O.M. Ungers: Progetti Programmatici

Ungers

La mostra Progetti Programmatici è la seconda di tre mostre che gli Archivi Storici del Politecnico di Milano in collaborazione con l'Ungers Archiv für Architekturwissenschaft di Colonia intendono dedicare all'opera architettonica di O.M. Ungers. Il primo appuntamento del ciclo è stata la mostra dal titolo O.M. Ungers: prime case. L'opera architettonica di Oswald Mathias Ungers, aperta da maggio a luglio del 2015, a cui si è accompagnato anche un convegno; l'ultima tappa di questo progetto di ricerca sarà la mostra Progetti per la città prevista per il 2019. Tale progetto si inserisce nell'attività di Archivi Storici che, oltre a promuovere l'acquisizione di nuovi fondi archivistici per ampliare l'offerta di documentazione a disposizione dell'utenza, guarda a una comunità territoriale più ampia al fine di creare relazioni con soggetti diversi da quelli usuali organizzando iniziative volte a incentivare la diffusione e la conoscenza degli archivi. L'importante rapporto che Archivi Storici intrattiene con l'Ungers Archiv di Colonia è di particolare significato nello sviluppo di una rete internazionale di soggetti culturali interessati alla diffusione e valorizzazione della documentazione degli archivi degli architetti, incrementando nuove linee di attività e collaborazioni. Grazie al prestito e all'esposizione di materiali originali (modelli, disegni, fotografie, pubblicazioni e documenti di proprietà della Fondazione Ungers), questo secondo appuntamento ungersiano vuole richiamare l'attenzione su un ulteriore momento della ricerca del grande architetto tedesco, sia a proposito dell'opera architettonica che del suo lavoro teorico, sottolineando l'interesse e la costante attenzione che tale ricerca ha suscitato, nel corso di diversi decenni, anche tra i principali protagonisti del dibattito italiano.
Intorno al 1965 Oswald Mathias Ungers (1926-2007) partecipa a diversi concorsi, proponendo una serie di progetti dal carattere fortemente programmatico. Sono progetti che indagano in modo preciso e consapevole la natura concettuale della forma architettonica, la forma come rappresentazione di un'idea, sviluppando in modo paradigmatico concetti morfologici di base, temi come la trasformazione o l'assemblaggio. Il purismo della rappresentazione grafica di questi progetti sottolinea questo carattere: l'uso dell'assonometria a 45° eseguita con sempre lo stesso tipo di linea supporta, con il suo alto livello di astrazione, la qualità concettuale dei progetti ed evidenzia il carattere delle forme architettoniche come pure composizioni dialettiche di volumi e spazi. Sono progetti che emergono in un momento di transizione, nella fase finale del Movimento moderno, e propongono un nuovo modo di intendere l'architettura. Con la loro attenzione per il luogo e la storia e con la loro poesia razionale, basata su principi come la molteplicità e la metamorfosi sottolineano - contro le logiche della standardizzazione schematica e del funzionalismo riduttivo di questi anni - l'autonomia dell'architettura e il significato della forma, annunciando in questo modo questioni principali del discorso sull'architettura nei seguenti anni, questioni che appaiono per esempio nei testi chiave di Robert Venturi e Aldo Rossi del 1966.
La mostra documenta, attraverso i disegni originali provenienti dall'UAA (Ungers Archiv für Architekturwissenschaft) di Colonia tre opere chiave di questo momento importante della produzione di O.M. Ungers, della sua ricerca morfologica. Rispetto alle opere della fase iniziale - le Prime Case - i Progetti Programmatici - il Studentenwohnheim Enschede del 1964, la Deutsche Botschaft beim Heiligen Stuhl Rom del 1965 e il Museum Preußischer Kulturbesitz Berlin del 1965 - hanno un carattere decisamente diverso: sono caratterizzati da una disciplina formale più precisa e da una tendenza verso la riduzione agli aspetti essenziali. In questi la ricerca progettuale si sposta da una riflessione centrata sui fenomeni di base della forma, a una discussione sul rapporto forma-idea o sulla concettualizzazione dell'architettura. L'enunciato Form als geistiger Gehalt - forma come contenuto spirituale - del 1960 viene precisato e approfondito, in un processo che si concluderà anni dopo con il testo teorico L'architettura come tema.

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