area 128 | informal community

architect: Jan Kudlicka

location: Rio de Janeiro, Brasil

year: 2010

Autunno 2010, tre mesi di ricerche e studio della più grande favela di Rio de Janeiro hanno delineato i punti cardine del progetto di riqualificazione della Favela Rocinha: la strada da percorrere non era certamente quella della demolizione, dell’isolamento, dell’edificazione di barriere per la realizzazione di una “città nella città”. Rimaneva tuttavia la questione di come preservare l’imponente struttura esistente, costituita da abitazioni costruite direttamente dagli abitanti e di come migliorare le condizioni di vita di questi ultimi, senza ricorrere alla demolizione. La struttura urbanistica della favela è, a tratti, paragonabile a quella di un antico centro storico di una capitale moderna. Dopo il boom industriale del diciannovesimo secolo e, in particolar modo, dopo l’avvento dell’industria automobilistica, ogni città moderna è divenuta, a poco a poco e sfortunatamente, schiava del sistema dei trasporti.
La necessità di avere strade ampie, autostrade, una rete ferroviaria e aeroporti ha mutato definitivamente i rapporti e le modalità di pianificazione urbanistica. Le stesse unità di misura del tempo e della distanza sono cambiate: se in passato infatti, gran parte degli spostamenti quotidiani di un individuo si svolgevano nell’area circostante la propria abitazione, con il diffondersi di diversi mezzi di trasporto tale area è andata espandendosi in modo esponenziale. Come avvenuto in principio con le industrie, quindi con i centri commerciali, anche gli edifici ad uso residenziale e ufficio sono stati nel tempo spostati verso la periferia, ignorando completamente la naturale dimensione umana. L’urbanistica non-unificata e la difficoltà di accesso a queste aree, raggiungibili nella maggior parte dei casi solo via auto, hanno modificato in modo significativo la pianta della città, vi è infatti sempre un muro invisibile tra il centro storico e la periferia.
Le baraccopoli, in generale, potrebbero costituire un esperimento sul come cercare di evitare un’evoluzione della città in tal senso, cercando soluzioni alternative. La struttura urbana dell’insediamento-baraccopoli è l’esempio perfetto di una città medievale, realizzata con standard moderni; è un museo della storia dell’urbanistica da cui trarre insegnamento, da cui imparare nuove modalità di costruzione della città, senza ricorrere a regole ma seguendo le necessità degli abitanti. La favela è un esemplare ben conservato di spazio estremamente funzionale, è “un’isola utopistica” sotto alcuni aspetti, con forti interazioni sociali, in cui suona come strano il termine anonimità. È un organismo auto-sufficiente perfettamente funzionante, difficile da attaccare; non vi è mai nulla di centrale, niente piazza, zona industriale, niente centro commerciale. La città moderna, la nostra, è vulnerabile proprio per la presenza di spazi centralizzati, se uno di tali spazi smettesse di funzionare infatti, la parte più grande dell’organismo, ovvero la città, potrebbe trovarsi in pericolo. La baraccopoli, al contrario, ha una struttura atomica in cui tutte le parti più piccole comunicano l’un l’altra e collaborano; ne consegue che, se una singola unità presenta un problema, potrà essere sostituita da un’altra che gravita nelle vicinanze. La differenza tra città e slum è chiara se si utilizza l’esempio del termitaio: per debellarlo sarà sufficiente eliminare la termite regina e l’intera comunità sarà sconfitta. La riqualificazione si basa pertanto sulla realizzazione di tante piccole piazze, che andranno a riempire le aree vuote della favela Rocinha e in cui si collocheranno negozietti e istituti d’istruzione. La distanza tra le piazze è tale da potersi spostare dall’una all’altra a piedi o in bicicletta, in meno di 5 minuti.
Il progetto prevede anche la realizzazione di una doppia zonizzazione all’interno della favela; il livello strada è destinato ai trasporti, al lavoro, agli affari, e rappresenta la “zona di servizio”.
Gli abitanti della Favela meritano tuttavia anche del tempo libero per riposarsi, per attività ricreative da destinare alla cultura e allo sport.
Ad ospitare la “zona divertimenti” sarà un immenso parco pensile. La differenza di altezza tra le abitazioni crea spazi e ambienti che divengono cinema all’aperto, aree gioco, teatri, giardini urbani e non solo, il tutto utilizzabile quotidianamente, in virtù del clima del paese, che garantisce quasi 365 giorni di bel tempo all’anno. Gli abitanti potranno godere di una meravigliosa vista sul mare e sul panorama montano di Rio. L’ultima parte del progetto prevede una ristrutturazione “tecnica” delle abitazioni esistenti, costruite, per la maggior parte, senza ricorrere all’intervento di professionisti, pertanto pericolose. Per rendere tale fase il più semplice possibile, si procederà con un rafforzamento della struttura esistente in calcestruzzo, con travi in acciaio; la facciata avrà un nuovo rivestimento, che ricorderà le piastrelle utilizzate tradizionalmente nell’architettura brasiliana. La ristrutturazione riguarderà anche gli impianti, che potranno collegarsi a collettori di servizio per l’intera comunità. Favela Rocinha avrà una propria funzionalità, magari diversa da quella di Rio de Janeiro, di cui dovrà tuttavia essere parte e fiera di esserlo, non dovrà isolarsi e diventare “l’isola” non rispettabile, perché molto c’è da imparare dalle favela. A dimostrazione di questo vi sono argomenti inattaccabili, ovvero i risultati di un sondaggio in cui solo il 15% degli abitanti della favela Rocinha si dice non soddisfatto della propria vita nella baraccopoli. Una percentuale nettamente inferiore rispetto a quella ottenuta con lo stesso sondaggio tra gli abitanti di Rio de Janeiro. La gente sta portando avanti i propri affari a Rocinha e anche quando potrebbe già contare su fondi sufficienti per spostarsi a Rio, rimane perché è felice di vivere lì.
Attualmente, quasi ogni abitazione può contare su un accesso a internet, un televisore, uno o più computer; fino a qualche decennio fa solo un pazzo avrebbe acquistato una casa a Rocinha, oggi
i prezzi stanno aumentando, le grandi catene di fast food cominciano ad affiggere le proprie insegne, aprono filiali di note banche. C’è da sperare che questa incredibile struttura urbana non diventi vittima della stessa distruzione che ha interessato molte delle capitali contemporanee.

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