Architettura Invisibile / Invisible Architecture

Architettura Invisibile/ Invisible Architecture, pubblicato da Silvana lo scorso marzo, è un volume nato come catalogo per la mostra omonima, svoltasi lo scorso inverno a Roma presso il Museo Bilotti a Villa Borghese, ma è stato sviluppato ulteriormente per offrire un approfondito e inedito affresco sull’architettura moderna che mette in parallelo due mondi così differenti come quello giapponese e italiano in due precisi contesti storico-culturali, gli anni sessanta e settanta del boom e i duemila della crisi economica e demografica.
Il libro, in doppia lingua (inglese e italiano), è diviso in due parti: la prima è dedicata specificamente alla mostra e ai suoi temi ed è scritta dai tre curatori/autori Rita Elvira Adamo, Cristiano Lippa e Federico Scaroni, mentre la seconda vede importanti autori internazionali e protagonisti dell’architettura dei due periodi storici approfondire alcuni dei temi principali di questo affascinante confronto culturale, storico e architettonico. Nella prima metà, un ottimo apparato iconografico accompagna le ricerche e i progetti dei protagonisti della ricerca sperimentale italiana e giapponese con, da un lato, i gruppi avanguardisti dei Radicali e dei Metabolisti a illustrare gli anni della crescita economica, e dall’altro, una selezione di giovani e promettenti studi sia italiani sia nipponici che offre il loro punto di vista sulle possibilità offerte dalla professione in questi ultimi anni di crisi. Il piano del confronto si svolge, in maniera diretta ma coerente, attraverso la chiave di lettura di tre temi universali per l’architettura e la società: Abitare, Ambiente e Tecnologia. Questa impostazione permette di cogliere in maniera chiara e comprensibile le enormi differenze progettuali e socio-contestuali in cui gli architetti hanno operato. La seconda metà è una raccolta ragionata di brevi saggi, scritti per l’occasione da autori di fama internazionale come Ken Oshima, Julian Worrall, Kaon Ko, Beatrice Lampariello, Gabriele Mastrigli e Yasutaka Tsuji, interviste come quelle a Lapo Binazzi e Sou Fujimoto, brani di protagonisti del periodo come Paolo Riani e Arata Isozaki. Questa seconda sezione, visto l’elevato valore dei documenti e soprattutto la loro assenza dalla mostra, è ciò che rende questo volume diverso e più completo rispetto ad un semplice catalogo e lo propone, in definitiva, anche adatto ad un pubblico più ampio.

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