area 108 | Mexico City

location: Mexico City

year: 2004

Alla fine degli anni Novanta, l’espansione delle aree suburbane di Città del Messico sono state contenute attraverso il programma Bando 2, teso a rallentare lo sviluppo urbano in aree prive di infrastrutture e promuovere la riurbanizzazione delle zone centrali, dove quelle esistenti non venivano sfruttate a sufficienza. Alcuni studi di architettura hanno saputo cogliere e rispondere alle esigenze di un mercato ancora inesplorato costituito da giovani professionisti che hanno cominciato ad avvertire il desiderio di vivere una vita cosmopolita dai ritmi cittadini: distanze percorribili a piedi, edifici a destinazione multipla, facile accessibilità. Per una certa categoria di persone oggi la casa dei sogni non è più la villetta in periferia piuttosto il loft dei serial televisivi. Aree quali Colonia Condesa o Colonia Roma si sono a poco a poco trasformate in nuove aree residenziali di tendenza. La periferia, un tempo idealizzata, ha cominciato la sua fase di declino e le periferie urbane attrezzate con spazi ricreativi pubblici hanno perso il loro fascino. In quanto piccolo studio di recente fondazione, ci siamo accorti che i nuovi spazi che cominciavano ad essere disponibili in periferia potevano costituire una grande opportunità e una valida alternativa agli ampi uffici in centro, per i quali la concorrenza era, e continua ad essere, spietata. Questa casa/studio si trova in periferia, su un terreno inclinato, nei pressi della vecchia strada che conduceva a Cuernavaca, meta di brevi vacanze e villeggiatura per gli abitanti della capitale. Nelle vicinanze alcuni ristorantini e belvedere fungono da punti di ritrovo e attrazioni notturne per giovani e coppie. Una giovane coppia non avrebbe mai potuto permettersi una casa ”fatta su misura”. Invece, siamo riusciti a progettare un edificio in blocchi di calcestruzzo misto a cenere di carbone che rispondesse alle esigenze specificate, e ad un costo inferiore a $20.000. Generalmente questo tipo di materiale è associato ai quartieri più degradati di Città del Messico, ma per noi si è sempre trattato di un materiale interessante. Il progetto consiste in un cubo a doppio volume che poggia su quattro pilastri di 3,6 m ciascuno e dà vita ad uno spazio abitativo unico che si affaccia sul paesaggio urbano grazie ad una finestra continua di grandi dimensioni. In un certo senso, il progetto si trasforma in un oggetto voyeuristico e al tempo stesso introverso che somiglia ad un‘automobile parcheggiata da cui si possono ammirare le luci della città al crepuscolo.

Alejandro Alarcón and Frida Escobedo founded Perro Rojo in 2003. Their work has dealt, almost coincidentally, with the reactivation of urban and touristic areas considered as residual or decaying by making small, punctual actions that range from housing projects, community centers, to hotels and galleries. Over the years, they developed a particular interest in what makes a place desirable or decadent, the way formal and informal power changes the configuration of city and the close relation they have with some hopes, desires or wishes that lie in the Mexican collective imaginary.  Their work has been published nationally and internationally, and they were recently selected to participate in the Emerging Mexican Architecture Itinerant Exhibition to be presented in Colombia, Argentina and México. Currently their piece Caja Gris is exhibited in FONCA.

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