area 127 | identity of the landscape

architect: Tomas Garcia Piriz (CUAC.arquitectura) + Jose Luís Múñoz Múñoz

location: Loja, Granada, Spain

year: 2011

L’edificio, che sorge alla periferia della città di Loja, in un contesto agricolo-rurale, confina con un bellissimo terreno coltivato, servito da un canale d’irrigazione e con un’area verdeggiante.
Il progetto è perfettamente funzionale alla nuova campagna di sensibilizzazione in atto, che mira al raggiungimento di una maggior consapevolezza, alla tutela e alla diffusione dei valori “agricoli” della città di Loja.
Il progetto prevede due aree con funzioni diverse, uffici e laboratori; da una parte si concentreranno gli ambienti adibiti alla reception, gli spazi espositivi, le sale conferenze, lettura e gli spazi lavoro; l’altra parte è destinata alle attività di formazione per agricoltori e per studenti delle scuole superiori; inoltre sono ospitati in questi spazi gli ambienti per la ricerca, destinati ai ricercatori e agli operatori.
Nell’area principale, in cui si collocano i laboratori, un’ampia zona è destinata alla cura dei semi tipici della regione. Il Bio Diversity Centre si occupa di coltivazione. Il progetto cerca di rendere la propria presenza il meno evidente possibile, cercando di apparire naturale, proprio come ciò che lo circonda, aprendosi verso l’esterno e inglobando la corte aperta di una vecchia abitazione, su cui sorge un antico albero.
L’edificio non nasce come conseguenza diretta di un determinato programma, il progetto, in questo caso, vuole essere parte integrante del paesaggio spettacolare che lo circonda; per tale motivo cerca un dialogo con gli elementi pre-esistenti, le rovine, l’albero e la conformazione stessa del terreno divengono materiali per la costruzione.
Le vecchie rovine rappresentano le orme che il nuovo progetto dovrà calcare, ridisegnando il passato all’ombra dell’albero; un albero enorme, di cinquant’anni, uno dei veri protagonisti dell’intervento. Il progetto lo racchiude in un abbraccio, lo rende punto di riferimento interno,
ne valorizza la presenza nel contesto paesaggistico, grazie al contrasto con il bianco dell’edificio. La posizione dell’architettura valorizza altresì la macchia verdeggiante che si affaccia sul fiume e corre lungo le facciate principali dell’edificio. La conformazione “difficile” del terreno, con la presenza di dislivelli che raggiungono i 5 metri, viene affrontata con l’inserimento dell’edificio stesso, che funge da raccordo tra i tre livelli del terreno.
L’ingresso all’area coltivata e agli edifici è unico, essendo unico il punto di accesso. Gli elementi circostanti, il torrente, la vegetazione sulla riva, le fattorie presenti nella zona entrano nell’edificio sotto forma di paesaggio, grazie alla geometria dell’architettura, alle tante superfici, ai materiali utilizzati e alle angolazioni del riflesso.
Ecco una nuova architettura che nasce sulle orme di vecchie rovine e all’ombra di un albero; una costruzione che scompare, riflettendo il paesaggio che la circonda e la compenetra.

 

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