area 129 | urban architecture

architect: Franz Prati and Una2

location: Genoa, Italy

year: 2011

La Casa della Giovane, il recente progetto genovese di Franz Prati e Una2, è un esempio di edifico costruito nel tessuto della città compatta, luogo più solido della composizione urbana, dove dopo l‘urgente epoca delle ricostruzioni post-belliche pochissimo si è progettato. Questa piccola architettura per esprimersi non utilizza artifici metaforici (quelli per effetto delle quali il carattere dell‘architettura non viene derivato dall‘esperienza diretta e singolare delle architetture, ma proposto in partenza come categoria commerciale di appartenenza), ma trae le ragioni dal luogo in cui sorge, tra gli edifici addossati al perimetro delle scomparse mura del Barbarossa, presidio medioevale. Ciò che le serve se lo prende dallo splendore miserabile di via del Campo, dalla città monolito di pietra grigia che, come scriveva Guido Piovene nella tappa genovese del suo Viaggio in Italia, “più che portare i segni delle trasformazioni li nasconde con avarizia“. Il lavoro di Prati e di Una2 tenendo compiutamente conto della complessità storica del luogo sembra in grado di non sottrarre nulla alla città. L‘intero edificio si presenta come un dispositivo adatto a catturare il riverbero del sole e ad aggiungere vertigine alla pressione dei vicoli stretti, componendosi con la geometria variabile della rovina. Materia e memoria si propongono come elementi di un‘opera collettiva composta dalla facciata nuova e dagli antichi (vicinissimi) palazzi circostanti. Inoltre, nei propri materiali compositi, l‘edificio diventa esso stesso riassunto della città, allegoria di Genova delle case alte, delle pietre e degli intonaci gonfi di umidità.
Collocato a pochi passi dalla Ripa Maris, il progetto è stato realizzato dal Comune nell‘ambito del Contratto di Quartiere, programma di recupero urbano promosso dal Ministero per interventi di sperimentazione edilizia residenziale pubblica compiuti col dichiarato obiettivo di fornire risposte di carattere non solo quantitativo, ma anche qualitativo. Il programma prefigurava una riqualificazione in grado, mediante un‘articolata serie di opere, di condurre sostanziali miglioramenti nella porzione
di tessuto storico nota come Ghetto (da una probabile presenza storica, oggi scomparsa, di comunità ebraica). In questo quadro, era previsto l‘inserimento nella sede della Casa della Giovane, edificio voluto dalla curia genovese a metà del Novecento, di una residenza sociale specialistica per giovani donne capace di quarantaquattro posti letto.
Secondo le indicazioni degli strumenti urbanistici, inoltre, l‘edificio doveva essere ridotto nella parte frontale su via delle Fontane per permettere di migliorare l‘illuminazione naturale e la ventilazione della retrostante piazzetta. Così il progetto si è concentrato nel ridisegno del prospetto collocato nella palazzata lungo l‘andamento delle scomparse mura, dove ha trovato, allineati e nell‘ordine, il fronte laterale del tardo-rinascimentale palazzo Belimbau, un prospetto vetrato che da alcuni decenni nasconde la chiesa romanica di Santa Sabina, la facciata del seicentesco oratorio dell‘Arciconfraternita della Morte e Orazione, il cinquecentesco palazzo Rebuffo (ricomposto nel 1779 da Gio Battista Pellegrini), la medioevale porta di santa Fede o dei Vacca. Nella nuova Casa della Giovane gli elementi costitutivi del prospetto sono altrettanti contenitori dei sistemi di risalita: il vano scala principale, l‘ascensore e la scala
di emergenza. È in coincidenza di quest‘ultima che il progetto propone la sua invenzione migliore, una rivestimento in lastre di piombo (posate, si direbbe, alla francese) che è, insieme, copertura e prospetto.

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