microcosmi, ciascuno dei quali finito ed esaustivo in sé, nei quali l‘osservatore recupera memorie di esperienze analoghe già vissute in luoghi potenzialmente simili, anche e non necessariamente gli stessi. La molteplicità dei punti focali della scena, l‘apparente casualità compositiva dell‘inquadratura, l‘assenza di un ordine gerarchico tra le figure ritratte e la banalità, quasi stereotipata, dei loro gesti, scatenano la curiosità dell‘osservatore e lo portano a cercare istintivamente dei nessi narrativi tra i soggetti. Ma la sequenza logica sfugge continuamente e rimanda ogni volta a quel disordine, di cui innegabilmente subiamo il fascino e che ci offre l‘occasione, effimera, di ritagliare nella nostra vita uno spazio temporale libero dai condizionamenti economici e sociali. Le foto di Vitali raccontano questo desiderio, bianco e indefinito come nei sogni.

Massimo Vitali was born in Como, in 1944, and lives in Lucca. He studied photography at the London College of Printing. In the ‘60s, following the encounter with Simon Guttmann, founder of the Report agency, he undertook a career as a photo-reporter for Italian and European magazines and agencies. During the ’80 he carried out the activity of film maker for television and advertisements. Since the mid ‘90s he dedicated himself to photography as an artistic research, developed as a tool to portray the world. Known at the international level for his large format coloured images of beaches, discothèques, ski runs, taken from above with large format machinery that portray the human landscape in an “objective” manner and return an original fresco of contemporary reality. Numerous exhibitions and volumes have been dedicated to his work, among which: Beach and Disco, 2000 Landscape with Figures, 2004; Ten Years 1994-2004, 2004. His works are conserved at museums and galleries in Europe and the United States.

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